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Al museo Hymer di Bad Waldsee: un viaggio nella storia di camper e caravan
Dai primi veicoli ricreazionali alle caravan e ai camper che hanno segnato un’epoca: il nostro inviato Cesare ci accompagna tra i mezzi storici dell’Erwin Hymer Museum.
Questo articolo fa parte del racconto in sei puntate di Cesare, inviato di Vacanzelandia al Caravan Salon 2026. Nel suo Tendalino di Cesare ci porta tra idee, mezzi e modi diversi di vivere il turismo all’aria aperta.
Agosto 2026
C’è un museo in Germania completamente dedicato alla storia dei veicoli ricreazionali, lo sapevate? Ci sono stato e ve ne parlo volentieri.
Come vi avevo anticipato, nel percorso da casa a Düsseldorf sono riuscito ad inserire la visita a un sito che desideravo vedere da tempo: il museo Hymer a Bad Waldsee (https://www.erwin-hymer-museum.de).
Arrivando sul posto verso le 16 ho ancora un paio d’ore per la visita che in effetti ne richiede circa un’ora e mezza. Il parcheggio è ampio e vi è la possibilità di sostare visto che ovviamente sono previsti degli stalli per camper nei quali anche io, con la mia microcaravan, riesco a stare.
Il museo, per gli appassionati come me, è davvero una delizia: sono esposti modelli di veicoli ricreazionali in ordine cronologico fin dagli albori dell’abitar viaggiando. I modelli più antichi sono ovviamente caravan, ma è presente anche un camper inglese del 1930 su meccanica Morris. Stupisce vedere come i nostri bisnonni riuscivano a mantenere leggeri i mezzi, poi affascinano le soluzioni tecniche e d’arredo che davvero dovrebbero essere rispolverate per i mezzi odierni.
Quello che invece difettava era sicuramente la coibentazione, visto che la maggior parte delle pareti era di semplice compensato di legno, però si vedono i primi modelli di stufe a gas, progenitrici di quelle odierne. Le ambientazioni del museo sono molto curate e chiaramente la parte del leone la fanno i modelli tedeschi, svariati olandesi, qualche inglese, una Airstream americana e un paio di modelli italiani: la famosa caravan Laika a cannocchiale e un mansardato Arca. Peccato non vedere altri modelli di altissimo valore storico come le Laverda serie Blu o i vari camper su meccanica Fiat 238 o 242 (penso in particolare alla produzione Ruggeri).
Chiude la visita il classico Shop dove si possono acquistare libri (in tedesco) e altri gadget e giochi. Sicuramente una visita all’altezza delle mie aspettative - che erano molto alte, vi assicuro!
[All'interno ho scattato tante foto che purtroppo non posso mettere a disposizione in questo articolo in quanto " Photography is permitted for private use only."...Pazienza! Vi invito a vedere con i vostri occhi questo splendido ed unico museo]
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Caravan Salon 2026: considerazioni conclusive
Tra mezzi sempre più costosi e giovani che cercano soluzioni essenziali, il nostro inviato Cesare si chiede se l’industria stia ancora ascoltando chi vuole viaggiare all’aria aperta.
Questo articolo fa parte del racconto in sei puntate di Cesare, inviato di Vacanzelandia al Caravan Salon 2026. Nel suo Tendalino di Cesare ci porta tra idee, mezzi e modi diversi di vivere il turismo all’aria aperta.
Agosto 2026
Se alcuni passaggi del resoconto precedente vi hanno fatto arrabbiare, vi consiglio di evitare la lettura di quanto segue.
Avessi avuto la possibilità da passare più giorni in fiera, forse avrei una visione più meditata ed oggettiva di quello che gira intorno alla nostra comune passione; purtroppo devo prendermi il rischio della cantonata quindi prendete le considerazioni che seguono per quello che valgono.
Il popolo del plein air si sta spaccando in due: da una parte i “maturi”, diciamo dai 40 anni in su, che vivono ancora nella concezione - o illusione - che un bel mezzo, comodo, moderno, magari invidiato da altri e comunque corredato da tutte le chicche che l’industria può concepire, sia il prerequisito per vivere in modo appagante la passione per il plein air. Siamo (ho 60 anni anch’io) cresciuti spesso nei campeggi con i nostri genitori, abbiamo visto la “evoluzione” dei mezzi e il marketing ci ha sempre tentato con qualche novità talvolta di sostanza ma spesso di facciata. Passiamo di fronte ad un camion overland colmi di stupore e ammirazione, siamo attratti dal padiglione delle case di lusso su ruote, con il loro corollario di Ferrari da diporto contenute nel garage sottostante, restiamo a bocca aperta di fronte a un super camper che offre una terrazza con vista sulla cabina di guida.
Poi ci sono “loro”, la generazione dei ventenni e trentenni, che di grana ne alzano poca e quella che alzano la devono investire con oculatezza perché gli abbiamo già detto che la pensione, per chi la raggiungerà, sarà più simile ad un assegno di povertà e che quindi devono investire i loro soldi in qualcosa di concreto; questi guardano le tende da tetto, le soluzioni per dormire in auto, fanno spesa di accessori al Decathlon (che infatti era presente) o su Amazon e Aliexpress, vogliono allestirsi un van in un vecchio furgone magari “stealth” (ovvero mimetizzato da furgone normale) senza sapere che non si può fare, non gliene frega nulla delle marche blasonate ma vogliono avere con sé il materiale per le loro passioni (nautica, escursionismo ecc) perché concepiscono il plein air come una base concreta ed economica per fare quello che a loro piace fare. Che non è stare in poltrona sotto il tendalino a vedere se tutti guardano il mio nuovo camper (o caravan).
Io ho visto queste due tendenze, non so voi
Ho visto anche scritto ovunque “ABENTEUER” (avventura) e ho visto tante ambientazioni “avventurose”: deserti sahariani, selve tropicali, distese polari ghiacciate … poi mi vengono in mente i tristissimi parcheggi camper asfaltati, dove ci si pesta i piedi l’un l’altro o i campeggi con le piazzole nelle quali non sta più nemmeno un passeggino, figuratevi l’auto. Verrebbe da dire: “Abenteuer de ché?” Signori, già ci fate pagare una follia delle cose mal pensate e peggio costruite, almeno non prendeteci per i fondelli. Mi ricordo anni fa, una persona acquistò una versione “offroad” di una nota piccola caravan perché voleva andare a visitare la Siberia: non so neppure se arrivò a Mosca, la roulotte si distrusse letteralmente con le strade - non piste - dissestate che avevano là; risposta della casa costruttrice: “ma si tratta di una caratterizzazione estetica, non di un mezzo fuoristrada”.
Ho visto pure un’area esterna con seminari programmati dedicati ai “SELBSTAUSBAUER”, ovvero ai trappoloni del fai da te (come me): oltre a questo, molti accessoristi avevano il banner “Selbstausbauer willkommen”, quindi benvenuti gli autoallestitori. Questo conferma quanto scritto prima, ma vi immaginate la stessa cosa da noi in Italia? Guai al mondo! Va bene, andremo in Germania ad arrangiarci, peccato perché questa era una specialità più italiana della Carbonara ma pazienza.
Insomma un po’ tutto questo ho visto al Caravan Salon, luogo di evidenti contraddizioni e vetrina commerciale di un settore che sembra ancora non accorgersi dell’incombere di un periodo di vacche magre o, forse, che cerca di mungere quelle disponibili prima che si secchino. Che contrasto con la progettualità che ha caratterizzato gli anni ruggenti del plein air, quelli in mostra presso il Museo Hymer!
Alla prossima - e ultima - sezione.
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Accessori al Caravan Salon 2026: le tendenze e i desideri degli utilizzatori
Dietro portabici, automatismi, toilette alternative e climatizzatori ci sono esigenze concrete, abitudini che cambiano e qualche acquisto su cui Cesare ci invita a riflettere.
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Agosto 2026
Come in ogni fiera, anche qui abbonda la proposta di accessori che hanno il grande pregio di darci indicazioni sulle tendenza e i desideri degli utilizzatori.
In un certo senso, gli accessori guidano i costruttori nel capire le reali esigenze del mercato. Affermazione forte, cerco di spiegarvi il perché mi sento di farla. Quando si compra un mezzo, di qualsiasi tipo dalla tenda al mega-motorhome, si proiettano nell’acquisto i propri desideri e le proprie aspettative di utilizzo; molto spesso però questa proiezione si rivela abbastanza idealistica quindi poi nell’uso reale si è costretti ad ammettere che non s’è centrato l’obiettivo al 100%, ma manca “qualcosa”. Ecco che in questo varco tra “questa è la scelta giusta per me” e “però manca qualcosa” si vanno ad inserire gli accessori che aiutano a coprire almeno in parte l’errore di valutazione che abbiamo inevitabilmente compiuto.
Vediamo di seguito le proposte e cerchiamo di capire le esigenze che emergono.
Ovviamente ci sono, come a Parma, i negozi che offrono tantissimi prodotti generici che sono ormai più o meno gli stessi ovunque; una differenza grossa con l’Italia è la preferenza dei cataloghi cartacei che sono vere e proprie enciclopedie dell’accessorio, mentre da noi si va più spesso on-line dove anche per il negozio risulta più economico e flessibile calibrare l’offerta. Comunque la presenza del negozio in fiera è una tentazione irresistibile a comprare quel ninnolo semi-inutile o, a volte, quell’articolo che on-line non ci convinceva e invece all’analisi diretta ci sembra solido e ben fatto.
Quello che continua a stupirmi ogni volta è la presenza sterminata di poltrone, seggiole e tavolini: se ci sono significa che la gente li vuole, ma quanti tavolini avete a casa vostra? Perché solitamente durano più di un anno … (e qui mia moglie ride perché anch’io ne posseggo diversi).
Grande interesse riscuotono portabici e portamoto e questo ci dà l’evidenza di quello che vediamo anche su strada: all’ingrandirsi dei mezzi motorizzati corrisponde l’impossibilità ad avvicinarsi alle mete da visitare ed ecco che, mancando l’auto, prima si cerca la bici, poi la pedalata assistita e, infine, si carica uno scooter o una piccola moto. L’ho fatta semplice, lo so, ma se andiamo alla tendenza e non al caso singolo direi che la generalizzazione ci sta.
Sempre per effetto della crescita dimensionale dei mezzi (qui anche le caravan) e della crescita dell’età media degli utilizzatori, ci sono numerose proposte di automatismi come i mover per le caravan o gli stabilizzatori elettroattuati o oleodinamici per mettere i motorizzati in piano senza sforzo.
Altro filone classico sono le antenne e i televisori a cui si aggiungono antenne wifi e starlink: ecco, qui mi trovo un po’ in difficoltà a commentare una tendenza che francamente non capisco. Continuiamo a menarcela con la storia della vita all’aria aperta e i paesaggi e l’ecosostenibilità e poi non possiamo rinunciare a un periodo senza la serie TV, il film o la partita di calcio? Beh, tempo fa Arbore a proposito di una birra diceva “meditate gente, meditate”.
Ci sono tantissime altre proposte, ovviamente, che qui non stiamo a commentare perché il nostro mondo è pressoché infinito, dalle lucine e lucette ai pannelli fotovoltaici e batterie, ai rubinetti e chi più ne ha più ne metta.
Mi preme invece parlarvi di toilette. Speravate meglio, immagino. Nel campo delle toilette da tempo si vedono proposte volte a passare dal WC chimico a quello compostabile, con idee a volte semplici, a volte abbastanza complesse. Quello che fa impressione è la quantità di proposte tanto che alcuni giganti del settore come Dometic o Thetford offrono ora la loro soluzione, con anche la possibilità di installare dei retrofit sui dispositivi presenti sui mezzi attuali. Per quanto riguarda l’uso dei sacchetti per il solido, tipo cane per intenderci, non è particolarmente difficile da affrontare sia per costi che per stoccaggio: rimane da vedere quanto i residenti di una zona ameranno i camperisti se questo sistema prende piede. Per l’uso con agenti tipo segatura di cocco e simili, sicuramente la scelta più raffinata, immagino che lo stoccaggio dei pani di truciolo e il loro costo possano incidere abbastanza in un contesto come quello del veicolo ricreazionale, con spazi e pesi contingentati. Infine un cenno ai “porta-potti” tipo compostabile; a parte la costruzione, così semplice da poter tranquillamente essere fatta a livello di bricolage, i costi sono decisamente esorbitanti: ho visto dei cubetti di plastica riciclata proposti a 1000 euro! Evidentemente per essere ecologisti bisogna anche essere super-ricchi.
Ultima nota, segno dei tempi e del riscaldamento globale, aumenta l’offerta di condizionatori: ci sono sempre stati ma erano un po’ una cosa d’elite mentre adesso mi è sembrato si stia andando verso una democratizzazione del fenomeno, anche grazie a unità più dedicate alla sosta e quindi anche alle caravan, con split invece che con le pregiate ma costose unità compatte montate fino a ieri prevalentemente sui motorizzati.
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Il trionfo della “tela” al Caravan Salon 2026: il campeggio riscopre le tende

Dalle tende da tetto ai carrelli tenda, fino alle verande per van e camper: il nostro inviato Cesare esplora un mondo che credeva appartenesse al passato e che oggi è più vivo che mai.
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Agosto 2026
Bambino nei campeggi anni ‘70, non avrei mai pensato di vedere risorgere il mondo della “tela”. Tende da tetto, carrelli tenda, verande: i prezzi salgono alle stelle, uno si fa due conti ed ecco che miracolosamente si riscoprono cose che si credevano morte e sepolte.
Tende da tetto e carrelli tenda
Perché li unisco? Il motivo è l’ibridazione che si va creando tra i due mondi: in un contesto nel quale molto spesso le automobili hanno un gancio a prescindere, come capita dal Brennero in su, sempre di più c’è chi sceglie di avere la tenda da tetto montata su un carrello.
Personalmente condivido questa visione perché io stesso ho viaggiato per diversi anni con questa soluzione e la trovo molto intelligente: con un’auto anche utilitaria posso portare parecchia attrezzatura sfruttando il carrello, posso evitare di chiamare a raccolta qualche amico per montare e smontare la tenda sul tetto, posso usare l’auto mentre il carrello sta in campeggio (magari con una veranda collegata) posso mettere una seconda tenda sul tetto e quindi avere più posti letto se la famiglia è numerosa, infine posso smontare la tenda e usare il carrello per trasporti “eccezionali”. Per contro mi mancherà la libertà di fermarmi dove voglio aprendo la tenda in “libera”, cosa che comunque vedo fare molto poco.
Ovviamente rimane presente la proposta dei carrelli tenda classici, a volte anche con soluzioni che arrivano tranquillamente a costare più di una roulotte entry-level: in questo senso Opus, Holtkamper, Combi-camp (Isabella) e alcuni modelli di Campwerke giocano sullo spazio disponibile, la velocità di apertura, la qualità dei materiali, lo “spirito del campeggio”.
Simile nel concetto alla tenda montata sul carrello, abbiamo visto diverse proposte di tende montate su pickup, anzi tende montate su tende alloggiate nel cassone del pickup. Sicuramente sono prodotti di nicchia (e costosi) ma costituiscono un’alternativa alle classiche cellule scarrabili che sono più protettive e confortevoli, ma alzano anche tanto il baricentro del mezzo e, in certi contesti off-road, potrebbero inficiare la stabilità del mezzo.
Sul fronte delle tende da tetto ormai il mercato è esploso e si trova di tutto: dai marchi appena nati a quelli consolidati arrivando a quelli che fino a ieri non ci avrebbero mai pensato (Thule, Berger, Decathlon per fare giusto tre esempi), i quali si lanciano in proposte, a volte importando sotto loro nome prodotti da oltreoceano, altre con sviluppo di prodotti originali. Per dare una misura del fenomeno, considerate che in fiera si vedono tende da tetto quasi ovunque e gli viene dedicato un padiglione, anche se non grandissimo; d’altronde sia viaggiando per le strade, sia nei campeggi se ne vedono tantissime e – udite udite! - stanno riportando i giovani ad apprezzare questo tipo di vacanza.
Dal punto di vista costruttivo, volendo raggruppare le tipologie abbiamo: tende con apertura a libro, tende con gusci rigidi e modelli ibridi che prevedono gusci più piccoli ed estensioni in tela.
Idee veramente nuove non ce ne sono, a parte alcune proposte che mirano a ridurre alcuni dei limiti propri di questo tipo di soluzione. Thule, già da qualche anno, propone una tenda da … gancio, ovvero una struttura molto simile alla tenda da tetto ma contenuta in un involucro con un telaio che si collega a sbalzo al gancio di traino: per capirci immaginatevi una tenda contenuta in un involucro solidale con un portabici.
Un’altra proposta viene da Groenberg che ha creato una strana tenda che unisce l’igloo classico con paleria in vetroresina con la tecnologia del materassino gonfiato ad alta pressione: il risultato non è dei più estetici ma il peso di questo modello è di 12 kg, contro i soliti 50 almeno, inoltre il tutto sta in un borsone che non ingombrerà in garage ma neppure sul tetto dell’auto durante il viaggio, consentendo un consistente risparmio di carburante e una velocità di spostamento più alta.
Si vedono anche tende predisposte con una botola a pavimento, in modo da poter essere montate su furgoni e furgonette camperizzate dotate di un oblò a passo d’uomo: in questo caso ci può essere una struttura di raccordo tra tetto e tenda che fa sembrare l’insieme come un tetto sollevabile classico.
A questo proposito dispiace un po’ vedere che chi la tenda da tetto l’ha inventata e portata al top, l’italiana Autohome, che fa prodotti di ottima qualità (ne ho possedute 3 e lo posso testimoniare in prima persona) sembra rimanere un po’ al palo sull’innovazione, lasciano spazio ad una concorrenza molto agguerrita: vi garantisco che in quasi ogni stand sono stato fermato dal personale che mi ha voluto mostrare la bontà dei loro prodotti, cosa che non è avvenuta per il marchio italiano.
Prezzi? Variano, a seconda dei materiali, della tipologia, della complessità e anche del brand, da poco meno di 1000 € in su.
Le verande e le tende
Le tende tradizionali normalmente non hanno spazio nelle fiere perché troppo grandi per i costi degli spazi espositivi; ciononostante, qualche esemplare era presente a livello di tende residenziali ma niente di che.
Concentrandosi quindi sulle verande, ampiamente rappresentate in fiera, abbiamo la tipologia di veranda da caravan o da camper, espresse nelle varie altezze di accoppiamento (basso fino a 2 metri, alto oltre i 2 metri e mezzo e intermedio); per i materiali della struttura abbiamo tubi metallici, pali di vetroresina o tubolari pneumatici, mentre i materiali della tela variano sostanzialmente da policotone a nylon impermeabilizzato (in realtà tecnicamente le varietà sono tantissime ma sfuggono ai non specialisti come me).
Sulle verande da caravan, che siano di tipo tradizionale o meno, non c’è tanto da dire: le marche esposte sono molto ben conosciute, ognuna con le proprie particolarità, caratteristiche, livello di qualità e, conseguentemente, di prezzo. Qui quello che fa impressione è quante ne siano esposte!
Quello che si vede invece crescere è l’offerta di verande per motorizzati: quelle per mezzi con cellula sono di fatto soluzioni simili alla veranda da caravan, in quanto sempre più spesso il mansardato o il motorhome per le ferie “lunghe” arriva ad essere utilizzato come la caravan fissa per qualche settimana in campeggio. Al contrario, l’offerta rivolta ai furgonati o van è costituita da verande veloci da allestire e spesso autoportanti; inoltre è esplosa la proposta di verande da portellone, ovvero concepite per estendere la sfruttabilità della parte posteriore dei van oppure per offrire uno spazio vivibile a chi converte l’auto in letto: addirittura anche le case automobilistiche le propongono, vedi per esempio Dacia.
Sul versante dei tendalini automatici si vanno consolidando le offerte di accessori per trasformare il tendalino in veranda chiusa, quindi nessuna grande novità. Si iniziano a vedere invece una certa quantità di tendalini automatici da usare su fuoristrada, SUV e van: si tratta di modelli ispirati a quanto già visto da un po’ di tempo su mezzi nordamericani o australiani, e spesso si accompagna nella proposta a tende da tetto e/o micro-camperizzazioni dell’abitacolo.
Per concludere l’argomento “tela”, non si può non commentare la strabordante diffusione della paleria in tubolari pneumatici: non so quanti vantaggi reali porti questo cambiamento, sicuramente porta ad un aumento medio del prezzo tra 200 e 300 euro in più su prodotti che magari costano di base 300 euro. Per capirci meglio: veranda autoportante con pali in fibra di vetro 300 euro, con struttura pneumatica 500 euro. Lo stesso prodotto. Boh, ragioniamoci magari un po’ sopra a queste cose.
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Ritorno al Caravan-Salon: la sosta al Caravan Center
Tra caravan e camper, servizi e incontri: il nostro inviato Cesare racconta la vita al Caravan Center, consigli pratici e impressioni personali.
Questo articolo fa parte del racconto in sei puntate di Cesare, inviato di Vacanzelandia al Caravan Salon 2026. Nel suo Tendalino di Cesare ci porta tra idee, mezzi e modi diversi di vivere il turismo all’aria aperta.
Agosto 2026
Se non siete mai stati al Caravan Salon, non perdetevi il soggiorno al Caravan Center: non è il solito parcheggio della fiera, ma una mega-area di sosta! Vi racconto un po’ com’è.
Il viaggio
Per arrivare da casa mia a Düsseldorf sono circa 1100 km: non è ragionevole affrontare il viaggio in una sola tratta giornaliera, sia che sia abbia una caravan al seguito che per legge deve andare alla velocità dei camion, sia che si abbia un’automobile che può correre in autostrada (finché non trova le immancabili code - “stau” - tedesche). Non è che non si possa tecnicamente fare, ma la stanchezza espone se stessi e gli altri ad altissimi rischi, poi che senso ha arrivare demoliti alla fiera? Non siamo qui per piacere?
Ho deciso quindi di concedermi una chicca, che inseguo da tempo: il museo Hymer a Bad Waldsee, la cui ricchezza richiede una trattazione a parte che vi farò in conclusione di questo reportage.
Partendo alle 7 da casa, nonostante il traffico scorrevole ma lentissimo, raggiungo il museo verso le 16, in tempo per la visita, quindi riparto per guadagnare qualche chilometro verso Düsseldorf e trovo, per puro caso, un bel campeggio economico immerso nella natura a poca distanza dall’autostrada: questa notte la batteria potrà stare in carica, visto che temo di dover affrontare diversi giorni di “libera” e non ho un pannello solare, quindi il frigo potrebbe arrivare a consumarla tutta.
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Il Caravan Center
Non è la prima volta che frequento il Caravan Center e tutte le volte si tratta di un’esperienza particolare: un po’ sosta libera, un po’ organizzata, un po’ parcheggio, un po’ raduno: nulla a che vedere con il piazzale cementato di Parma (anche qui ce n’è uno ma piccolo), perché la socialità è la stessa, forse un po’ meno, ma l’ambiente è molto più rilassato grazie al verde, alla presenza di alberi, alla possibilità di “fare il kilo” davanti al proprio mezzo in pieno relax.
Costa tanto, ma proprio tanto e va prenotato mesi prima e in cambio come struttura offre poco: elettricità in qualche stallo, WC disponibili in qualche punto oltre che nell’area d’ingresso, dove invece potrete trovare anche le docce ma considerate che potreste trovarvi a centinaia di metri da questi servizi, quindi non aspettatevi un campeggio o un’area di sosta. Ciononostante consiglio vivamente di preferire il Caravan Center ad uno dei campeggi della zona perché il clima che si respira è davvero unico. Se avete un camper o una caravan attrezzata come la mia non soffrirete comunque, visto che le batterie e i serbatoi permettono tranquillamente di gestirsi. Abbastanza fastidioso il decollo dei voli dall’aeroporto che è praticamente contiguo, ma poi verso le 22 cessa riprendendo soltanto all’alba.
Nello specifico del mio viaggio, per puro caso mi sono trovato di fianco ad una colonnina di corrente seminascosta e mi sono allacciato alla rete, quindi tutte le paturnie che mi ero fatto sono risultate infondate.
Il Caravan Center è servito da autobus che portano direttamente alla fiera e, volendo, dalla fiera si può raggiungere il centro di Düsseldorf in tram; idealmente, se uno avesse tempo, si potrebbe visitare la fiera, il giorno dopo andare in centro (o a Colonia), quello successivo fare il secondo giorno di fiera in modo molto più rilassato perché come sapete la visita richiede almeno due giorni.
Quello che colpisce chi viene per la prima volta è l’arrivo incessante di mezzi: una processione continua, soprattutto verso sera. L’area riservata agli operatori di settore pullula di mezzi nuovissimi e costosissimi: se siete appassionati dei grandi mezzi tipo Morelo o simili, qui ne troverete quantità industriali. Se invece volete vedere la varietà delle soluzioni, girate nell’area dei visitatori “standard”. Per gli appassionati di caravan o di soluzioni alternative: ce ne sono, ma sicuramente poca roba poiché il mondo - si sa - è dei motorizzati, noi siamo un po’ fuori dai giochi.
DISCLAIMER - la mia visione della fiera
Occorre fare una premessa: quando si visita un salone di questa dimensione, se si vuole trattare di tutto ciò che si trova occorre rimanere per ben più di due giorni. Quello che vi propongo è frutto delle mie scelte, così come le considerazioni che esprimerò sono in tutto soltanto mie e non coinvolgono né esprimono le posizioni di Vacanzelandia. Quello che mi lega a Marzia e Lorenzo è un’amicizia di lunga data e gli sono riconoscente della possibilità che mi hanno dato di essere qui come loro “inviato”, ma non hanno mai suggerito o imposto una linea editoriale, lasciandomi libero di esprimermi. Chiaramente questo significa anche che potremmo non vedere le cose nello stesso modo, quindi siete avvertiti: questo è il Caravan Salon secondo Cesare, punto.
Allora qual è la chiave di lettura che ho dato alla mia visita? Nei 14 (quattordici) padiglioni espositivi, ho completamente tralasciato tutti i modelli di motorizzato più “standard” che potrete tranquillamente vedere a Parma; alla fine, nelle conclusioni, troverete qualche considerazione di massima ma nessun focus particolare.
Detto questo, partiamo.
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