Caravan Salon 2026: considerazioni conclusive
Tra mezzi sempre più costosi e giovani che cercano soluzioni essenziali, il nostro inviato Cesare si chiede se l’industria stia ancora ascoltando chi vuole viaggiare all’aria aperta.
Questo articolo fa parte del racconto in sei puntate di Cesare, inviato di Vacanzelandia al Caravan Salon 2026. Nel suo Tendalino di Cesare ci porta tra idee, mezzi e modi diversi di vivere il turismo all’aria aperta.
Agosto 2026
Se alcuni passaggi del resoconto precedente vi hanno fatto arrabbiare, vi consiglio di evitare la lettura di quanto segue.
Avessi avuto la possibilità da passare più giorni in fiera, forse avrei una visione più meditata ed oggettiva di quello che gira intorno alla nostra comune passione; purtroppo devo prendermi il rischio della cantonata quindi prendete le considerazioni che seguono per quello che valgono.
Il popolo del plein air si sta spaccando in due: da una parte i “maturi”, diciamo dai 40 anni in su, che vivono ancora nella concezione - o illusione - che un bel mezzo, comodo, moderno, magari invidiato da altri e comunque corredato da tutte le chicche che l’industria può concepire, sia il prerequisito per vivere in modo appagante la passione per il plein air. Siamo (ho 60 anni anch’io) cresciuti spesso nei campeggi con i nostri genitori, abbiamo visto la “evoluzione” dei mezzi e il marketing ci ha sempre tentato con qualche novità talvolta di sostanza ma spesso di facciata. Passiamo di fronte ad un camion overland colmi di stupore e ammirazione, siamo attratti dal padiglione delle case di lusso su ruote, con il loro corollario di Ferrari da diporto contenute nel garage sottostante, restiamo a bocca aperta di fronte a un super camper che offre una terrazza con vista sulla cabina di guida.
Poi ci sono “loro”, la generazione dei ventenni e trentenni, che di grana ne alzano poca e quella che alzano la devono investire con oculatezza perché gli abbiamo già detto che la pensione, per chi la raggiungerà, sarà più simile ad un assegno di povertà e che quindi devono investire i loro soldi in qualcosa di concreto; questi guardano le tende da tetto, le soluzioni per dormire in auto, fanno spesa di accessori al Decathlon (che infatti era presente) o su Amazon e Aliexpress, vogliono allestirsi un van in un vecchio furgone magari “stealth” (ovvero mimetizzato da furgone normale) senza sapere che non si può fare, non gliene frega nulla delle marche blasonate ma vogliono avere con sé il materiale per le loro passioni (nautica, escursionismo ecc) perché concepiscono il plein air come una base concreta ed economica per fare quello che a loro piace fare. Che non è stare in poltrona sotto il tendalino a vedere se tutti guardano il mio nuovo camper (o caravan).
Io ho visto queste due tendenze, non so voi
Ho visto anche scritto ovunque “ABENTEUER” (avventura) e ho visto tante ambientazioni “avventurose”: deserti sahariani, selve tropicali, distese polari ghiacciate … poi mi vengono in mente i tristissimi parcheggi camper asfaltati, dove ci si pesta i piedi l’un l’altro o i campeggi con le piazzole nelle quali non sta più nemmeno un passeggino, figuratevi l’auto. Verrebbe da dire: “Abenteuer de ché?” Signori, già ci fate pagare una follia delle cose mal pensate e peggio costruite, almeno non prendeteci per i fondelli. Mi ricordo anni fa, una persona acquistò una versione “offroad” di una nota piccola caravan perché voleva andare a visitare la Siberia: non so neppure se arrivò a Mosca, la roulotte si distrusse letteralmente con le strade - non piste - dissestate che avevano là; risposta della casa costruttrice: “ma si tratta di una caratterizzazione estetica, non di un mezzo fuoristrada”.
Ho visto pure un’area esterna con seminari programmati dedicati ai “SELBSTAUSBAUER”, ovvero ai trappoloni del fai da te (come me): oltre a questo, molti accessoristi avevano il banner “Selbstausbauer willkommen”, quindi benvenuti gli autoallestitori. Questo conferma quanto scritto prima, ma vi immaginate la stessa cosa da noi in Italia? Guai al mondo! Va bene, andremo in Germania ad arrangiarci, peccato perché questa era una specialità più italiana della Carbonara ma pazienza.
Insomma un po’ tutto questo ho visto al Caravan Salon, luogo di evidenti contraddizioni e vetrina commerciale di un settore che sembra ancora non accorgersi dell’incombere di un periodo di vacche magre o, forse, che cerca di mungere quelle disponibili prima che si secchino. Che contrasto con la progettualità che ha caratterizzato gli anni ruggenti del plein air, quelli in mostra presso il Museo Hymer!
Alla prossima - e ultima - sezione.
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