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Il motocampeggio

Ovvero l’arte di incasinarsi sia il viaggio in moto che il soggiorno in campeggio (ovviamente scherzo!)
Se qualcuno è capitato sul canale YouTube che gestisco, avrà notato come nell’ultimo anno i contenuti a tema plein air siano molto diminuiti lasciando spazio a svariati video a tema motociclistico (qui il link per raggiungere il mio canale → YouTube Cesare Tomasini). In effetti, dopo una decade nella quale avevo appeso “il manubrio” al muro, ho acquistato una moto che si potrebbe definire acqua e sapone; con questa ho ricominciato a girare nelle strade di campagna della mia zona ma anche a fare escursioni un po’ più a lungo raggio, riscoprendo in un caso una vecchia passione: il motocampeggio.
Forse pochi non-motociclisti lo sanno, ma tra dicembre e febbraio sono – relativamente – frequenti i raduni motociclistici con pernotto in tenda in luoghi freddissimi e preferibilmente sotto la neve; sgombriamo subito il campo da eventuali dubbi: queste pratiche masochistiche, lo dico con un misto di ammirazione e simpatia per coloro che partecipano, non sono il motocampeggio classico che invece ha nelle condizioni climatiche il vero limite.
In queste righe perciò parlerò di un’attività che trova dal periodo tardo-primaverile a quello d’inizio autunno la naturale collocazione; come sempre porterò la mia esperienza, tenete conto che non ho praticato tanto quanto in altri campi per cui se qualcuno volesse aggiungere qualcosa o puntualizzare qualche passaggio nei commenti, è ben gradito!
Un viaggiare molto ... leggero
Quanto volume di carico avete nella vostra vettura? Se è una segmento B (Punto, Corsa, Fiesta, Clio ecc.) sarete tra i 250 e i 350/400 litri; se invece l’auto è più grande, sicuramente avrete ancora più baule (nella mia Octavia, per esempio, ho 640 litri).
Bene, una moto tra le più grandi e adatte al mototurismo, potremmo dire un’ammiraglia, a stento arriva ai 150 litri divisi tra borse laterali, baule posteriore e borsa da serbatoio; inoltre, viaggiando in moto siete esposti alle condizioni meteo, quindi non potete rinunciare a trasportare l’equipaggiamento antipioggia, oltre ad altre frivolezze come bloccadisco, catene antifurto, kit pronto soccorso ecc.
Chi viaggia con moto meno imponenti deve fare i conti con capacità di carico proporzionalmente inferiori.


Quindi viaggiare in moto è automaticamente un viaggiare “leggero”, anzi molto leggero: ogni componente del carico va attentamente valutato per peso, ingombro e probabilità d’uso. Potremmo dire che il viaggiare in moto rappresenta il minimalismo nel campo del turismo; ebbene, il motocampeggio è la sublimazione del minimalismo, perché – come vedremo – già l’attrezzatura da campeggio si mangia da sola la gran parte della capacità di carico.
Facciamo finta di dover redigere una lista di carico per una settimana di ferie in due persone, per capire cosa può significare il motocampeggio.
La tenda e ciò che serve a dormire

Già la scelta del materiale non è banale: la tenda, per esempio, deve essere leggera e poco ingombrante, ma va considerato che, una volta al campeggio, parte del materiale dovrà essere trasportato dalla moto alla tenda perché lasciare alcune cose in balia degli elementi o di qualche buontempone non è una buona idea; non abbiamo una vettura che possa ricoverare le nostre cose!
La tenda, inoltre, dev’essere di facile assemblaggio visto che il motociclista arriva al campeggio sempre più provato dell’automobilista vuoi perché ha fatto molto caldo oppure molto freddo, oppure ha piovuto e poi anche la guida è decisamente più “fisica”: chiaro che l’ideale sarebbe dire “Abracadabra!” e trovarsi già tutto allestito, ma non è così.
Scelta la tenda, stesse considerazioni per sacchi letto e materassini. Personalmente metto un telo sotto la tenda per preservarla dal terreno, poi i materassini e sotto a questi un plaid di quelli del Decathlon. Anche i sacchi letto dovranno essere un compromesso tra ingombro, protezione dal freddo e dimensioni.
Quindi abbiamo caricato un telo sotto tenda, la tenda, un plaid, due materassini e due sacchi letto: la moto è praticamente piena ma siamo a posto? Chiaramente no, ci serviranno dei picchetti (meglio se leggeri da trekking), un martello, un gonfiatore per materassini (si può fare anche a bocca ma è lunga e alla fine rovineremmo i tubolari), magari un paio di cuscini gonfiabili. Per concludere la lista notte si potranno aggiungere pigiami, accappatoi o teli asciugamani, ciabatte in gomma, materiale per toilette, ecc.
Il cambio d’abiti

Con tutto quello che abbiamo già caricato, dove mettere i ricambi e il vestiario per quando non siamo in moto?? Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che ci possono aiutare a salvare capra e cavoli. Uno di questi è il bucato serale: sostanzialmente tutto ciò che è biancheria intima e magliette dovrebbe essere lavato velocemente a fine giornata, sperando si possa asciugare andando a mattina: in questo modo il numero dei ricambi può essere contenuto.
Altro trucchetto è quello di usare parte del vestiario per un doppio uso moto / dopo-moto: per esempio se prendiamo una giacchetta per la sera, dovremmo poterla usare sotto la giacca da moto per contrastare eventuali sbalzi termici durante la giornata.
Una piccola astuzia per i pantaloni: se prendete quei modelli divisibili da trekking (sì, lo so, non sono troppo eleganti), potrete avere con un capo solo sia le braghe lunghe per serate fresche, sia quelle corte per il sole e le serate calde.
Vi avverto: nelle foto che mostrerete ad amici e parenti al ritorno avrete praticamente sempre gli stessi vestiti indosso, per cui verrete tacciati d’essere dei pezzenti dalla dubbia igiene. Spiegate bene subito che in realtà le cose non stanno come appaiono ad un primo esame.
Cucina sì cucina no
Avete caricato anche i sacchetti con i vostri miseri vestiti, adesso guardate bene quanto posto vi rimane e valutate se valga la pena prendere il necessario da cucina. A pranzo vi appoggerete quasi sicuramente a bar, ristoranti o trattorie, ma a cena è anche bello preparare qualcosa in campeggio, inoltre si risparmia anche un bel po’! A colazione, poi, potreste andare al bar ma a me piace farla di fronte alla tenda / roulotte / camper.
Il grosso problema con la cucina è proprio l’ingombro, a partire dal fornellino con almeno un paio di bombolini, a cui si aggiunge un set di stoviglie / piatti / bicchieri / posate, spugna e detersivo per il lavaggio, uno strofinaccio, magari la moka e anche il cibo. E tenete conto che difficilmente avrete posto per tavolino e sedie, per quanto mignon.
Insomma la variabile cucina va attentamente ponderata nel bilancio tra i vantaggi che porta, per primo il contenimento dei costi, e la complessità e volume nei bagagli. Fate la vostra scelta ma fatela alla fine, in modo da verificare che davvero esista ancora la possibilità di caricare qualcosa.
Infine!
Siamo alla conclusione del carico, non abbiamo dimenticato neppure alimentatori, cavi, smartphone che fortunatamente fungono decentemente anche da macchina fotografica e navigatore.
Se non avete mai fatto le vacanze in moto, e motocampeggio in particolare, probabilmente vi state chiedendo se esistano nella realtà dei folli che praticano questo tipo di attività; quello che non potete conoscere è il senso di ritorno all’essenziale del viaggio, potremmo quasi chiamarla “esperienza pioneristica”. La moto ti espone tantissimo all’ambiente che attraversi e ti permette davvero di viverci dentro; anche la strada la senti dentro, con le asperità, il brecciolino da evitare, il cambiamento di stato da bagnato ad asciutto: tutte cose alle quali in auto non si fa praticamente caso. E alla fine di questo trovarsi nella tenda, che è il riparo tipico che ha sempre accompagnato l’uomo nelle proprie migrazioni fin dalla preistoria, beh … è un’esperienza molto coinvolgente e, per finirla con una battuta che solo i motociclisti capiranno, “può accompagnare solo!”.
Buon campeggio a tutti.
Cesare (il vostro opinionista)
Qui di seguito trovate una galleria di foto che raccontano il mio/nostro motocampeggio dal 1983 ad oggi, passione che condivido con mia moglie ed i miei figli.
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LA COPPIA PERFETTA: motocicletta e tenda!
- la cura della batteria della mia moto -
Testo e Foto di Mauro Bonamici
Le batterie in generale sono da trattare con cautela ed attenzione, come indicano in maniera ben visibile dall’etichetta posta sull’involucro esterno.
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Cos’è la batteria?
La batteria è un accumulatore di energia elettrica che la si carica attraverso un caricabatteria collegato alla rete elettrica civile, oppure, durante la normale marcia del veicolo, con l’aiuto dell’alternatore. Questa energia immagazzinata nell’accumulatore, ci permette fondamentalmente l’avviamento del veicolo stesso e la possibilità di sfruttare la sua energia nel momento in cui la si richiede.
Da cosa è composta?
La batteria è costituita principalmente da un involucro esterno di materiale plastico molto resistente, dove al suo interno si trovano un insieme di celle elettrochimiche, comunemente dette elementi, che collegati in serie tra loro determinano la tensione in Volt dell'accumulatore, opportunamente immerse in una soluzione acida.
Esterni all’involucro, si presentano contrapposti, due poli di piombo con un simbolo + (più) e da un simbolo - (meno) che definiscono la polarità. Questi, non devono mai essere a contatto diretto tra loro.
Posti tra i due poli, troviamo dei tappi con impronta a giravite che ci permettono di ispezionare e rabboccare lo stato del livello del composto chimico al loro interno.
Quali accorgimenti utilizzo per la sua manutenzione?
Come mi proteggo?
La soluzione d’acido (solforico) contenuta all’interno della batteria è corrosiva e nociva sia al contatto cutaneo sia al contatto degli indumenti, quindi io utilizzo dei guanti di gomma, un vestiario appropriato per l’occasione ed un paio d’occhiali protettivi neutri. Faccio perciò molta attenzione mentre maneggio la batteria nella fase di smontaggio dalla moto, ricarica con caricabatteria, rabbocco del liquido e nella fase di montaggio sul mezzo. Nel caso in cui vengo a contatto cutaneo con la soluzione acida, intervengo immediatamente con un lavaggio abbondante con acqua corrente. Per quanto riguarda gli occhi,oltre all’abbondante lavaggio con acqua corrente è meglio consultare un medico, per fortuna non ho incontrato al momento questa condizione.
…e le superfici di contatto?
Sto attento anche alle superfici di contatto che interessano le varie fasi, proteggendole con una semplice pedana di gomma, ma non quelle in tessuto sintetico, (io per esempio uso la pedana della macchina nella postazione dell’autista) per evitare spiacevoli corrosioni. Finito il tutto, per eliminare l’azione acida accidentale, utilizzo una soluzione di bicarbonato di sodio in acqua come detergente.
In quale luogo effettuo la ricarica?
Durante la ricarica della batteria, l’ambiente è importante perché in questa fase si sprigionano dei gas che innescati da fiamme, scintille o altre fonti d’innesco, possono causare l'esplosione della batteria stessa. Quindi, io effettuo queste operazioni in un luogo ben ventilato e distante da qualsiasi possibile fonte d'innesco.
Se il tempo di inattività della mia motocicletta si prolunga più del solito, decido di fare una ricarica della batteria ed agisco così:
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Come prima cosa, mi munisco delle varie attrezzature di sicurezza: un vestiario appropriato, guanti di gomma, occhiali protettivi e pedana di gomma. |
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Con la moto sul cavalletto e tutto completamente spento, preferisco scollegare e togliere completamente la batteria dalla struttura della moto per rendere più agevoli i movimenti; sollevo la sella e libero la batteria dai vincoli elastici di posizionamento. Con l’aiuto di due chiavi poligonali di “10”, svito il bullone che mi permette il contatto nel morsetto del polo negativo e poi svito il bullone del morsetto positivo. In questa fase, faccio molta attenzione a non mettere in contatto diretto i due poli con le chiavi poligonali. |
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Estraggo con cautela ed attenzione la batteria dal suo vano senza capovolgerla o farla cadere. Arrivato al luogo idoneo, poso delicatamente la batteria sulla pedana di gomma. |
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Pulisco la parte superiore dell’accumulatore con uno straccio per rimuovere la possibile polvere e rimuovo le possibili ossidazioni dai poli in piombo con la spazzola di ferro o carta vetrata. |
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Con l’aiuto di un giravite, svito i vari tappi d’ispezione e di rabbocco. |
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Verifico visivamente che il livello del liquido in ciascuna cella arrivi all’indicazione di livello massimo, vale a dire circa 15 mm oltre la cella. Se tutti i livelli del liquido sono a posto, io procedo tranquillamente oltre. Se i livelli del liquido non raggiungono il livello massimo, li rabbocco uno ad uno con dell’acqua distillata. Se aggiungo troppa acqua e supero il livello massimo, con l’aiuto di una cannuccia lo ristabilisco facendo un travaso nell’elemento successivo. La fuoriuscita del liquido, provoca seri pericoli di corrosione elle zone da lui colpite. |
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Procedura con la cannuccia: immergo un’estremità della cannuccia all’interno del liquido per qualche millimetro oltre il livello e mantengo l’altra estremità libera di far passare l’aria. Ancora immersa, ostruisco con il polpastrello del dito l’estremità rivolta verso l’alto. Mantengo ostruita l’estremità e sollevo la cannuccia; dalla parte opposta al dito, rimane fermo il liquido catturato. Infilo la cannuccia dentro l’elemento successivo da rabboccare e tolgo il polpastrello per far scendere il liquido. P.S. per eseguire questa procedura, mi sono prima esercitato con due bicchieri d’acqua per non essere impreparato. |
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Collego la pinza positiva o di colore rosso del caricabatteria al polo positivo della batteria, poi, eseguo la stessa prassi con la pinza negativa o di colore nero al polo negativo. |
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Collego il caricabatteria alla rete elettrica. Io uso una ricarica lenta, cioè una quantità di A (ampere) vicino ad 1/10 della dimensione totale della mia batteria. es.: 28Ah / 10 risulta 2.8 A. Quindi con 2.8 A per circa 10 ore di ricarica, raggiungo il mio obiettivo. |
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La ricarica è completamente avvenuta quando l’amperometro del nostro caricabatteria è sullo zero, cioè quando la batteria non assorbe più corrente e visivamente vediamo un leggerissimo ribollire in ogni punto di ispezione. |
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Tolgo la corrente elettrica al caricabatteria e scollego le pinze dai poli della batteria. |
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Richiudo i tappi d’ispezione con il giravite dopo aver verificato che i livelli dei liquidi siano tutti al massimo, altrimenti rabbocco nuovamente. Con accortezza, risollevo la batteria e la ripongo nella sua sede all’interno della struttura della moto. Con l’aiuto delle due chiavi poligonali di “10”, avvito il bullone che mi permette il contatto nel morsetto del polo positivo e poi avvito il bullone del morsetto negativo, Facendo attenzione a non collegare direttamente le due polarità con le attrezzature. Vincolo ogni movimento della batteria con gli appositi elastici di ritenuta ed abbasso la sella. |
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Le batterie sono altamente inquinanti per l’ambiente perché contengono piombo ed acido solforico. Quando devo cambiare la batteria perché non mi mantiene più la carica e non mi permette più l’avviamento della moto, mi rivolgo direttamente ad un punto vendita specializzato per acquistarne una nuova e consegno quella esausta per lo smaltimento.
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LA COPPIA PERFETTA: motocicletta e tenda!
- come caricare la moto -
Testo e Foto di Mauro Bonamici
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LA COPPIA PERFETTA: motocicletta e tenda!
- cambio tenda -
Testo e Foto di Mauro Bonamici
La motocicletta è un mezzo che permette la massima trasferibilità, dinamicità ed adattabilità nei viaggi itineranti. L'abbinamento con la giusta tenda permette di effettuare vacanzelandi@ sfruttando al massimo lo spirito libero del turista motociclista.
PERCHE' HO DECISO DI CAMBIARE LA TENDA?
Come tutte le cose che vengono utilizzate frequentemente, può succedere che si danneggino, come la mia “vecchia” tenda.
Il telo superiore, oramai sfaldato dalla pellicola anti-acqua e riflettente dai raggi solari, non permette più il suo utilizzo perché in caso di pioggia l'acqua si infiltrerebbe all'interno della tenda, provocando sicuramente un grosso disagio.
E' giunto, quindi, il momento di cambiare la tenda; angolo di riparo notturno di noi motociclisti pleinair.
LA VECCHIA TENDA NON E', COMUNQUE, DA BUTTARE!
La “vecchia” tenda può essere ancora utile per i ricambi ed i componenti comuni a tutte le tende: possiamo riutilizzare ad esempio i picchetti, i cordini di tiraggio e con fortuna anche le aste pieghevoli, componenti che possono facilmente danneggiarsi o smarrirsi.
Per esempio: le aste si possono accorciare in base alle esigenze, semplicemente tagliando l'elastico che si sviluppa al suo interno e poi un nodo come parte finale, e/o si più accorciare anche l'asta, con un semplice taglio a misura della stessa.
CHE TIPO DI TENDE OFFRE IL MERCATO?
Esistono varie tipologie di tende, a seconda del numero di posti e del tipo di utilizzo: ci sono tende da due – tre – quattro e più posti, dalle piccole ultraleggere monotelo a quelle a casetta per vacanze stanziali, quelle per un uso prettamente estivo a quelle invernali da alta quota, ecc....
In moto, lo spazio è sempre poco, quindi la nuova tenda dovrà sicuramente essere di volume ridotto, almeno per due persone e, nel mio caso, utilizzabile nelle cosiddette tre stagioni: primavera, estate, autunno.
Generalmente, la tenda ci viene fornita nelle maggior parte delle volte in buste tonde ed allungate, ma se lo spazio abbonda, non abbiamo problemi di collocazione; nel baule posteriore o nelle borse rigide o semirigide laterali, quindi le dimensioni del sacco di trasporto non è un vincolo.
QUALI CARATTERISTICHE DOVRA' AVERE LA MIA NUOVA TENDA?
Per esperienza, la parte più difficile da collocare nelle borse o nel baule sono le aste rigide che compongono lo scheletro della tenda perché troppo lunghe; se gli spazi non lo permettono, il semplice fissaggio esterno (corde rigide/elastiche o reti elastiche) ci solleva dal problema.
Il peso della tenda non è un problema come invece lo è nel cicloturismo o trekking, dove il chilogrammo risparmiato significa meno dispendio di energie. Quindi la mia tenda potrà “pesare” anche 5 Kg senza procurarmi problemi.
Inoltre, la mia passione di viaggiatore non solo in estate, necessita di una tenda utilizzabile anche nelle stagioni non calde, quindi dotate di falda a terra per una maggiore protezione contro le intemperie e una areazione adeguata alle temperature calde.
Il turista motociclista necessita di abbigliamento adeguato per l'uso della moto (caschi, tute, protezioni, scarpe, ecc...), quindi avere una tenda che abbia uno spazio di stivaggio per questo materiale è sicuramente gradito.
DOVE HO ACQUISTATO LA MIA TENDA?
Ho provato a cercare la mia futura tenda nei rivenditori di attrezzature da campeggio nella mia zona ma nessuno mi aveva soddisfatto, pertanto ho verificato su internet nei market che praticano la vendita con l'e-commerce e ho trovato un'ampia scelta di tende. Ho SCELTO la mia futura tenda, ordinata e comodamente mi è stata recapitata in un paio di giorni al mio domicilio senza costi aggiuntivi di spedizione.
QUALE TENDA HO, INFINE, SCELTO?
La mia scelta si è orientata verso:
- una tenda da tre posti, che permette uno certo spazio vivibile all'interno;
- a “tre stagioni”;
- con buona areazione e, nello stesso tempo, le falde a terra e tiranti antivento per le mezze stagioni;
- con abside per lo stivaggio delle attrezzature ed abbigliamento al di fuori della camera interna ma protette dalle intemperie.
STIVAGGIO DELLA TENDA
I teli della tenda piegati opportunamente ed i picchetti, li possiamo collocare dove più ci fa comodo: nel mio caso la tenda che ho scelto ha le aste corte, quindi sistemabili all'interno delle borse laterali o nel baule posteriore.
CARATTERISTICHE IMPORTANTI DELLA MIA TENDA
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LA COPPIA PERFETTA: motocicletta e tenda!
- cambio il modo di dormire in tenda -
materassino e cuscino
Testo e Foto di Mauro Bonamici
Il materassino:
All’interno dei campeggi, ma soprattutto nelle piazzole dove si montano le tende, troviamo un terreno erboso più o meno folto e il solo sacco a pelo non permette un comodo dormire; se non che, noi siamo abituati a dormire sul pavimento di casa nostra.
Per evitare questo problema, possiamo utilizzare: le stuoie rigide in poliuretano espanso, il materassino gonfiabile ad aria come quelli da spiaggia, oppure il nuovo materassino autogonfiante.
- Le stuoie rigide in commercio sono di varie tipologie di materiali e di ogni spessore, ma durante il trasporto, la maggior parte di queste, si devono arrotolare oppure piegare in punti prestabiliti, vincolando il loro stivaggio. Non sono particolarmente confortevoli e concilianti ad un buon sonno rilassante.
- Il materassino gonfiabile migliora le condizione di riposo; è più comodo, confortevole e lascia più libertà di ripiegatura; lo posso arrotolare o piegare a qualsiasi dimensione.
Lo svantaggio è che questi vengono gonfiati con una pompa ad aria che però ci occupa dello spazio, oppure, con il nostro fiato e ce ne vuole tanto. Se durante la notte si apre una valvola, o si sgonfia di continuo per un forellino, siamo arrivati al massimo della scomodità.
La tecnologia del materassino gonfiabile, si è evoluta e migliorando i sui limiti, ha generato il materassino autogonfiante.
- Il materassino autogonfiante è costituito internamente da un’imbottitura alveolare che all’apertura della valvola a vite, si gonfia autonomamente in pochi minuti e basta richiudere la valvola per avere il materasso pronto all’uso.
Da cosa è composto?
- La parte del fondo è con grip antiscivolo, mentre la parte superiore è in materiale poliestere antimacchia e antiscivolo per aderire bene al sacco a pelo. Entrambe le parti sono altamente impermeabili sia all’umidità che all’acqua, mantenendoci isolati dall’ambiente.
- L’imbottitura alveolare di cui è costituito, garantisce un buon isolamento termico in presenza di temperature fredde.
- Il materiale della valvola è ottone per garantire la sua funzionalità nel tempo.
- Le sue dimensioni:
- Il materassino disteso a terra è 183cm di lunghezza, 51cm di larghezza e 3.8 cm di spessore.
- Arrotolato nel suo sacchetto è 22cm di diametro e 27cm di altezza.
- Pesa 1350gr.
- Gli altri spessori possibili sono 2.5cm oppure 5cm con relative dimensioni e pesi.
Come gonfiarlo:
Il materassino ci viene fornito piegato e arrotolato all’interno di un comodo sacchetto con cordone di chiusura, questo per diminuire le dimensioni d’ingombro. All’occorrenza, basta toglierlo dal sacchetto, srotolarlo a terra e svitare la valvola a vite posta in una delle estremità. Attendere alcuni minuti fino al completo assorbimento d’aria e avvitare di nuovo la valvola. Dopo un leggero passaggio della mano per distendere bene la superficie, si può ripetere l’azione di apertura e poi chiusura della valvola.
Come sgonfiarlo:
Apro completamente la valvola posta su un lato, lo piego a metà in larghezza e comincio ad arrotolare il materassino dal lato opposto alla valvola per far uscire completamente l’aria. Durante l’arrotolamento mi aiuto con le ginocchia per mantenere fermo il materassino e non far rientrare l’aria. Avvolto completamente, chiudo la valvola e se non sono soddisfatto dell’esito di svuotamento, sempre a valvola chiusa, eseguo di nuovo il rotolamento fino al totale raggruppamento dell’aria in prossimità della valvola. Apro la valvola e finisco di rotolare fino alla fine; concludo con il chiudere di nuovo la valvola. Lego il materassino arrotolato con gli appositi elastici ed infilo il tutto nel sacchetto in dotazione.
Possiamo concludere che per i viaggi in moto e tenda, è utile usare un materassino autogonfiante che sia confortevole durante le soste, che abbia delle dimensioni di ingombro favorevoli al trasporto, di semplice gonfiaggio e gonfiaggio e la sicurezza di non svegliarsi di notte con il letto a terra. Da un punto di vista economico, la spesa è un po’ superiore ad un semplice materassino da mare ma la comodità, soprattutto in vacanza, non ha prezzo.
| materassino autogonfiante confezione | materassino autogonfiante arrotolato | materassino autogonfiante srotolato |
| materassino autogonfiante valvola chiusa | materassino autogonfiante valvola aperta | materassino autogonfiante caratteristiche |
| materassino autogonfiante durante il gonfiaggio |
Il cuscino:
Il cuscino in piuma, certo di dimensione più piccole rispetto a quello di casa, mi ha dato il confortevole dormir bene in tenda con il sacco a pelo ma ho riscontrato quella sensazione di freschezza e umidità non particolarmente piacevole al contatto prima di addormentarmi. Ho deciso quindi di cercare un prodotto adatto alle mie esigenze: che sia poco ingombrante durante il viaggio e di facile stivaggio, che non assorba l’umidità e che sia comodo all’adoperarsi. Ho trovato un cuscino con queste caratteristiche:
- Indeformabile: grazie alla sua struttura cellulare, mantiene le caratteristiche di elasticità e ritorna sempre alla sua forma originale.
- Automodellante e termoregolatore: reagisce attivamente modellandosi e crea un morbido supporto alla testa.
- Traspirante: la traforatura del cuscino, permette la giusta aerazione della testa.
- Antiacaro: il materiale di cui è costituito, non consente la proliferazione e l’annidarsi dei parassiti.
- Sicurezza: la materia prima non contiene sostanze cancerogene, allergizzanti, irritanti e nocive alla salute.
- Non teme l’umidità: evita il crearsi delle muffe.
- Praticità: permette in pochi secondi la sua chiusura e la sua apertura attraverso il rotolamento; il trasporto avviene in un pratico astuccio.
Possiamo concludere che questo cuscino risponde perfettamente alle mie esigenze nei viaggi in moto e tenda perché ho trovato sia la comodità di stivaggio e di utilizzo ma anche la sicurezza in un prodotto di qualità. Dal punto di vista economico, soddisfa il mio rapporto qualità prezzo.
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cuscino salvaspazio confezione |
cuscino salvaspazio astuccio | cuscino salvaspazio srotolamento |
| cuscino salvaspazio srotolato | cuscino salvaspazio srotolato | cuscino salvaspazio srotolato |





















































