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- Scritto da Silvia Fatur
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Danimarca in camper: diario di viaggio on the road tra fari, dune e città vichinghe
23 giorni alla scoperta della Danimarca tra il Mare del Nord e il Baltico, con itinerario, soste e consigli di viaggio
Danimarca in camper: un viaggio dove il vento detta il ritmo e la natura sorprende a ogni curva.
dal 3 al 25 luglio 2026
Dalle spettacolari scogliere di Møns Klint alle dune del Mare del Nord, passando per castelli, fari solitari e antiche città vichinghe: un itinerario di 23 giorni raccontato attraverso l'esperienza diretta di un'amica di Vacanzelandia.
Un diario di viaggio autentico, ricco di luoghi da scoprire, indicazioni per la sosta e piccoli dettagli utili a chi sogna di esplorare la Danimarca con la propria casa su ruote.
A portarci alla scoperta di questi affascinanti paesaggi è Silvia F., amica di Vacanzelandia, che condivide con noi il suo diario di viaggio, ricco di esperienze, emozioni e preziose informazioni per chi desidera esplorare la Danimarca in camper.
Potete seguire le sue avventure anche sul suo blog Prospettive senza confini.

Alla scoperta di un paesaggio disegnato dal vento, tra fari, dune e l'abbraccio dei due mari
Viaggiare in camper attraverso questo piccolo regno del Nord significa assaporare un senso di libertà difficile da trovare altrove. Le strade sono tranquille, il traffico quasi sempre scorrevole e l'accoglienza verso chi viaggia in camper è sorprendente. Aree di sosta, parcheggi, punti di carico e scarico e servizi sono numerosi e ben organizzati, permettendo di muoversi con semplicità e senza l'obbligo di ricorrere ogni sera ad un campeggio. Colpisce anche la straordinaria cura del territorio. Ovunque si percepiscono ordine, rispetto per l'ambiente e attenzione verso la natura. La maggior parte delle città sono pulite, le piste ciclabili sono ovunque e il sistema di raccolta differenziata, insieme al deposito cauzionale sulle bottiglie e lattine (il celebre Pant), racconta molto del rapporto che i danesi hanno con il loro Paese.
Fin dal nostro arrivo abbiamo trovato un compagno di viaggio che non ci abbandonerà quasi mai, il vento. A volte una leggera brezza, altre una forza capace di modellare le dune, piegare l'erba delle coste e increspare continuamente il Mare del Nord. È lui a dare carattere ai paesaggi danesi, a rendere ogni tramonto diverso e a ricordare, in ogni momento, quanto la natura sia la vera protagonista di questo Paese.
La Danimarca sa regalare luoghi come le spettacolari scogliere bianche di Møns Klint, l'elegante castello rinascimentale di Egeskov, Grenen, il punto dove il Mare del Nord e il Mar Baltico si incontrano in un continuo gioco di onde, il faro di Rubjerg Knude che sembra emergere da un piccolo deserto di sabbia, le antiche città di Roskilde e Ribe, le isole raggiungibili solo seguendo il ritmo delle maree e l'iconica Copenhagen.
Eppure, dopo qualche tempo, emerge anche un'altra caratteristica di questo Paese. Il paesaggio, soprattutto lungo la costa occidentale dello Jutland, tende a ripetersi. Chilometri di dune ricoperte di erbe e di erica, immense spiagge bianche battute dal vento, fari affacciati sul Mare del Nord e orizzonti sconfinati accompagnano il viaggio giorno dopo giorno. Una monotonia solo apparente, perché basta cambiare la luce, il vento o l'ora del giorno per trasformare completamente lo scenario.
Questo diario racconta un viaggio di oltre duemila chilometri tra castelli, città vichinghe, fari, spiagge infinite e piccoli villaggi sospesi tra terra e mare. Un viaggio lento, vissuto senza fretta, seguendo il ritmo delle maree, del vento e della libertà che solo il camper sa regalare.
3 luglio 2026 – Da Trieste a Tarvisio
Finalmente si parte. Lasciata Trieste alle spalle, il viaggio verso la Danimarca ha inizio. La prima tappa è breve. Raggiungiamo Tarvisio, dove decidiamo di trascorrere la notte nel grande piazzale della funivia del Monte Lussari. Le montagne fanno da cornice alla serata e l'aria fresca è un piacevole sollievo dopo il caldo intenso dei giorni precedenti.
4 luglio 2026 – Lungo il Danubio fino a Essing (D)

La giornata è dedicata ad una lenta marcia di avvicinamento verso il nord della Germania. Attraversiamo la graziosa cittadina di Kelheim, situata nel punto in cui il fiume Altmühl confluisce nel Danubio. Da qui partono i battelli che risalgono il Danubio attraversando il suggestivo tratto naturale del Donaudurchbruch, una spettacolare gola scavata dal fiume tra alte pareti calcaree.
Sopra la città domina l'imponente Befreiungshalle, il Monumento della Liberazione, fatto costruire da re Ludovico I di Baviera per commemorare le vittorie degli eserciti tedeschi contro Napoleone durante le Guerre di Liberazione (1813-1815). La sua posizione panoramica lo rende visibile da grande distanza.
Nel pomeriggio raggiungiamo Essing, un piccolo borgo immerso nella natura. Ci fermiamo nel parcheggio dell'imbarcadero (Schiffanlegestelle), un posto davvero bucolico. Un grande prato ombreggiato, panchine e il lento scorrere del fiume regalano un'atmosfera rilassante, ideale per trascorrere la notte.
5 luglio 2026 – Pioggia, freddo e il problema dell'acqua
La mattina attraversiamo Riedenburg, grazioso paese della valle dell'Altmühl dominato dal castello medievale Rosenburg, che dall'alto controlla ancora oggi tutta la vallata. Il tempo cambia radicalmente. Del caldo torrido lasciato in Italia non rimane più traccia. Piove incessantemente, la temperatura si abbassa e il viaggio diventa decisamente più autunnale. Come se non bastasse, scopriamo che si è rotto il tappo del serbatoio dell'acqua del camper. Una piccola avaria che però rende impossibile fare rifornimento.
Raggiungiamo quindi l'area di sosta a pagamento di Garbsen (D), dove è possibile caricare 40 litri d'acqua al costo di un euro per tentare di arginare il problema. Successivamente ci spostiamo nei pressi della piscina comunale, in Ludwigstraße (N 52.44034, E 9.595978), vicino all'officina che speriamo possa risolvere il problema il mattino seguente.
6 luglio 2026 – Finalmente in Danimarca
Di buon mattino ci rechiamo al Camping Centrum Berenbostel. Con nostra grande soddisfazione il problema del tappo viene risolto e il personale molto gentile ci permette anche di fare il pieno d'acqua. Dopo una tranquilla colazione sulle rive del vicino laghetto di Garbsen riprendiamo il viaggio. Nel pomeriggio arriviamo a Lubecca, elegante città anseatica dove facciamo la spesa prima di dirigerci verso l'isola di Fehmarn (D). L'idea iniziale è quella di trascorrere la notte nel parcheggio del Museo U-Boot, affacciato sul Mar Baltico. Il paesaggio è magnifico. Vento, pioggia e mare agitato creano un'atmosfera tipicamente nordica. Purtroppo, il divieto di sosta notturna ci costringe a cambiare programma. Decidiamo allora di anticipare l'ingresso in Danimarca e ci imbarchiamo sul traghetto delle 21.50 che collega Puttgarden a Rødby, una traversata di circa 45 minuti.
Raggiungiamo quindi Maribo (DK), dove trascorriamo una notte tranquilla nel parcheggio libero di Suhrs Gade 12/B.
7 luglio 2026 – Le spettacolari scogliere di Møns Klint

La giornata inizia con una delle meraviglie naturali più famose della Danimarca, le bianche scogliere di Møns Klint. Lasciamo il camper nel parcheggio dedicato (circa 6 euro per l'intera giornata) e ci avventuriamo tra i sentieri del bosco che conducono ai punti panoramici. Le pareti di gesso, alte fino a 128 metri, precipitano nel Mar Baltico dalle incredibili sfumature turchesi e sono considerate uno dei paesaggi più spettacolari del Paese. Formatesi oltre 70 milioni di anni fa, custodiscono ancora oggi numerosi fossili marini.
Dopo questa splendida visita proseguiamo verso Copenaghen. Facciamo una sosta nell'area camper di Kastrup per il rifornimento e per incontrare nostro figlio. Non abbiamo intenzione di pernottare all'area di sosta di Kastrup Lystbådehavn, situata presso il porto turistico a circa 7,5 km a sud del centro, perché abbiamo visitato in precedenza la bellissima capitale danese.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Roskilde (DK) e troviamo posto nel porto, nei pressi del museo delle navi vichinghe, in una posizione davvero suggestiva.
8 luglio 2026 – Roskilde e la Forest Tower

Dedichiamo l'intera mattinata alla visita del Museo delle Navi Vichinghe, uno dei musei più importanti della Danimarca. Espone cinque autentiche navi dell'XI secolo recuperate nel fiordo di Roskilde, dove furono volutamente affondate dai Vichinghi per proteggere l'accesso alla città dagli attacchi nemici. Oltre alle imbarcazioni originali, il museo mostra le tecniche costruttive dell'epoca e ospita laboratori nei quali vengono ancora oggi realizzate fedeli ricostruzioni utilizzando gli antichi metodi di lavorazione del legno.

Successivamente visitiamo la splendida Cattedrale, patrimonio mondiale UNESCO. Costruita tra il XII e il XIII secolo in mattoni rossi, rappresenta uno dei primi grandi esempi di architettura gotica in Scandinavia. Al suo interno riposano quasi quaranta sovrani danesi, dai re medievali fino ai monarchi contemporanei, rendendola il principale mausoleo reale del Paese.

Dopo pranzo ci spostiamo verso la Forest Tower (Skovtårnet), situata all'interno del Camp Adventure, un grande parco immerso nei boschi della Selandia meridionale, lasciando il nostro camper nel grande parcheggio riservato ai visitatori e dove si può anche pernottare.

L'opera è una straordinaria torre panoramica alta 45 metri, inaugurata nel 2019 e progettata dallo studio danese EFFEKT. Una lunga passerella sospesa di quasi un chilometro attraversa il bosco fino a raggiungere la torre, che si sviluppa con una spettacolare rampa elicoidale in acciaio e legno. Dalla cima si gode una vista a 360 gradi sulle immense foreste e, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino al ponte di Øresund.
Per la notte scegliamo il piccolo campeggio familiare MC Camp Fyn, ideale per rifornire nuovamente il camper d'acqua.
9 luglio 2026 – Il castello di Egeskov

La mattina seguente, finite le operazioni di carico, visitiamo il magnifico Castello di Egeskov (DK), probabilmente il più bello della Danimarca e uno dei castelli rinascimentali con fossato meglio conservati d'Europa. (Parcheggio riservato ai visitatori, libero su sterrato). Fu costruito nel 1554 da Frands Brockenhuus in un periodo caratterizzato da forti tensioni politiche e guerre civili. Per motivi difensivi il castello venne edificato su palafitte al centro di un piccolo lago artificiale e risulta accessibile solamente attraverso un ponte. Il nome "Egeskov", che significa "bosco di querce", deriva dalla leggenda secondo cui furono abbattute migliaia di querce per realizzare le fondamenta del castello. Oggi è ancora abitato dai discendenti della famiglia proprietaria e circondato da splendidi giardini, labirinti, serre e numerose esposizioni dedicate alle auto d'epoca, alle motociclette, alle carrozze e agli aerei storici. L'intero complesso offre una piacevole combinazione tra storia, natura e divertimento.
Nel pomeriggio proseguiamo fino a Ringe, dove trascorriamo una notte tranquilla nel parcheggio di Floravej 2, senza divieti di sosta.
10 luglio 2026 – Odense e il ponte sul Piccolo Belt

Lasciamo Ringe in mattinata e ci dirigiamo verso Odense (DK), la città natale del celebre scrittore Hans Christian Andersen, autore di alcune delle fiabe più amate al mondo, come La Sirenetta, Il brutto anatroccolo, La Regina delle Nevi e La piccola fiammiferaia.
Parcheggiamo il camper nel parcheggio a pagamento di Christiansgade 10, a pochi minuti dal centro storico, e iniziamo la visita della città. La prima tappa è la grande piazza sulla quale si affaccia la maestosa Cattedrale di San Canuto (Sankt Knuds Kirke), il più importante edificio religioso della Fionia. Costruita tra il XIII e il XV secolo in stile gotico, è dedicata a Canuto IV, re di Danimarca, assassinato proprio a Odense nel 1086 e successivamente proclamato santo. La sua tomba è ancora oggi custodita nella cripta della cattedrale. A mezzogiorno abbiamo la fortuna di assistere a un suggestivo concerto di campane. Il particolare carillon della chiesa è collegato all'organo e diffonde sulla piazza melodie solenni che rendono ancora più affascinante l'atmosfera del centro storico. Passeggiamo quindi tra le vie pedonali di Odense, animate da negozi, caffè e antiche case colorate. L'ambiente ricorda, in scala più raccolta e tranquilla, quello della capitale Copenaghen, con i suoi eleganti edifici, le piazze curate e l'atmosfera vivace ma rilassata. Per il pranzo raggiungiamo il moderno mercato coperto Storms Pakhus, ricavato da un vecchio magazzino industriale vicino alla stazione ferroviaria. È uno dei luoghi più frequentati della città, famoso per la ricca proposta di street food internazionale.

Scegliamo un pranzo decisamente sostanzioso: pita greca, patatine fritte e un gustoso hamburger piccante.
Nel pomeriggio riprendiamo il viaggio verso Middelfart (DK), graziosa cittadina affacciata sullo stretto del Piccolo Belt (Lillebælt). Il porto turistico, il lungomare e le caratteristiche case affacciate sull'acqua rendono questa località particolarmente piacevole.
Da qui si gode una splendida vista sul Vecchio Ponte del Piccolo Belt (Den Gamle Lillebæltsbro), inaugurato nel 1935, che collega l'isola di Fionia alla penisola dello Jutland e alla città di Fredericia. Poco distante si distingue anche il moderno ponte autostradale, costruito nel 1970 per sostenere il crescente traffico tra le due sponde. Lo stretto è inoltre famoso per la presenza di una numerosa colonia di focene, i piccoli cetacei simbolo di queste acque.
Prima della sosta notturna effettuiamo le operazioni di carico e scarico presso l'area della marina, in Østre Hougvej 108 (N 55.191987, E 9.731268). Trascorriamo poi trascorriamo una notte tranquilla nel vicino parcheggio libero, poco distante dall'area di sosta.
11 luglio 2026 – Le pietre runiche di Jelling e la strada verso Skagen

La prima meta della giornata è Jelling (DK), uno dei luoghi più importanti della storia danese e patrimonio mondiale dell'UNESCO. Lasciamo il camper nel grande parcheggio libero vicino al sito archeologico che comprende due grandi tumuli funerari, una chiesa e soprattutto le celebri Pietre Runiche di Jelling, considerate il "certificato di nascita" della Danimarca.

La pietra più antica fu eretta intorno al 955 dal re Gorm il Vecchio in memoria della moglie Thyra. La seconda, più grande e riccamente scolpita, venne fatta incidere dal figlio Harald Dente Blu (Harald Bluetooth) verso il 965 per celebrare l'unificazione della

Dopo il pranzo riprendiamo il viaggio verso nord attraversando lo Jutland. Il paesaggio cambia gradualmente. Grandi distese agricole lasciano spazio a boschi, dune e brughiere, mentre il traffico diminuisce sempre più. La destinazione è Skagen, la cittadina più settentrionale della Danimarca, famosa per la sua luce particolare che, fin dalla fine dell'Ottocento, ha attirato numerosi pittori della cosiddetta "Scuola di Skagen". Qui il Mare del Nord e il Mar Baltico si incontrano dando vita a uno degli scenari naturali più suggestivi del Paese. Raggiungiamo la città in serata e trascorriamo la notte in Kanalvejen (N 57.719244, E 10.510195), in un parcheggio tranquillo, pronti il giorno successivo a raggiungere la celebre punta di Grenen, il punto più settentrionale della Danimarca.
12 luglio 2026 – Grenen, dove si incontrano due mari e poi il fascino del faro tra le dune

La giornata inizia con una delle mete più attese dell'intero viaggio, Grenen (DK), l'estremità più settentrionale della Danimarca. Lasciamo il camper nel parcheggio a pagamento situato al termine della strada asfaltata e ci incamminiamo lungo la lunga lingua di sabbia che conduce al punto in cui si incontrano lo Skagerrak, il tratto di mare che collega il Mare del Nord, e il Kattegat, che introduce al Mar Baltico.
Il paesaggio è semplicemente straordinario. La spiaggia, ampissima e di una sabbia finissima e candida, sembra non finire mai. Camminando verso la punta si percepisce il vento provenire da entrambe le direzioni e il mare cambia continuamente colore, passando dall'azzurro intenso al verde smeraldo. Raggiungiamo finalmente il punto esatto in cui le due masse d'acqua si incontrano. È uno spettacolo affascinante. Le onde provenienti dai due mari si scontrano formando una lunga linea frastagliata che dà l'impressione che le acque vogliano abbracciarsi senza riuscire a fondersi completamente. Le diverse correnti e densità dell'acqua creano un continuo movimento che rende questo luogo unico. Restiamo per diversi minuti ad osservare questo fenomeno naturale, difficile da descrivere ma capace di trasmettere una grande sensazione di stupore e meraviglia.
È senza dubbio una delle immagini che porteremo con noi al ritorno da questo viaggio.

Durante la passeggiata scrutiamo a lungo il mare nella speranza di avvistare le foche grigie che spesso riposano sui banchi di sabbia poco distanti dalla riva. Purtroppo, oggi non è la nostra giornata fortunata. Nessuna si lascia vedere, ma la bellezza del luogo ripaga ampiamente la piccola delusione. Dopo il pranzo riprendiamo il camper e ci dirigiamo verso uno dei simboli della costa occidentale dello Jutland, il Rubjerg Knude Fyr, il celebre faro che emerge dalle immense dune di sabbia. (Parcheggio sterrato gratuito all’inizio della passeggiata che porta al faro). Già da lontano la sua sagoma appare quasi irreale. Sembra che il deserto stia lentamente inghiottendo l'edificio, tanto che il paesaggio ricorda sorprendentemente quello delle grandi dune del Marocco più che quello della Danimarca. Chilometri di sabbia modellata dal vento si alternano a ciuffi di erba e alla vista dell'oceano, creando uno scenario spettacolare.
Il faro venne costruito nel 1900 per guidare la navigazione lungo questa costa particolarmente pericolosa. Con il passare dei decenni, però, il continuo avanzare delle dune arrivò quasi a seppellirlo, mentre l'erosione della falesia provocata dal Mare del Nord portava il bordo della scogliera sempre più vicino alle sue fondamenta. Per evitare che crollasse in mare, nel 2019 fu realizzata una delle operazioni di ingegneria più spettacolari della Danimarca. L'intero faro, del peso di circa 720 tonnellate, venne sollevato e trasportato su rotaie per circa 70 metri verso l'interno. Lo spostamento, seguito in diretta da migliaia di persone, ha permesso di salvare questo importante monumento, anche se il mare continua lentamente ad avanzare e, probabilmente, tra molti anni sarà necessario ripetere l'operazione. Passeggiamo a lungo tra le dune, salendo fino alla base del faro per ammirare un panorama mozzafiato sulla costa dello Jutland. Il vento soffia con forza e la sabbia viene continuamente trasportata, modificando il paesaggio giorno dopo giorno.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Løkken, una delle località balneari più caratteristiche della costa occidentale danese. Arriviamo proprio al tramonto, quando la luce dorata illumina l'immensa spiaggia e le tipiche cabine bianche dei bagnanti si stagliano sulla sabbia. Qui è consentito percorrere la spiaggia direttamente con il camper, un'esperienza davvero insolita che regala una meravigliosa sensazione di libertà notturna. Sistemiamo il camper praticamente sulla riva del Mare del Nord e trascorriamo la notte cullati dal rumore incessante delle onde. Dormire con il mare a pochi metri dal finestrino, mentre il sole scompare lentamente all'orizzonte, è uno di quei momenti che da soli valgono l'intero viaggio.

13 luglio 2026 – Una giornata sospesa tra cielo, mare e sabbia
Il risveglio è accompagnato da una splendida sorpresa. Il cielo è completamente sereno e il sole illumina la lunga spiaggia di Løkken. Decidiamo perciò di approfittare di questa giornata perfetta senza programmare alcuno spostamento. Il camper rimane fermo sulla sabbia e, per una volta, il viaggio lascia spazio al semplice piacere di vivere il luogo. Tiriamo fuori tavolino e sedie e ci sistemiamo davanti al mare. Il rumore delle onde diventa la colonna sonora della giornata, mentre una piacevole brezza rende il sole ancora più gradevole. Pranziamo direttamente sulla spiaggia, godendoci ogni istante di questa inattesa pausa di relax. Passeggiamo a lungo sulla battigia, osservando i bagnanti, le famiglie e i numerosi camper che, come noi, hanno scelto di vivere l'esperienza unica di sostare direttamente sulla spiaggia. Le grandi distese di sabbia sembrano non avere confini e trasmettono un senso di libertà difficile da raccontare.
14 luglio 2026 – Saluti ad Aalborg e le scogliere di Bulbjerg
A malincuore lasciamo la spiaggia di Løkken. Prima di partire facciamo rifornimento d'acqua presso il punto di carico situato vicino ai servizi della spiaggia e ci rimettiamo in strada.

La destinazione della mattinata è Aalborg (DK), dove nostro figlio deve prendere il FlixBus per fare ritorno a Copenaghen. Parcheggiamo il camper in Gammel Færgevej, in una posizione molto comoda sia per la stazione ferroviaria sia per il terminal degli autobus. Dopo pranzo facciamo una passeggiata nel centro cittadino. Aalborg è una delle principali città dello Jutland e negli ultimi anni ha conosciuto un'importante riqualificazione urbana, soprattutto lungo il porto. Passeggiamo tra le vie del centro storico, osservando la Cattedrale di San Budolfo e alcune eleganti piazze, ma, forse anche perché veniamo da luoghi naturali di straordinaria bellezza, la città non riesce a coinvolgerci particolarmente.

Arriva presto il momento dei saluti. È sempre un piccolo nodo alla gola vedere nostro figlio salire sull'autobus e riprendere la sua strada. Noi, invece, continuiamo il nostro viaggio verso la costa occidentale.

Nel pomeriggio raggiungiamo Bulbjerg, l'unica grande scogliera calcarea della Danimarca continentale. Alta circa 47 metri sul livello del mare, si affaccia direttamente sul Mare del Nord e rappresenta uno dei punti panoramici più spettacolari della regione. Ci fermiamo inizialmente nel parcheggio superiore, dal quale si gode una splendida vista sulle dune e sull'immensa spiaggia sottostante. Da quassù il panorama è davvero grandioso. Il bianco della falesia contrasta con il blu intenso del mare e con il verde delle praterie che la circondano. Successivamente ci spostiamo nel parcheggio inferiore, più vicino alla spiaggia, dove ci concediamo una passeggiata ai piedi della scogliera. Bulbjerg è anche un'importante area naturalistica.

Durante la stagione della nidificazione ospita numerose colonie di uccelli marini, tra cui le caratteristiche gazze marine, che trovano rifugio nelle pareti rocciose.
Ceniamo ammirando il mare e lasciandoci cullare ancora una volta dal vento del Mare del Nord. Purtroppo, il parcheggio è soggetto al divieto di sosta notturna, per cui, terminata la cena, riprendiamo il camper e ci trasferiamo a Sundby. Troviamo un posto tranquillo nel parcheggio della scuola e del vicino cimitero, in Skolebakken (N 56.8773, E 8.67516), dove trascorriamo una notte silenziosa, pronti a proseguire l'esplorazione della costa danese il giorno successivo.
15 luglio 2026 – Tra antichi villaggi di pescatori, fari e i ricordi della Grande Guerra
La mattina inizia con le operazioni di carico e scarico presso l'area di sosta a pagamento di Sundby, situata nelle vicinanze del ponte. Sistemato il camper, riprendiamo il viaggio verso la costa occidentale dello Jutland. La prima tappa è Stenbjerg (DK), quello che un tempo era un piccolissimo villaggio di pescatori. (Parcheggio sterrato gratuito poco prima del borgo). Affacciato direttamente sul Mare del Nord, ancora oggi conserva intatto il fascino delle sue origini. Sulla spiaggia si allineano le caratteristiche casette in legno bianco con i tetti rossi, un tempo utilizzate per custodire reti e attrezzature da pesca, mentre alcune imbarcazioni tradizionali sono ancora adagiate sulla sabbia, proprio come avveniva quando non esistevano porti e le barche venivano tirate a riva con l'aiuto degli argani.

Proseguiamo quindi verso il Lodbjerg Fyr, uno dei fari più isolati e suggestivi della Danimarca, immerso nel vasto Parco Nazionale di Thy. Costruito nel 1883, il faro svetta per 35 metri sopra una distesa di dune, brughiere e boschi modellati dal vento.

Dalla sua sommità lo sguardo spazia per chilometri sul Mare del Nord e sull'entroterra, regalando panorami di straordinaria bellezza. Accanto al faro si trova una testimonianza meno conosciuta ma molto interessante della Seconda guerra mondiale. Durante l'occupazione tedesca, infatti, il faro venne incorporato nel sistema difensivo del Vallo Atlantico. I militari tedeschi lo utilizzavano come punto di osservazione per controllare la costa e i movimenti nel Mare del Nord. Per proteggere gli uomini dagli attacchi, fu realizzato un tunnel sotterraneo che collegava il faro con un bunker costruito tra le dune, più vicino alla spiaggia e che ancora oggi è possibile in parte vedere.
Nel pomeriggio puntiamo verso Thyborøn (DK). Avremmo potuto utilizzare il traghetto che attraversa il Limfjord, ma il servizio non era disponibile e siamo costretti a percorrere un lungo itinerario alternativo. Le ore trascorse alla guida vengono però ampiamente ricompensate dai magnifici panorami. Attraversiamo paesaggi sempre diversi, tra brughiere, lagune, canali e immense distese erbose, in una Danimarca autentica e poco turistica, dove il cielo sembra ancora più grande. Arriviamo a Thyborøn in serata e scegliamo di pernottare nel parcheggio del Sea War Museum.
Il museo che racconta la grande Battaglia dello Jutland, combattuta il 31 maggio e il 1º giugno 1916 e che fu il più grande scontro navale della Prima guerra mondiale. In queste acque si affrontarono la Royal Navy britannica e la Kaiserliche Marine tedesca con oltre 250 navi e circa 100.000 marinai coinvolti. Pur senza un vincitore definitivo, lo scontro consolidò il controllo britannico del Mare del Nord e lasciò sul fondo decine di relitti, molti dei quali vengono ancora oggi studiati dagli archeologi subacquei.
16 luglio 2026 – Tra bunker, conchiglie e il fascino di Thyborøn

La mattina lasciamo il camper nel parcheggio del museo e partiamo per esplorare Thyborøn, seguendo la comoda pista ciclabile che attraversa tutta la cittadina. La prima meta è la curiosa Casa delle Conchiglie (Sneglehuset), uno degli edifici più singolari della Danimarca. Ogni parete, sia esterna sia interna, è completamente ricoperta da milioni di conchiglie e chiocciole raccolte sulle spiagge locali. L'opera è frutto del paziente lavoro di un pescatore, Alfred Pedersen, che iniziò a decorare la propria abitazione negli anni Quaranta trasformandola, con oltre venticinque anni di lavoro, in una vera opera d'arte. Proseguendo lungo la costa incontriamo numerosi bunker in cemento disseminati sulla spiaggia. Anch'essi facevano parte del gigantesco Vallo Atlantico costruito dalla Germania nazista tra il 1942 e il 1945 per difendere le coste europee da un possibile sbarco alleato. Molti sono ormai inclinati o parzialmente inghiottiti dalla sabbia a causa dell'erosione del Mare del Nord, diventando oggi monumenti silenziosi di un passato drammatico.

Passeggiare tra questi enormi blocchi di cemento, con il rumore delle onde come unico sottofondo, suscita emozioni contrastanti. Da una parte c’è la bellezza della natura, dall'altra il ricordo della guerra che ha segnato profondamente queste coste. Una curiosità che rende ancora più simpatica Thyborøn è la presenza di una piccola attività di noleggio di vecchi ciclomotori restaurati. Si tratta soprattutto di storici Puch Maxi e di altri modelli danesi degli anni Settanta e Ottanta, riportati con cura alle condizioni originali. Turisti e appassionati possono noleggiarli per qualche ora e percorrere le tranquille strade della cittadina e della costa, vivendo un'esperienza dal piacevole sapore vintage che si integra perfettamente con l'atmosfera rilassata del luogo.

Dopo pranzo riprendiamo il viaggio verso sud, costeggiando ancora il Mare del Nord, fino a raggiungere il Bovbjerg Fyr, uno dei fari più affascinanti della costa occidentale danese. La sua torre, dipinta di un intenso colore rosso, svetta sulla cima di una falesia alta oltre quaranta metri e domina un lunghissimo tratto di costa sabbiosa. Costruito nel 1877, il faro rappresentava un fondamentale punto di riferimento per la navigazione lungo uno dei tratti di mare più insidiosi della Danimarca. Il panorama è magnifico. Dalla sommità della scogliera lo sguardo si perde sull'infinita spiaggia battuta dalle onde e sulle alte dune modellate dal vento. Il contrasto tra il rosso acceso del faro, il verde dei prati, il giallo delle scogliere e il blu intenso del Mare del Nord crea uno scenario di rara bellezza. Passeggiamo lungo il bordo della falesia, fermandoci più volte ad ammirare il paesaggio e a fotografare questo luogo che diventa senza dubbio uno dei nostri preferiti dell'intero viaggio.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Søndervig, una delle località balneari più rinomate della costa occidentale danese. Per la notte scegliamo il nuovo parcheggio adiacente al supermercato Netto (Nyhavn Parkeringsplads - N 56.117589, E 8.120276), comodo, gratuito, tranquillo e perfetto come base per visitare il paese il giorno seguente.
17 luglio 2026 – Sculture di sabbia, mare e il faro di Lyngvig
La giornata inizia sotto una pioggia leggera che sembra voler rovinare i nostri programmi. Fortunatamente, proprio mentre raggiungiamo il parcheggio vicino all'esposizione delle celebri sculture di sabbia di Søndervig, le nuvole iniziano ad aprirsi e la pioggia smette quasi completamente.

Ogni estate Søndervig ospita uno dei più importanti festival di sculture di sabbia del mondo. Artisti provenienti da numerosi paesi realizzano spettacolari opere utilizzando esclusivamente sabbia e acqua, creando autentici capolavori destinati a durare solo una stagione. Le sculture, alti diversi metri e ricche di dettagli incredibili, raccontano ogni anno un tema differente. Personaggi storici, miti, animali, monumenti e scene fantastiche prendono forma con una precisione sorprendente. È difficile immaginare che opere così perfette siano costruite con un materiale tanto fragile. Terminata la visita raggiungiamo la grande spiaggia di Søndervig, considerata da molti una delle più belle della Danimarca. La sabbia è finissima e compatta, mentre l'ampiezza dell'arenile lascia davvero senza parole. Il Mare del Nord continua a mostrare il suo carattere con onde regolari e una piacevole brezza che accompagna la nostra lunga passeggiata sulla battigia. Rientriamo quindi nel centro del paese, raccolto ma molto vivace, con negozi, caffetterie e piccole botteghe. Prima di ripartire facciamo tappa da Ejvinds, una delle panetterie più conosciute della zona, dove a cquistiamo pane appena sfornato e alcuni ottimi dolci da gustare durante il viaggio.

Nel pomeriggio percorriamo pochi chilometri fino al Lyngvig Fyr, il faro bianco che domina l'ingresso del fiordo di Ringkøbing. Lasciamo il camper nel comodo parcheggio gratuito situato ai piedi della duna e ci incamminiamo lungo il sentiero che conduce alla torre.
Costruito nel 1906, il faro è alto 38 metri e, grazie alla posizione sopraelevata della duna, offre uno dei panorami più spettacolari della costa occidentale danese. Da una parte si estende l'immensità del Mare del Nord con le sue spiagge infinite, dall'altra le acque tranquille del Ringkøbing Fjord, separate soltanto da una sottile lingua di sabbia. Il contrasto tra i due ambienti rende questo luogo particolarmente suggestivo. Passeggiamo tra le dune ricoperte di erica e di erbe selvatiche, respirando l'aria salmastra e godendoci ancora una volta quella sensazione di pace che accompagna gran parte del nostro viaggio lungo le coste della Danimarca. Terminata la visita al Lyngvig Fyr scopriamo che, purtroppo, non è consentito trascorrere la notte nel parcheggio del faro. Decidiamo quindi di proseguire verso Esbjerg (DK), città che avevamo previsto di visitare il giorno seguente.
L'impressione iniziale, però, non è delle migliori. Esbjerg appare subito come una città fortemente industriale, dominata dal porto commerciale, dalle infrastrutture e da un'intensa attività legata all'energia offshore del Mare del Nord. Giriamo tra tre diversi parcheggi nella speranza di trovare un luogo tranquillo dove fermarci per la notte, ma nessuno riesce a convincerci. L'atmosfera ci sembra poco accogliente e ben diversa da quella delle cittadine visitate nei giorni precedenti. Decidiamo così di rinunciare alla visita del centro e di raggiungere direttamente uno dei simboli della città, Men at Sea (Mennesket ved Havet). (Grande parcheggio dall’altra parte della strada e uno più piccolo adiacente le statue)

Le quattro gigantesche statue bianche, alte nove metri e rivolte verso il Mare del Nord, furono realizzate dallo scultore Svend Wiig Hansen nel 1995 per celebrare il centenario del Comune di Esbjerg. Sedute una accanto all'altra e immobili davanti all'immensità del mare, sembrano osservare l'orizzonte in un silenzioso dialogo con l'oceano. Arriviamo proprio al tramonto, quando la luce dorata accarezza le candide figure e il cielo si tinge lentamente di sfumature arancioni e rosate. L'effetto è straordinario, con le statue che assumono un aspetto quasi irreale, sospeso tra arte e natura.
Restiamo a lungo ad ammirarle. È uno di quei luoghi nei quali il paesaggio e l'opera dell'uomo sembrano fondersi perfettamente.
Concludiamo quindi la nostra lunga giornata dirigendoci verso Ribe.
La nostra prima scelta è l'area camper gratuita di Stampemøllevej 1, dotata anche dei principali servizi, ma al nostro arrivo ogni posto risulta occupato. Dopo una breve ricerca troviamo un'ottima alternativa nel parcheggio di Damvej 40, tranquillo, silenzioso e a pochi minuti dal centro storico, dove trascorriamo finalmente una notte davvero serena.
18 luglio 2026 – Ribe, la città più antica della Danimarca

La mattinata è interamente dedicata alla scoperta di Ribe, considerata la città più antica della Danimarca. Fondata agli inizi dell'VIII secolo come importante emporio commerciale dei Vichinghi, conserva ancora oggi un centro storico straordinariamente ben preservato.
La città prende il nome dal piccolo fiume Ribe Å, che l'attraversa placidamente prima di raggiungere il Mare di Wadden. In passato le sue acque alimentavano numerosi mulini e costituivano un'importante via commerciale; uno degli antichi mulini è ancora oggi visibile e testimonia il ruolo fondamentale che il fiume ha avuto nello sviluppo della città. Passeggiare per Ribe è come fare un salto indietro nel tempo. Le strette vie acciottolate si snodano tra decine di antiche case a graticcio, molte delle quali risalgono al XVI e XVII secolo. Le facciate leggermente inclinate, le travi in legno scuro, le finestre decorate con fiori e i tetti in coppi creano un'atmosfera fiabesca che ricorda le illustrazioni dei libri di storia.
Il cuore della città è dominato dalla maestosa Cattedrale (Ribe Domkirke), l'unica grande chiesa romanica della Danimarca, costruita prevalentemente in tufo vulcanico importato dalla Renania. La sua costruzione iniziò intorno al 1150 e nei secoli successivi venne ampliata con elementi gotici. L'imponente torre, alta oltre cinquanta metri, domina tutto il centro storico e rappresenta il principale punto di riferimento della città.
All'interno si possono ammirare splendidi portali scolpiti, antichi affreschi e moderne opere dell'artista Carl-Henning Pedersen che convivono armoniosamente con l'architettura medievale.


Nel pomeriggio il tempo cambia improvvisamente. Il vento aumenta d'intensità, arrivano pioggia e aria fredda e decidiamo di dedicare qualche ora ad attività più pratiche. Raggiungiamo il supermercato Føtex, poco fuori dal centro, per fare rifornimento di viveri e approfittiamo dell'occasione per smaltire le bottiglie vuote utilizzando il sistema danese del Pant. In Danimarca, infatti, su quasi tutte le bottiglie e lattine viene applicata una cauzione che varia in base al formato. Restituendo i contenitori nelle apposite macchine automatiche presenti all'ingresso dei supermercati si ottiene uno scontrino con il valore della cauzione, utilizzabile direttamente alla cassa come sconto sulla spesa oppure convertibile in denaro. È un sistema estremamente semplice ed efficiente che incentiva il riciclo e contribuisce a mantenere pulito il territorio.
Terminata la spesa iniziamo ad avvicinarci all'isola di Mandø, meta prevista per il giorno successivo.

Per la notte scegliamo il parcheggio della Hviding Kirke, una piccola e antica chiesa di campagna circondata dal suo caratteristico cimitero. Il luogo è incredibilmente tranquillo e trasmette quella pace tipica delle campagne danesi.
19 luglio 2026 – L'isola di Mandø e la strada che scompare con la marea
La notte trascorre serenamente, anche se viene movimentata da qualche improvviso abbaio della nostra cagnolina che, per qualche istante, ci fa immaginare di essere diventati gli inconsapevoli protagonisti del trailer di Thriller di Michael Jackson, circondati dal silenzio della chiesa e del piccolo cimitero. Al mattino il cielo cambia nuovamente volto. Dopo la pioggia torna finalmente il sole e ci dirigiamo verso il punto di partenza dei caratteristici Traktorbus, gli insoliti autobus trainati da enormi trattori che collegano la terraferma all'isola di Mandø.

Mandø è infatti una delle pochissime isole europee raggiungibili attraverso una strada completamente sommersa dall'alta marea. La carreggiata attraversa il Mare di Wadden, patrimonio mondiale UNESCO, e può essere percorsa soltanto durante le ore di bassa marea. Per questo motivo gli orari di accesso cambiano ogni giorno seguendo il ritmo delle maree. Arrivati al parcheggio scopriamo però che l'unica corsa della giornata, con partenza alle 11 e ritorno alle 15, è appena partita. Ci spostiamo allora di circa due chilometri fino all'ultimo parcheggio prima dell'inizio della strada sterrata, ancora indecisi sul da farsi. Proprio in quel momento arriva un altro camper. Chiediamo informazioni ai simpatici occupanti, una coppia tedesca, che ci rassicura sulle ottime condizioni della strada.
A quel punto decidiamo di attraversarla con il nostro camper.

La traversata si rivela una delle esperienze più particolari dell'intero viaggio. La carreggiata attraversa un'immensa distesa pianeggiante di prati salmastri e canali che, poche ore dopo, verrà completamente ricoperta dall'acqua. Guidare in mezzo a questo paesaggio dà quasi l'impressione di attraversare il mare, immaginando la forza con cui la marea tornerà presto a riconquistare ogni cosa. Anche sull'isola troviamo facilmente parcheggio, proprio accanto alla fermata dei trattori bus e vicino al piccolo campeggio. Mandø è minuscola. Poche case, una locanda, un paio di bar-ristoranti e una tranquillità assoluta caratterizzano questo piccolo villaggio abitato da poche decine di residenti. Tra un raggio di sole, qualche improvviso acquazzone e un vento che non smette mai di soffiare, raggiungiamo la piccola chiesa del paese. Al suo interno notiamo subito le caratteristiche barche appese al soffitto, antica tradizione diffusa nelle comunità marinare del Nord Europa, che avevamo già osservato durante i nostri viaggi in Bretagna e in Norvegia. Questi modellini rappresentano un'offerta votiva e un simbolo di protezione per tutti coloro che affrontavano il mare.
Passeggiamo poi fino alla spiaggia che, più che un vero litorale, assomiglia a una vasta palude salmastra. Il paesaggio è completamente diverso dalle grandi spiagge sabbiose della costa occidentale. Qui dominano il silenzio, gli uccelli e l'acqua che cambia continuamente aspetto seguendo il ritmo delle maree. Ancora una volta scrutiamo a lungo l'orizzonte nella speranza di avvistare qualche foca, ma anche oggi sembrano aver deciso di nascondersi. Nonostante ciò, Mandø ci conquista completamente. È un luogo fuori dal tempo, isolato dal resto del mondo e profondamente legato ai ritmi della natura.
Dopo un pranzo veloce riprendiamo la strada del ritorno, facendo attenzione agli orari della marea che, di lì a poco, potrebbe nuovamente sommergere la carreggiata. Poiché sappiamo già che sarà difficile trovare un parcheggio adatto per trascorrere la notte sull'isola di Rømø, prevista per il giorno seguente, preferiamo fermarci sulla terraferma. Raggiungiamo così Storegade 42, a Skærbæk, dove troviamo un tranquillo parcheggio pubblico nel quale concludiamo un'altra intensa giornata di viaggio.
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- Scritto da Lorenzo
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Valle del Metauro: in camper alla scoperta di luoghi e tesori sconosciuti

A zonzo a ritmo slow in questa terra di confine sull’Appennino umbro-marchigiano alla ricerca del bello in queste atmosfere medievali e rinascimentali, curiosità, scoperte ed eccellenze gastronomiche, ma soprattutto molto ricettiva con tanti approdi gratuiti
di Marzia Mazzoni
Questo itinerario è nato per caso, senza programmazione, senza pianificazione, cosa molto anomala e strana secondo il nostro modo di viaggiare. La pianificazione è avvenuta in loco grazie al sito della Regione Marche che fornisce tante indicazioni.
Ogni tappa è stata una piacevole scoperta, un crescendo di emozioni e di cose inaspettate.
Voto finale? 10 lode a questa zona per ricettività e per l’attenzione verso il turista.
Siete pronti a partire insieme a noi? Ecco il nostro itinerario con tutte le indicazioni.
Benvenuti a bordo!
Ecco il video dei ricordi di viaggio
Il valico appenninico di Bocca Serriola (m 730 slm) che fa da confine tra Umbria e Marche, molto amato dai motociclisti, ci porta in questa vallata tutta da scoprire.
Siamo nella VALLE DEL METAURO, poco conosciuta e al di fuori del turismo di massa, ha tanto da raccontare al visitatore che vuole prendersi tempo e scoprirla in tutti i suoi angoli, poi ha la grande particolarità di essere molto ricettiva per noi turisti itineranti in camper grazie alla presenza di tante aree sosta quasi sempre gratuite.
Il primo borgo che incontriamo e che invita a fermarsi e ci da il benvenuto in questo delizioso angolo di Marche è APECCHIO.
APECCHIO – città della birra

O per meglio dire “capitale della birra artigianale di qualità”...
La cosa buffa e curiosa è che visitiamo questo borgo il 6 agosto, dichiarata giornata mondiale della birra: che coincidenza!
Lorenzo ed io non siamo grandi bevitori di birra, preferiamo di gran lunga molto di più il vino, però la cosa ci incuriosisce e ci fa piacere scoprire questa eccellenza made in Italy.
L’area camper è in paese (attenzione che il venerdì è giornata di mercato!), comoda per raggiungere i vari punti di interesse.
Sul sito turistico www.vivereapecchio.it abbiamo scaricato sullo smartphone la mappa con il percorso consigliato; è possibile comunque ritirarla in forma cartacea così come altro materiale informativo all’Ufficio Turistico che si trova sotto al Palazzo Ubaldini.
Apecchio, posta nel crocevia tra Marche, Toscane e Umbria, era all’interno della Vaccareccia, ovvero il territorio attraversato dal fiume Biscubio e dominato dalla famiglia degli Ubaldini di origini toscane, il palazzo principale del borgo ne porta il nome e racconta la storia di questi signori. Siamo ad un’altitudine di 493 metri slm.
Il percorso consigliato si snoda tra luoghi sacri quali piccole chiese con all’interno deliziosi affreschi e crocifissi lignei oppure luoghi storici che raccontano del Medioevo e della comunità ebraica.
Tanti i punti di interesse che si ammirano in questo saliscendi di viuzze e deliziosi scorci.
Tutto è molto genuino qui, anche le persone che ci vivono che seguono il nostro “ficcanasare” in queste viuzze con tanta ospitalità scambiando anche qualche parola senza farsi remora se siamo “foresti”.
La birra è protagonista di questo borgo, che viene prodotta artigianalmente con l’acqua del Monte Nerone e la si abbina con il tartufo, altro protagonista della zona. Qui la chiamano “alogastronomia” il connubio tra birra di qualità, prodotti del territorio e cultura locale.
Scopriamo all’interno dello IAT che c’è una vera e propria “strada della birra” che tocca varie località marchigiane, tra cui anche Apecchio… Eh, ci mancherebbe che non ci fosse, la chiamano “città della birra”!
Dove gustarla? Acquistandola nei vari negozi di alimenti presenti nel borgo, nei ristoranti e bar, ma anche nel birrificio Collesi che si trova a pochissimi chilometri fuori Apecchio.
Cascata della GORGACCIA

Notiamo le indicazioni poste sul viale di Velluto e decidiamo di raggiungere questo punto di interesse immerso nella natura incontaminata che attornia Apecchio.
Dista circa 3 chilometri dal punto sosta camper oppure 2 se si calcola il percorso dall’acqua sulfurea al termine del Viale di Velluto da dove parte il sentiero indicato con i numeri 238A – 239.
La camminata non è impegnativa perché non presenta difficoltà altimetriche, serve però un abbigliamento adeguato (scarponi e bastoncini se siete insicuri nel muovervi) perché si attraversano alcuni guadi e passaggi un po’ fangosi.
Il sentiero inizialmente è ampio e scende verso l’alveo del Fosso dei Tacconi, poi si prosegue per tratti ombreggiati fino ad arrivare alla suggestiva Cascata della Gorgaccia, molto affascinante con la sua bella pozza d’acqua che sembra una piscina.
Causa forte siccità di questo periodo, non ha una grossa portata d’acqua, sicuramente la primavera è il periodo migliore per ammirarla.
Lasciamo Apecchio e raggiungiamo il prossimo borgo dell’Alta Valle del Metauro.
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PIOBBICO: il Borghetto e il Club dei Brutti

Percorriamo soltanto una decina di chilometri per raggiungere questa nuova tappa, cambia però il panorama e l’imponenza del Monte Nerone domina questo tratto di vallata.
L’area camper gratuita è comoda come approdo e si trova a pochi passi dal paese.
Piobbico a metri 339 slm è racchiusa tra le due montagne dell’Appennino umbro-marchigiano che danno una suggestiva panoramica molto “green”: il Monte Nerone (m 1526 slm raggiungibile con una camminata abbastanza impegnativa visto il dislivello da affrontare) e monte Montiego (m 975 slm).
La camminata verso il centro regala scorci naturalistici e paesaggistici di grande fascino, anche se l’effetto WOW di Piobbico è il suo Borghetto. Atmosfere medievali che si respirano entrando nelle porte di accesso di questo nucleo di case che abbracciano il Castello Brancaleoni che domina l’abitato.
Immergersi in queste viuzze regala a noi visitatori curiosi tanti scorci da ammirare e fotografare.
Il castello è visitabile (a pagamento) ed è possibile prenotare una guida per scoprire in maniera più approfondita la storia ed accedere ad alcune sale. Noi entriamo senza guida e ammiriamo il bello di questo luogo di grande fascino. Alcune sale ospitano attrezzi e oggetti del lavoro rurale e di antichi mestieri.
La visita è davvero molto interessante.
Scendendo verso il paese, si visitano alcune chiese presenti, ma la cosa più curiosa è il sentiero dei folletti, nulla di particolare in questo senso, ma di grande fascino perché è una passeggiata panoramica che regala scorci molto suggestivi verso il Borghetto. Non è impegnativa e si può percorrere con calzature normali.
La cosa più curiosa però di questo borgo è il Club dei Brutti, sì avete letto bene: una vera e propria Associazione Nazionale, pensate che ci sono ben più di 30.000 iscritti. Il tutto nacque nella seconda metà del 1800 quando il numero di donne in attesa di marito contava 128 zitelle contro 67 celibi e soprattutto superava il limite dei dei 35 anni. La zitella era un peso per la famiglia, quindi un gruppo di padri decise di creare questa Associazione per poter “accasare” le proprie figlie. Attualmente ha altri scopi, però la cosa curiosa rimane e sapete qual è lo slogan? “La bruttezza è na’ virtù, la bellezza è schiavitù”!
Lasciamo Piobbico e il fascino del monte Nerone e proseguiamo per raggiungere la prossima tappa che in tanti la conoscono per la sua particolarità molto “pregiata”.
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ACQUALAGNA: capitale del tartufo
Questo paese verso le Gole del Furlo non ha bisogno di tante presentazioni, è famoso in tutto il mondo per il suo fungo ipogeo che qui richiama appassionati da tutto il mondo, soprattutto in autunno quando si svolge la Fiera Nazionale del Tartufo.
Ne vale una sosta tutto il periodo dell’anno non soltanto per visitare il centro storico che di per sé risulta abbastanza anonimo, ma in realtà per visitare il Museo del Tartufo che si trova in piazza E. Mattei 1 (dove si trova la casa natale di Enrico Mattei – il fondatore dell’Eni).
Più che una mostra è una vera e propria esperienza multisensoriale visitare questo museo che attraverso le varie sale e postazioni multimediali racconta tutto ciò che ruota attorno al tartufo; noi ci facciamo coinvolgere a ficcanasare tutte le sale e trascorriamo un’oretta ed entrare nel vivo di ciò che rappresenta il tartufo per Acqualagna, ora e in passato.
Pensate che qui ad Acqualagna sono passati nomi noti comeTony Curtis, l’attore americano, ma anche Tognazzi, Mastroianni e altre celebrità, sì perché ad Acqualagna è l’unico posto sul pianeta dove sono presenti 9 varietà di tartufo e tutta l’economia del paese ruota attorno a questo.
Dopo l’esperienza del museo, ci spostiamo nella bottega di fronte per far scorta di salse al tartufo e portare a casa questi souvenir mangerecci che ci faranno rivivere il ricordo di questa vacanza. Sarebbe bello poter uscire da questo schermo e farvi “annusare” l’aroma di questo prezioso prodotto del sottosuolo e coinvolgervi in questa esperienza… però, ahimè non è ancora stato inventato nulla di questo… Pazienza! Vorrà dire che dovrete andarci di persona e scoprire il tutto con il vostro naso e palato...
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MONTE PETRANO: un altopiano con prati immensi

Ci concediamo una piccola deviazione sul tema “valle del Metauro” e ci allontaniamo di qualche chilometro dal percorso per raggiungere la vetta del Monte Petrano.
Da Cagli si risale su e dopo 12 tornanti si arriva sulla cima di questo monte, che con i suoi 1162 metri slm è la più bassa vetta rispetto ai vicini Catria e Nerone, ma la cosa più spettacolare è questo altopiano di prati dove si trova questo piccolo campeggio, molto spartano e con servizi essenziali.
Al nostro arrivo in serata veniamo accolti da un vento fortissimo, un’atmosfera magica e poco dopo un tramonto da favola… Come inizio non è male, eh?!? Tramonti spettacolari saranno in totale 2, come le notte che trascorreremo qui.
Se vi volete rilassare, questo è il posto giusto. Il luogo è molto suggestivo con panorami mozzafiato e viste che spaziano dal Conero al monte Titano di San Marino fino alle vette dell’Umbria come il monte Cucco.
Dicono che il monte Petrano sia un luogo magico a qualsiasi stagione, come ad esempio a maggio quando si riempie di narcisi. Noi era tanto tempo che lo avevamo inserito nella “lista dei desideri” dei luoghi da visitare e finalmente siamo riusciti ad esaudire questo nostro volere, lasciandoci soddisfatti e soprattutto emozioni al di sopra delle aspettative.
Dopo il fresco relax del monte Petrano, ritorniamo verso la vallata e raggiungiamo la prima località dell’Alta Valle del Metauro: Fossombrone.
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FOSSOMBRONE – storia, arte e natura sulle sponde del Metauro

Siamo a quota 118 metri slm e la temperatura è nettamente diversa da quella del monte Petrano, il caldo si fa sentire pure qui.
Parcheggiamo il camper e a piedi raggiungiamo il centro storico che si struttura su due livelli: la parte basse su via Garibaldi dove sotto ai portici si trovano tantissimi palazzi storici, ci facciamo affascinare da questi edifici, ma soprattutto da questi ricchi portali decorati in arenaria, spesso a bugne, che attestano l'attività degli scalpellini della vicina Sant'pIpolito (un paesino a 7/8 chilometri famoso fin dal Medioevo per le sue cave di pietra e marmo e l’arte degli scalpellini9, in molti sono presenti anche curiosi “bussarelli” (una signora del posto ce li indica chiamandoli così) chiamati comunemente batacchi.
Troviamo quasi tutte le chiese chiuse e ci spiace perché avremmo voluto visitarle all’interno visto che per molte sono citate cose belle da vedere all’interno, proseguiamo fino alla Cattedrale dove dalla piazza antistante, si risale e si raggiunge la parte alta di Fossombrone: la cittadella.
Assolutamente da non perdere è l’occhio di Fossombrone, che si può ammirare nel parco fluviale e dove il ponte della Concordia con il suo arco riflesso forma un vero e proprio “occhio”. Questo ponte fu realizzato in pietra del Furlo e rivestito di mattoni, venne però distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale ad opera dei Tedeschi, e ricostruito nel 1947 fedele all’originale.
Fossombrone per gli amanti dell’arte offre anche una ricca offerta quali la Casa Museo Quadreria Cesarini e la Pinacoteca civica.
A circa 2,5 km da Fossombrone verso Calmazzo ci sono le Marmitte dei Giganti. Fermando il camper nei parcheggi disponibili si raggiunge questa forra dove è possibile noleggiare le canoe oppure scendere a piedi e godersi di un bagno rigenerante nel fiume Metauro.
Tutto molto affascinante così pure queste “marmitte dei giganti” e questo canyon scavato nella roccia.
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SANTUARIO DEL BEATO BENEDETTO

Una strada in salita ci porta in cima ad un colle dove tra piante di cipresso sorge il Convento Santuario del Beato Benedetto Passionei dei Frati Francescani Cappuccini, qui siamo in frazione di Colle San Giovanni. Il panorama che si gode da quassù è spettacolare. All’interno della Chiesa sono custodite alcune opere d'arte di un certo pregio quali: il coro ligneo del settecento, la Madonna con i santi, tela posta sull'altare maggiore in legno del 18º secolo. Nella cappella di sinistra sono custodite le reliquie del beato Benedetto Passionei (Marco Passionei).
Lasciamo Fossombrone e ci dirigiamo verso Urbino, che non visitiamo perché già vista e vissuta un paio di anni fa (vi invitiamo anzi a leggere il nostro itinerario → A spasso per Urbino: 10 (+1) tappe imperdibili) e ci fermiamo invece nel paese natale del Bramante: Fermignano.
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FERMIGNANO: Bramante e palio della Rana

Il piccolo paese, che si affaccia sulle rive del fiume Metauro ad un’altitudine di 200 metri slm, è famoso per aver dato i natali a Donato Bramante, il famoso architetto rinascimentale che noi ricordiamo per la sua bella e famosa scala nei Musei Vaticani, anche se durante la sua vita realizzò tantissime altre opere.
Fermignano è anche “città della birra” che se avete letto questo itinerario dall’inizio ricorderete che anche Apecchio lo è, questi paesi sono inseriti in questo circuito chiamato “le strade della birra” (borghi e birra artigianale nella Regione Marche).
Passeggiando per le vie di questo borgo si può ammirare la sede del Comune, dove un tempo sorgeva la casa natale del Bramante, proprio qui si trova anche un piccolo locale adibito ad ufficio turistico, vale la pena entrare ed ammirare la collezione di rane, sì avete letto bene: rane, di tutte le dimensioni e tipologie. Questo è perché Fermignano è famosa per il Palio della Rana che si svolge tutti gli anni in aprile dove 7 contrade si disputano per vincere l’ambito trofeo.
Vi consigliamo di raggiungere il ponte sul fiume Metauro dove sorge la torre Medievale e da qui si ammirano scorci molto caratteristici. Localini caratteristici e botteghe di prodotti tipici completano il quadro di questo paese.
Lasciamo Fermignano per raggiungere la prossima tappa: URBANIA.
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Il BARCO DUCALE

Si trova poco sopra il paese di Urbania dove sorge questa affascinante residenza nobiliare voluta da Federico da Montefeltro nel 1465 come riserva di caccia. Un tempo Urbania era chiamata Casteldurante e questa zona, secondo il duca era un luogo idoneo per trascorrere il tempo libero che raggiungeva via terra o via fiume, perché proprio qui sotto al Barco Ducale scorre il fiume Metauro.
Pensate che un complesso sistema di chiuse permetteva al Duca e ai suoi ospiti di raggiungere il Palazzo Ducale (o viceversa da Barco) tramite imbarcazione.
Quello che ammiriamo ai giorni nostri fu un un convento dedicato a San Giovanni Battista della seconda metà del XVIII secolo che oggi viene utilizzato come Residenza Artistica e Creativa, una targa ricorda anche il defunto cantante Ivan Graziani a cui viene dedicato questo Centro Musicale, in quanto il cantautore era amico di questi luoghi. Attorno si trova un bel parco dove è possibile passeggiare e praticare attività fisica.
Decidiamo di pernottare nell’area camper proprio di fronte al Barco Ducale per beneficiare della frescura serale che da qui si gode e anche della prospettiva molto affascinante di questo posto.
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URBANIA: capitale d’Italia della Befana, città della ceramica (e delle mummie)

Molti la conoscono per la città della Befana grazie agli eventi che ogni anno richiamano tanti turisti nel periodo dell'Epifania.
Noi invece la ricorderemo per il suo fascino, un paese ordinato e molto interessante da visitare a ritmo slow in questo centro storico lastricato a sampietrini dove spuntano chiese, palazzi e scorci molto suggestivi.
E che dire della curiosità del museo delle mummie e della loro bizzarra storia? Molto interessante e soprattutto unico, tanto che anche il National Geographic prese in studio questi corpi mummificati. Ma andiamo per gradi che ve la raccontiamo per benino.
Lasciamo il camper nel parcheggio con camper service del piazzale delle corriere che si trova a inizio paese e percorrendo via Garibaldi raggiungiamo la piazza da cui si dipanano le varie vie del centro storico, la prima a destra Corso Vittorio Emanuele ospita lo IAT dove gentilmente ci viene fornita la mappa di Urbania e tutte le informazioni per la visita.
Il percorso è semplice da fare grazie ai numeri apposti con una targa in ceramica fissati su ogni monumento che corrisponde a quello indicato sulla mappa. Tante chiese presenti, tutte molto affascinanti anche se quella più famosa ed attrattiva è quella della Chiesa dei Morti dove all’interno sono custodite le mummie. L’ingresso a pagamento permette di accedere a questo luogo dove sono esposti i corpi mummificati di persone che furono ritrovate nei terreni adiacenti alla Chiesa. Il simpatico custode ci racconta con una bella chiacchierata di circa 20 minuti la storia di questi corpi, il perché della conservazione ma soprattutto li spiega uno ad uno e ne narra la vita e la loro storia. Davvero una visita molto curiosa e affascinante.
Con lo stesso biglietto si accede alla visita del museo Leonardi dove all’interno sono custodite opere d’arte e maioliche perché ricordiamo che qui un tempo quando Urbania si chiamava Casteldurante, si producevano le più belle maioliche del Rinascimento.
“… e la piccola tavola del tè era pronta con tazze e sottocoppe in maiolica di CastelDurante, antiche forme d’inimitabile grazia…” (Gabriele D’Annunzio – Il Piacere)
Dal ‘94 Urbania è riconosciuta come “zona di produzione della ceramica artistica e tradizionale”, fu il primo Comune delle Marche a ricevere questo marchio, entrando a far parte dell’AICC (associazione italiana della città della Ceramica). Sinceramente avremmo voluto trovare qualche negozietto che esponesse queste eccellenze artistiche, cosa che invece non vediamo in nessuna via… Pazienza!
Il punto più suggestivo per fotografare Urbania è dal Ponte del Riscatto, così chiamato perché un tempo quando l’antica Durante era tutta rinchiusa all’interno delle possenti mura, per accedervi bisognava pagare un obolo, per l’appunto un riscatto.
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La CASCATA DEL SASSO

Ci spostiamo di pochi chilometri da Urbania per raggiungere Sant’Angelo in Vado. L’area attrezzata è dislocata in periferia, vicino alla zona artigianale, dista dal paese circa un paio di chilometri. Ci fermiamo per il pranzo qui all’ombra degli alberi, scomoda per visitare Sant’Angelo sul Vado, ma comodissima invece per la cascata.
Una piccola passeggiata e ci troviamo di fronte a quelle che vengono definite dagli esperti “dal punto di vista paesaggistico, tra le 10 balze più belle d’Italia” e noi ci crediamo perché sono davvero proprio suggestive.
SANT’ANGELO IN VADO: tra tartufo bianco, mosaici e bellezze storiche

Lasciamo il camper in sosta in un parcheggio vicino al supermercato COOP e le insegne che balzano subito agli occhi sono quelle della mostra mercato che ogni anno da ottobre si svolge qui per celebrare uno dei prodotti clou: il tartufo bianco.
A piedi ci incamminiamo per visitare quella che fu la Tifernum Mataurense, la città romana sulle sponde del Metauro vicino alla strada consolare Flaminia e parte dell’antica Massa Trabaria, la regione storica così chiamata perché da lì provenivano i tronchi per realizzare travi che che venivano trasportate a Roma lungo lungo il fiume Tevere.
Il paese è molto carino tra palazzi storici, chiese e deliziosi scorci che attendono solo di essere immortalati. Lo visitiamo a ritmo slow questo borgo, come del resto avrete capito è il nostro stile, passeggiando tra queste viuzze dove spunta ora la facciata di un edificio storico, ora un localino caratteristico e anche botteghe che vendono prodotti locali come le carni provenienti dai pascoli circostanti.
Curiosa la chiesa di San Filippo su base ottagonale, bella la piazza dove si trova il palazzo Comunale con la statua del Papa, ma la cosa più affascinante e straordinaria qui a Sant’Angelo in Vado è la Domus del Mito, ovvero la casa con mosaici che visitiamo accompagnati da una simpatica signora dell’Ufficio Turistico che ci introduce all’interno dell’area visitabile (ingresso a pagamento).
La parte visitabile è la metà circa di ciò che era la vera e propria Domus del Mito, un’area di 480 metri quadri contro i 1000 esistenti. I mosaici sono bellissimi, di grande fascino e soprattutto ben conservati, viene considerato il più cospicuo tesoro ritrovato nelle Marche negli ultimi anni. I pavimenti rappresentano soggetti vari a tema mitologico. C’è una leggenda che sostiene che la DOMUS fu un omaggio degli Dei per celebrare l’amore contrastato ma indissolubile tra il ricco romano Mennenio e la povera celtica Nicia. Una storia che narra anche di tartufo e una figura maschile in un mosaico ne riporterebbe uno in mano. Fermatevi all’ufficio turistico e fatevi consegnare i vari depliant che narrano di questa storia curiosa ma molto affascinante.
Salutiamo Sant’Angelo in Vado e ci apprestiamo a raggiungere una delle ultime tappe di questo itinerario alla scoperta della Valle del Metauro: Mercatello sul Metauro.
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MERCATELLO SUL METAURO: un borgo bello bello

L’area camper completamente gratuita con allaccio elettrico e una temperatura gradevole, siamo a quota m 429 slm, ci danno il benvenuto in questo paese a pochi chilometri da Sant’Angelo in Vado.
Mercatello sul Metauro è insignito come uno dei “Borghi più belli d’Italia” e “Bandiera Arancione” del TCI, riconoscimenti che li merita appieno.
Il paese ha origini storiche antiche, trovandosi al confine tra le due Regioni, Marche ed Umbria, era punto strategico di scambi commerciali e la piazza Garibaldi era il luogo dove avveniva e dove tuttora si tiene il mercato.
All’ingresso del paese si trova la statua di Santa Veronica Giuliani, che nacque qui a Mercatello il 27 dicembre 1660 protettrice dei giocatori di scherma (decreto pontificio del 2017).
La chiesa di San Francesco è la prima che si incontra, la visita all’interno avviene solo con la guida che accompagna alla scoperta di questo edificio religioso che raccoglie tante opere di grande pregio.
La camminata nel centro storico è piacevole attorniati da questa atmosfera d’altri tempi caratterizzata dalle case in sasso e da tanti scorci molto suggestivi.
Tante chiese disseminate in queste vie invitano ad entrare per ammirare il patrimonio artistico, vi segnaliamo di grande interesse e fascino all’interno della Chiesa della Collegiata un’icona raffigurante la Madonna col Bambino antecedente al 1100, importante testimonianza di arte bizantina.
D’obbligo è una camminata verso il fiume Metauro per ammirare lo scorcio “romantico” che offre (la tabella con #baciami e #kissme invita pure a fermarsi per un momento di dolci effusioni).
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Castello della Pieve e Dante

A 2 chilometri da Mercatello in direzione Borgo Pace, si trova una vera e propria curiosità che in tante guide turistiche non viene menzionata e fortunatamente a noi l’hanno segnalata e così la vogliamo condividere perché merita davvero di essere visitata: il Castello della Pieve e Dante
Una deviazione verso destra e percorrendo una strada bianca si raggiunge questo gruppo di case chiamato “castello della Pieve” dove ora è presente un country house.
Al centro si trova una torre che ricorda il povero Dante, sì proprio il nostro Sommo Poeta perché proprio qui il 4 ottobre del 1301 Carlo di Valois e Corso Donati decisero il suo esilio.
Molto suggestivo il luogo, frequentato da stranieri in vacanza, però sicuramente ne vale una sosta fugace per visitare questo delizioso borgo storico.
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BORGO PACE: dove si incontrano il Meta e l’Auro

Il paesino non ha tanto da offrire dal punto di vista storico, visto che fu raso al suolo in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
L’antica Locanda la Diligenza è uno dei pochi edifici storici rimasti, qui tra l’800 e il ‘900 avveniva il cambio dei cavalli prima di affrontare il valico di Bocca Trabaria che porta in Umbria.
Qui partono tante passeggiate e la natura è incontaminata e rigogliosa, c’è però un luogo molto suggestivo dove si forma il fiume Metauro. Imboccando una stradina dietro alla chiesa si raggiunge il punto dove il torrente Meta e il torrente Auro si incrociano e insieme danno vita la METAURO, protagonista di questo nostro viaggio.
Nelle adiacenze del luogo c’è il Museo dei carbonai nell’edificio di una conceria dismessa, che ricorda l’antico mestiere di queste terre, purtroppo noi lo troviamo chiuso.
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LAMOLI: l’abbazia di San Michele Arcangelo

Ultima tappa di questo nostro itinerario alla scoperta della Valle del Metauro è l’abbazia Benedettina di Làmoli, fondata prima dell’anno 1000.
L’interno sobrio e spoglio è comunque di grande fascino, un romanico primitivo frutto di restauri che l’hanno riportata al suo aspetto originario.
Visitabile è pure la cripta che custodisce documenti e paramenti. Nel chiostro si trova il Museo dei Colori naturali, che purtroppo ahimè troviamo pure questo chiuso.
Il nostro viaggio si conclude percorrendo il valico di Bocca Trabaria che con i suoi 1049 metri ci fa entrare dritti dritti in Umbria. Ci fermiamo per “spezzare” il viaggio nel punto sosta di Verghereto (FC – m 812 slm) e dormire al fresco.
Prima di lasciarvi vi raccontiamo però un po’ di cose buone...
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Eccellenze gastronomiche: non solo tartufo

Acqualagna, Sant’Angelo in Vado si presentano già con il loro biglietto da visita di essere una la capitale del tartufo e l’altra la città del tartufo bianco, insomma un riconoscimento che a livello non solo nazionale le fa riconoscere un po’ ovunque.
Nella zona però si mangia e si beve bene anche al di fuori del tartufo, che non piace a tutti per il suo odore e sapore inconfondibile e molto particolare.
La Regione Marche ha istituito anche la “strada della BIRRA” un percorso che tocca i borghi con vocazione brassicola (produrre birra in poche parole), ecco allora su questo itinerario da noi realizzato i luoghi dove potrete gustare birra artigianale:
- Apecchio con il birrificio Collesi
- Fermignano con il birrificio il Mulino Vecchio
Per noi amanti del vino, la zona non soddisfa appieno il nostro interesse, unico vino che abbiamo assaggiato è il Bianchello del Metauro Doc, un vino fresco e giovane che si presta ad essere bevuto in abbinamento a tanti piatti vista la sua versatilità.
Qui siamo nella patria della crescia sfogliata e per favore non chiamatela piadina, sono cugine tra loro per vicinanza e quasi somiglianza ma hanno sapori nettamente diversi e anche la consistenza le diversifica. Noi gustammo per la prima volta la crescia sfogliata ad Urbino e ne restammo molto entusiasti, c’è chi preferisce una chi l’altra, sta di fatto che è da assolutamente assaggiare. Quel gusto saporito che le da il pepe che la fa molto ricordare e anche portare nel cuore.
Abbiamo acquistato anche la casciotta di Urbino (non caciotta, eh?!?!!!) e il tutto nacque da un impiegato del ministero nel Cinquecento fece un errore di trascrizione e da allora ha questo nome inconfondibile, tra le altre curiosità è stato il primo formaggio a ricevere la DOP (denominazione di origine protetta). Noi lo abbiamo gustato tagliato a fette sottili, insieme al lonzino marchigiano (un tipico salume locale) e utilizzato come farcitura della crescia sfogliata calda… Provare per credere che piatto godurioso!
Un consiglio per i primi piatti? I passatelli asciutti o in brodo sono una specialità da non perdere. L’elenco di piatti tipici è lunghissimo e soprattutto goloso, fatevi trasportare dal vostro istinto e sedetevi in qualche localino per assaporare questi sapori, porterete a casa tanti ricordi indelebili di questa terra molto ospitale.
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Dove sostare

La zona è molto camper friendly grazie agli innumerevoli approdi quasi tutti gratuiti. Qui trovate quelli da noi utilizzati.
Ad Acqualagna è presente anche il camper service in via Kennedy.
Indice Regione
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- Scritto da Lorenzo
- Read Time: 31 mins
Il paradiso può attendere, la Sardegna no!

On the road da Trieste alle spiagge caraibiche dell’isola mediterranea (in bassa stagione)
di Silvia F.
Un lungo viaggio in camper da Trieste alla Sardegna, seguendo la costa tra Tavolara, Ogliastra, Costa Rei, Sulcis, Oristanese, Alghero, Stintino e Castelsardo, il tutto raccontato dall'amica di Vacanzelandia Silvia F.
In camper il viaggio inizia nel momento stesso in cui si chiude la porta di casa. Ma la vera magia comincia quando il profumo del mare cambia improvvisamente, quando la luce diventa più intensa e il tempo sembra rallentare. La nostra Sardegna è iniziata così, chilometro dopo chilometro, inseguendo spiagge bianche e tramonti infuocati.
16 maggio 2026
Da Trieste a Marina di Massa, il viaggio verso il mare
Partiamo da Trieste con calma, lasciandoci alle spalle il vento dell’Adriatico e le temperature ancora bassine, puntando verso la Toscana. Dopo una lunga giornata di strada arriviamo in serata a Marina di Massa, giusto in tempo per vedere il tramonto e respirare l’aria salmastra del Tirreno.
17 maggio 2026
La mattina successiva ci regala una passeggiata lenta sul lungomare, con il rumore delle onde, i bar che aprono piano, le biciclette che scorrono leggere. È il classico momento sospeso prima della partenza vera. Dopo pranzo ripartiamo verso Livorno. Giusto il tempo di un passaggio alla Terrazza Mascagni ed è ora di salire a bordo. La traversata per me non sarà delle migliori. Mi aspetta una notte difficile, con poco sonno, anche se il mare non è agitato. All’alba, quando il traghetto entra nel porto di Olbia, tutta la stanchezza passa immediatamente. La Sardegna è lì davanti a noi.
18 maggio 2026
Porto San Paolo e la magia della Tavolara

La prima meta è Porto San Paolo (OT). Ci fermiamo in via del Corallo, in un parcheggio libero con una vista semplicemente spettacolare sull’isola di Tavolara. Una di quelle immagini che sembrano finte da quanto sono perfette.

Da lì partiamo a piedi verso il porticciolo, attraversando la macchia mediterranea. Le casette del villaggio turistico Acqua Village sono perfettamente integrate nel paesaggio. Niente eccessi, solo colori morbidi e vegetazione ovunque. Il piccolo borgo è davvero delizioso soprattutto vicino al porticciolo. Giardini curati, qualche bar aperto e la spiaggetta è meravigliosa. Forse perché è la prima che vediamo in Sardegna. Oppure perché qui le spiagge brutte semplicemente non esistono.

Dopo un breve passaggio a Punta Corallina, con le sue rocce rosse e la sabbia dorata, ci trasferiamo verso Porto Taverna. C’è un grande parcheggio attaccato alla spiaggia al costo di euro 22,50 al giorno, ma optiamo per il piccolo parcheggio di via degli Oleandri, libero e a poca distanza dalla spiaggia.
19 maggio 2026
Cala Brandinchi e la scoperta di Capo Coda Cavallo

La mattina seguente, dopo alcune ore di sole e di mare a Porto Taverna (OT), tentiamo di raggiungere Cala Brandinchi, ma, visto il divieto di accesso ai camper posto all'inizio della strada, cambiamo programma e ci dirigiamo in direzione di Capo Coda Cavallo. Qui il mare assume colori irreali, tra il turchese e lo smeraldo, con trasparenze perfette. Restiamo fino al tramonto, quando il sole colora tutto di arancione e rosa. Dormiamo nel park a pagamento, al momento gratuito, con il rumore del mare in sottofondo.
20 maggio 2026
Cala Brandinchi e Lu Impostu alla riscossa!

Il giorno dopo ci riproviamo davvero a raggiungere Cala Brandinchi (OT). Lasciamo il camper vicino al campeggio Cala Cavallo e attraversiamo a piedi la macchia mediterranea. Poi, all’improvviso, eccola, la spiaggia che merita davvero il nome di “Piccola Tahiti”.

Sabbia chiarissima, acqua bassissima e trasparente, colori tropicali, separata da Lu Impostu, più selvaggia e meno “caraibica”, solo da un piccolo promontorio. Sono quei posti che nelle fotografie sembrano ritoccati, e invece dal vivo sono ancora più belli.

La serata si conclude a Porto Ottiolu (OT), in Via dei Tulipani, fronte marina. Paesino curatissimo, elegante ma rilassato, ha un porto pieno di luci e locali affacciati sull’acqua.
21 maggio 2026
Isuledda, le montagne dell’Ogliastra e il tramonto ad Arbatax

Al mattino ripartiamo verso Isuledda (OT), una lingua di sabbia bianchissima circondata da vegetazione lacustre e pascoli, dove le mucche sembrano vivere a pochi metri dal mare.

Lasciamo il camper in Via Costa Cadoni e dopo un breve percorso su strada sterrata arriviamo alla splendida spiaggia. Fa caldo e abbiamo portato con noi la nostra cagnolina, perciò, verso mezzogiorno siamo di ritorno. Dopo pranzo facciamo una sosta alla Cantina Dorgali per acquistare qualche bottiglia di vino locale e ci dirigiamo verso Arbatax (OG).

Scegliamo di fare la strada costiera. Il passaggio da Cala Gonone è spettacolare. Appena usciti dalla galleria compare improvvisamente il mare, in un colpo d’occhio panoramico incredibile. Passato il bivio per Cala Gonone, la strada però cambia rapidamente scenario e si arrampica tra le montagne dell’Ogliastra.
Curve, passi panoramici, silenzi immensi e paesaggi mozzafiato ci accompagnano per quasi due ore. Attraversiamo Baunei, arroccato in alto sulla montagna, autentico e sospeso nel tempo. Colpiscono le donne anziane ancora vestite con abiti tradizionali. La Sardegna qui mostra la sua anima più vera. Ad Arbatax il tramonto sulle famose Rocce Rosse regala fotografie incredibili. Il colore della pietra contro il blu del mare crea uno dei contrasti più belli del viaggio.
Serata vicino alla spiaggia di Porto Frailis (OG) in un parcheggio a pagamento.
22 maggio 2026
Costa Rei e la spiaggia infinita di Piscina Rei
Dopo aver effettuato le operazioni di carico e scarico a Tortolì (OG) presso il Bar La Cambusa, al costo di euro 10,00, partiamo verso Costa Rei (CA). Ci fermiamo a mangiare nelle vicinanze del Chiosco Tabù Beach Club di Piscina Rei.

Qui troviamo una spiaggia selvaggia e chiarissima, lunghissima e quasi deserta che invita a passeggiare o a prendere il sole e che sembra uno di quei posti dove il tempo si ferma davvero. Il vento porta il profumo del mare e della macchia mediterranea, mentre il sole lentamente cala sull’orizzonte.

Dopo un passaggio allo scoglio di Peppino e alla statua del Cristo benedicente che domina la spiaggia di Santa Giulia, la serata si conclude a Villasimius (CA), nel parcheggio di Via delle Palme, fronte mare, tra luci soffuse e quell’atmosfera estiva che in Sardegna arriva prima che altrove. E in quel momento capiamo una cosa, questo viaggio non è solo una vacanza. È un continuo susseguirsi di panorami che sembrano cartoline, strade che sorprendono ad ogni curva e spiagge che fanno venire voglia di non ripartire più.
23 maggio 2026
Da Villasimius a Torre delle Stelle, il mare che accompagna la notte
La mattina a Villasimius scorre lenta, con quella luce limpida che solo il Sud Sardegna sa regalare. Lasciamo il parcheggio fronte mare di Via delle Palme con calma, dopo il pranzo, senza alcuna fretta. Prima di ripartire decidiamo di concederci un breve passaggio nel centro del paese. Parcheggiamo vicino al cimitero, soluzione semplice e comoda per raggiungere il cuore di Villasimius a piedi. Le stradine sono già vive ma senza confusione. Dopo una passeggiata tranquilla riprendiamo il camper e ci dirigiamo verso Porto Giunco, dove lo sguardo viene catturato dalla torre spagnola che domina il promontorio e dal faro che si staglia contro il cielo azzurro. In serata ripartiamo seguendo la costa verso Torre delle Stelle (CA). La strada continua a regalare scorci magnifici sul mare, tra curve panoramiche e macchia mediterranea illuminata dalla luce dorata del tramonto. Troviamo posto in un parcheggio sterrato a pochi passi dalla spiaggia. Una sistemazione semplice, ma con un privilegio enorme, il rumore continuo delle onde che ci accompagna tutta la notte. Ceniamo con calma mentre il cielo diventa lentamente blu scuro e le prime stelle iniziano ad accendersi sopra il mare.
24 maggio 2026
Torre delle Stelle, l’acqua trasparente e l’arrivo a Masua

La sera prima, la spiaggia di Torre delle Stelle non ci aveva colpito particolarmente. Forse la luce ormai bassa, forse la stanchezza della giornata. Sembrava una delle tante belle spiagge viste lungo il viaggio. Ma la mattina dopo dobbiamo completamente ricrederci. Appena il sole illumina il mare, tutto cambia. L’acqua diventa trasparente come una piscina, con sfumature incredibili tra l’azzurro chiaro e il turchese. Una calma quasi irreale e il fondale chiarissimo. È domenica e durante il giorno la spiaggia si affolla ma restiamo lì fino al tardo pomeriggio, godendoci il mare senza fretta, semplicemente osservando i colori dell’acqua. Alle 17 ripartiamo in direzione del Sulcis Iglesiente, una delle zone più autentiche e scenografiche della Sardegna sud-occidentale.

La meta è Masua (CI), dove vogliamo finalmente vedere dal vivo il famoso Pan di Zucchero. E quando compare davanti a noi capiamo subito perché sia uno dei simboli dell’isola. Enorme, imponente, è quasi sospeso nel mare, illuminato dalla luce calda della sera. Purtroppo non possiamo fermarci nel parcheggio che avevamo scelto, perché sono previsti lavori di asfaltatura a partire dal mattino seguente. Così risaliamo lungo la statale e troviamo posto in un semplice parcheggio a bordo strada, insieme ad altri due van. Una sistemazione improvvisata, ma tranquilla.
25 maggio 2026
Nebida, Cala Domestica e il tramonto infinito sulle dune di Piscinas

La mattina lasciamo Masua e ci spostiamo di pochi chilometri verso Nebida (SU), piccolo villaggio minerario nel comune di Iglesias, affacciato su uno dei tratti di costa più spettacolari del Sulcis Iglesiente. Qui la storia mineraria della Sardegna è ancora ovunque, tra edifici in pietra, vecchi impianti industriali e panorami che sembrano sospesi nel tempo. Le miniere della zona furono sfruttate già dal Seicento per l’estrazione di piombo e zinco, diventando poi uno dei poli minerari più importanti dell’isola fino alla metà del secolo scorso, quando l’attività venne progressivamente abbandonata. Parcheggiamo vicino all’inizio della passeggiata panoramica e ne approfittiamo anche per fare rifornimento d’acqua da una fontanella.
Il sentiero parte dal centro del paese e conduce lentamente verso il celebre Belvedere 906 Operaio, uno dei punti panoramici più incredibili di tutta la costa occidentale. Da qui lo sguardo si apre sul mare infinito, sul profilo maestoso del Pan di Zucchero e soprattutto sulla gigantesca Laveria La Marmora, costruita a fine Ottocento direttamente sulla scogliera. Un’opera impressionante, simbolo della storia industriale sarda.
Si tratta di un enorme complesso minerario dove il materiale estratto veniva lavorato prima di essere trasportato via mare. Oggi resta lì, sospesa tra cielo e mare, silenziosa e abbandonata come una piccola città fantasma aggrappata alla roccia.

Dopo la passeggiata ripartiamo verso Cala Domestica (SU), percorrendo una strada stretta e panoramica che attraversa montagne brulle e profumate di macchia mediterranea. All’improvviso compare lei, una splendida insenatura racchiusa tra alte pareti rocciose, con un mare color smeraldo incredibilmente trasparente. Cala Domestica ha qualcosa di selvaggio e perfetto allo stesso tempo. Restiamo brevemente sulla spiaggia, perché non siamo interessati a dormire nell'area sosta ed il parcheggio presenta stalli piuttosto piccoli. Il tempo di qualche foto e di percorrere il bellissimo sentiero che conduce alla seconda caletta nascosta. Il passaggio sotto l’arco naturale scavato nella roccia rende tutto ancora più scenografico, quasi cinematografico. Riprendiamo il viaggio in direzione di Buggerru (SU). Dopo il paese, dove facciamo rifornimento di carburante, ci fermiamo alla grande spiaggia di San Nicolò, immensa e quasi deserta in questa stagione. Pranziamo a bordo strada con una vista spettacolare sulla distesa di sabbia e sulle onde che si infrangono lente lungo la costa. Uno di quei pranzi che restano impressi più di tanti ristoranti. Dopo un poco di mare nel tardo pomeriggio puntiamo verso Piscinas (CI), la spiaggia delle dune, attraversando l’entroterra minerario del Sulcis. La strada diventa sempre più stretta e isolata, passando accanto al borgo semiabbandonato di Ingurtosu, altro luogo simbolo della storia mineraria sarda, oggi quasi immobile nel tempo. Poi iniziano chilometri di sterrato, buche, polvere e silenzio assoluto. Un percorso lento, ma che aumenta l’attesa, curva dopo curva. Quando finalmente arriviamo a Piscinas il sole sta scendendo verso il mare. E lo spettacolo è qualcosa che difficilmente si dimentica.

Davanti a noi si aprono dune gigantesche, tra le più alte d’Europa, modellate dal vento e dorate dalla luce del tramonto. Alcune superano i 50 metri di altezza e avanzano lentamente verso il mare creando un paesaggio che ricorda il deserto. Tutto intorno soltanto sabbia, vento e il rumore del mare sardo. Il sole cala lentamente dietro le dune tingendo il cielo di arancione, rosa e rosso intenso. Restiamo lì in silenzio ad osservare uno dei tramonti più belli dell’intero viaggio.
26 maggio 2026
Da Piscinas a Is Arutas. Dune, strada africana e chicchi di quarzo
La giornata è dedicata soprattutto agli spostamenti, alla spesa, alle operazioni di carico e scarico e a un po’ di meritato relax in spiaggia. Dopo tanti giorni intensi tra cale, panorami e tramonti, serve anche rallentare il ritmo del viaggio. Partiamo da Piscinas solo verso le 11, dopo una splendida passeggiata mattutina lungo la spiaggia ancora quasi deserta. Le dune illuminate dalla luce del mattino hanno un fascino completamente diverso rispetto al tramonto della sera prima. Il colore ambrato della sabbia diventa più intenso, mentre rimane il silenzio assoluto e quel vento continuo che modella lentamente la sabbia. Lasciare Piscinas però richiede pazienza. La lunga strada sterrata con pietre e buche profonde sembra ancora più impegnativa al ritorno e fanno sembrare il viaggio una piccola Parigi -Dakar in versione camper. Procediamo lentamente, tra polvere e sobbalzi continui, godendoci però anche quell’ultimo pezzo di Sardegna più selvaggia e isolata. Arriviamo nella zona di Oristano solo nel pomeriggio, anche perché facciamo tappa alla periferia della città per una spesa piuttosto abbondante in un Despar e successivamente in Viale Leonardo Tatti, dove approfittiamo del comodo punto gratuito per le operazioni di carico e scarico. Dopo pranzo ripartiamo in direzione di Is Arutas, una delle spiagge più particolari della Sardegna, famosa per la sua sabbia composta da piccoli granelli di quarzo simili a chicchi di riso.

In zona troviamo soltanto parcheggi a pagamento, così ci adattiamo e scegliamo una sosta da 6 euro per due ore. Alla fine, però restiamo fino alle 20, conquistati dalla bellezza del luogo: spiaggia chiarissima, grana grossa quasi brillante e un’acqua trasparente dai riflessi turchesi e smeraldo. Un mare ancora diverso rispetto al sud dell’isola. Da tenere presente anche la particolarissima gestione del parcheggio. A pagamento di giorno, dalle 20 all’1 di notte non si paga nulla, mentre dall’1 alle 8 del mattino la tariffa sale a 15 euro. Per questo decidiamo di ripartire in serata alla ricerca di una sistemazione più tranquilla per la notte. Poco prima del tramonto raggiungiamo il parcheggio sterrato di Turri di Cabumannu (OR). Arriviamo giusto in tempo per vedere il sole scendere lentamente sul mare, con il cielo che si colora ancora una volta di arancione e rosso. Una conclusione perfetta per una giornata semplice, fatta soprattutto di strada, organizzazione e piccoli momenti che in camper diventano parte stessa del viaggio.
27 maggio 2026
Difficile proseguire, una spiaggia più bella dell'altra…

La mattina, appena apriamo la porta del camper, scopriamo che questo angolo di costa è molto più bello di quanto ci fosse sembrato la sera precedente. Con la luce del mattino tutto cambia ancora una volta. Il mare assume tonalità chiarissime, tra il turchese e il verde smeraldo, mentre la spiaggia appare ampia, selvaggia e silenziosa. Trascorriamo tutta la mattina in spiaggia con Chloe, tra passeggiate lente sulla battigia e lunghi momenti semplicemente a guardare il mare. Lei corre felice sulla sabbia ancora fresca, mentre noi ci godiamo quel ritmo lento che in Sardegna sembra diventare naturale dopo pochi giorni. Ogni volta che pensiamo di aver visto la spiaggia più bella del viaggio, l’isola riesce sempre a sorprenderci ancora. Verso l’ora di pranzo ripartiamo con l’idea di raggiungere S’Archittu (OR), curiosi di vedere il celebre arco naturale scavato dal mare. Ma come spesso accade in questo viaggio, i programmi durano poco. Arrivati nella zona di Putzu Idu veniamo letteralmente folgorati dal paesaggio.

Il parcheggio si trova su una sottile lingua di terra sospesa tra due mondi. Da una parte il mare, luminosissimo e dai colori caraibici, dall’altra uno stagno popolato da fenicotteri che si muovono lentamente nell’acqua bassa. Una scena quasi irreale. Scendiamo dal camper. Davanti a noi l’acqua è trasparente, con sfumature che vanno dal turchese chiarissimo all’azzurro intenso, mentre il vento increspa appena la superficie del mare. Ancora una volta capiamo che in Sardegna non serve inseguire troppo una meta precisa: spesso i luoghi più belli sono proprio quelli che non avevamo programmato. Finalmente, nel tardo pomeriggio, riprendiamo la strada verso S’Archittu. Dopo tante soste improvvisate e panorami che continuano a rallentare il viaggio, arriviamo in serata in uno dei luoghi più iconici della costa occidentale sarda.

Lasciamo il camper all’ingresso del paese, vicino alla piazza del mercato. Una sistemazione comoda e tranquilla, perfetta per partire subito a piedi verso il lungomare. Da lì inizia la splendida passeggiata panoramica che conduce al celebre arco naturale di S’Archittu. Il sentiero costeggia il mare tra scogliere bianche, vegetazione mediterranea e scorci continui sull’acqua trasparente. Ad ogni curva il panorama sembra aprirsi sempre di più, con il blu intenso del mare che contrasta con le rocce chiare modellate dal vento e dalle onde. Quando finalmente compare davanti a noi il grande arco naturale, capiamo immediatamente perché questo luogo sia così famoso. La roccia calcarea scavata dal mare forma una perfetta finestra sull’orizzonte, imponente ma allo stesso tempo armoniosa, quasi sospesa sopra l’acqua. Scendiamo fino alla piccola spiaggia ai piedi dell’arco e decidiamo di aspettare lì il tramonto. È uno di quei momenti che valgono da soli un intero viaggio. Il sole cala lentamente sul mare e, poco prima di sparire all’orizzonte, i suoi raggi attraversano perfettamente l’interno dell’arco, illuminandolo di luce rossastra e creando riflessi spettacolari sull’acqua. Tutto intorno si accende di colori intensi, mentre il rumore delle onde accompagna il silenzio delle persone sedute sugli scogli ad osservare lo spettacolo. Concludiamo la serata nel migliore dei modi, cenando al Ristorante Marongiu, affacciato sul mare. La vista dalla terrazza accompagna tutta la cena, mentre le ultime luci del giorno lasciano spazio lentamente alla notte. Uno di quei finali di giornata semplici ma perfetti, che in Sardegna sembrano ripetersi ogni sera senza mai diventare uguali.

28 maggio 2026
Da Porto Alabe ai murales di Tinnura, fino alla strada panoramica verso Alghero
La mattina ripartiamo da S’Archittu seguendo la costa verso nord, senza particolare fretta e con quella sensazione ormai familiare di voler assaporare ogni chilometro di questa Sardegna che continua a sorprenderci. La prima tappa della giornata è Porto Alabe (OR), piccolo tratto di costa segnalato in alcuni diari di viaggio letti prima della partenza. Arriviamo a metà mattina e ci sistemiamo nel parcheggio adiacente alla spiaggia, perfetto per una sosta tranquilla fronte mare. La spiaggia non è tra le più spettacolari viste durante questo viaggio, (dopo giorni trascorsi tra acque caraibiche e dune immense è quasi inevitabile fare paragoni), ma ha comunque un fascino semplice e rilassato. Il mare è leggermente mosso, il vento porta il profumo della salsedine e tutto intorno regna quella calma tipica delle località ancora poco turistiche in questa stagione. Pranziamo qui e ci concediamo un paio d’ore di relax in spiaggia, chiacchierando con una coppia di signori liguri trapiantati in Sardegna. Nel tardo pomeriggio riprendiamo la strada verso l’interno raggiungendo Tinnura (OR), piccolo borgo famoso per i suoi splendidi murales. Appena entriamo nel paese sembra quasi di passeggiare dentro un museo a cielo aperto.

Le pareti delle case raccontano la Sardegna più autentica. Ci sono scene di vita quotidiana, costumi tradizionali, attività agricole, pastori, feste popolari e antichi mestieri. Ogni vicolo conserva dettagli diversi e il paese trasmette un senso d'identità fortissima. Ci fermiamo per un aperitivo nella piccola piazzetta del centro. Anche questi momenti semplici, lontani dalle spiagge più famose, stanno diventando una parte importante del viaggio. Decidiamo poi di andare alla ricerca del Nuraghe Nuraddeo, immerso nella campagna poco fuori dal paese.
Il nuraghe appare subito affascinante e misterioso, circondato dal silenzio e dalla vegetazione mediterranea. Purtroppo, però il sito archeologico è chiuso e possiamo soltanto osservarlo da lontano, abbastanza comunque per immaginare il fascino antico di questi luoghi che raccontano una Sardegna millenaria. Riprendiamo quindi il viaggio passando per Bosa (OR), che compare improvvisamente con le sue case colorate adagiate lungo il fiume Temo e dominate dal Castello Malaspina. Attraversiamo il paese mentre la luce accende i colori delle facciate e rende tutto ancora più suggestivo. Per la notte scegliamo uno dei tratti più panoramici dell’intero viaggio, la strada provinciale Bosa-Alghero. Dopo alcune soste fotografiche e aver sorpassato un poco a malincuore la spiaggia di S'Abba Druche, difficilmente accessibile se non parcheggiati nell'area di sosta, troviamo posto in un parcheggio panoramico lungo la costa, in compagnia di altri tre camper. Davanti a noi soltanto il mare infinito e le scogliere illuminate dalle ultime luci del tramonto. Ancora una volta la giornata si chiude così, nel silenzio di un parcheggio vista mare, con la sensazione sempre più forte che in Sardegna il viaggio conti quasi più della meta stessa.
29 maggio 2026
Verso Stintino, dove il mare incontra il vento

La notte trascorre tranquilla nel parcheggio panoramico affacciato sul mare, dove assistiamo a uno spettacolo inatteso dalla finestra del camper. Una luna enorme e rossa tramonta riflettendosi sull'acqua scura. Per lunghi minuti restiamo semplicemente ad osservare quel disco rossastro scendere lentamente fin sotto l'orizzonte, in un silenzio interrotto soltanto dal rumore del mare. Al mattino ripartiamo seguendo uno dei tratti stradali più belli dell'intera Sardegna, la panoramica Bosa –Alghero, una strada che sembra scolpita nel costone roccioso e che per chilometri corre sospesa tra cielo e mare. Ad ogni curva si aprono nuovi scorci sulle scogliere a picco sull'acqua e sulle insenature nascoste della costa occidentale.

Superiamo il selvaggio Capo Marrargiu (OR), uno dei tratti più incontaminati dell'isola, dove la natura domina ancora incontrastata, e proseguiamo verso la spiaggia di Poglina, che compare all'improvviso ai piedi delle falesie. Poco oltre costeggiamo anche la base militare dei guastatori, mentre il paesaggio continua ad alternare macchia mediterranea, rocce e panorami mozzafiato sul mare. Attraversata Alghero, raggiungiamo la zona di Fertilia, dove una lunga e bella pineta separa la strada dalla spiaggia. Il contrasto tra il verde degli alberi e l'azzurro del mare accompagna il viaggio mentre puntiamo verso l'estremo nord- ovest dell'isola, in direzione di Stintino (SS). Prima di arrivare facciamo una piacevole sosta al Biscottificio Demelas, in località Pozzo San Nicola, a circa otto chilometri dalla celebre spiaggia delle Saline di Stintino. Un'occasione perfetta per acquistare qualche specialità locale e concederci una breve pausa prima di riprendere la strada. La giornata prosegue alla scoperta della spiaggia La Pazzona. Il luogo è molto bello e selvaggio, ma oggi il vento soffia con decisione e il mare è piuttosto mosso. Le onde rimestano la posidonia accumulandola lungo la battigia e riducendo quel contrasto cromatico tra sabbia bianca e acqua turchese che rende famosa questa parte di costa. Nonostante questo, il paesaggio conserva un fascino autentico e poco turistico. Nel tardo pomeriggio decidiamo quindi di spostarci di qualche chilometro e raggiungiamo il parcheggio dedicato ai camper poco distante, dove trascorreremo la notte. La posizione è tranquilla e comoda per esplorare il territorio nei prossimi giorni. Ancora una volta la Sardegna ci ricorda quanto sia difficile rispettare programmi e tabelle di marcia. Ogni strada panoramica, ogni spiaggia e ogni scorcio sul mare invitano a rallentare, a fermarsi qualche minuto in più e a godersi il viaggio. E proprio questa continua capacità di sorprendere, giorno dopo giorno, sta diventando il ricordo più bello di questa lunga avventura on the road.
30 maggio 2026
Castelsardo, il castello sul mare e la magia del tempo sospeso
Dopo tanti giorni, trascorsi tra spiagge caraibiche, dune dorate e strade panoramiche, decidiamo di dedicare la giornata ad un borgo affascinante, Castelsardo (SS). Lasciamo il camper nel parcheggio di fronte al cimitero, abbastanza vicino al paese e raggiungiamo il centro storico, che appare subito come una visione. Il borgo medievale si arrampica sul promontorio roccioso affacciato sul mare, con le sue case color pastello strette una accanto all'altra, vicoli acciottolati e scorci che si aprono all'improvviso sul Golfo dell'Asinara.

La salita verso il castello è lenta ma piacevole. Ci lasciamo guidare dai vicoletti, affollati da negozietti e turisti, che si intrecciano tra archi in pietra, scalinate e piccole piazze dove il tempo sembra essersi fermato. Ad ogni curva compare un nuovo panorama, tetti, campanili, terrazze fiorite e soprattutto il mare, sempre presente, immenso e luminoso. Man mano che saliamo, il vento si fa più intenso. È lo stesso vento che da secoli accompagna la vita di questo borgo fortificato, fondato dai Doria nel Medioevo e rimasto ancora oggi sorprendentemente autentico. Quando raggiungiamo la cima e le mura del Castello dei Doria, lo spettacolo è semplicemente magnifico. Da quassù lo sguardo spazia a 360 gradi. Da una parte il centro storico che scende verso il porto, dall'altra il mare che sembra non finire mai. Nelle giornate più limpide si distingue perfino il profilo della Corsica all'orizzonte. Restiamo ad osservare il panorama sorseggiando un aperitivo su una terrazza panoramica. Nel tardo pomeriggio scendiamo nuovamente verso il lungomare. Le luci iniziano a diventare più calde e le facciate colorate delle case si tingono d'oro. Il castello, illuminato dal sole che cala lentamente verso occidente, domina ancora una volta il paese come fa da secoli, fino all’imbrunire, quando si accendono le luci artificiali che lo tingono di rosso.
31 maggio 2026
Osilo, la Scala di Giocca e il ritorno verso Olbia
Prima di lasciare il nord della Sardegna decidiamo di fare una breve deviazione verso Osilo (SS), piccolo borgo arroccato sulle colline dell'Anglona. È una sosta diversa da tutte quelle vissute finora, niente spiagge, niente mare caraibico o tramonti sul litorale. Qui ci aspettano alcuni parenti che non vedevamo da tempo e che ci accolgono con quella cordialità semplice e genuina che caratterizza l'entroterra sardo. Ammiriamo il panorama che si apre sulle campagne circostanti e sul Golfo dell'Asinara. Da quassù la Sardegna mostra ancora una volta un volto completamente diverso rispetto a quello delle coste, più autentico, più silenzioso, profondamente legato alle sue tradizioni. Dopo i saluti riprendiamo il viaggio in direzione di Olbia. Per raggiungere Sassari percorriamo uno dei tratti stradali più caratteristici della zona, la celebre Scala di Giocca. Il nome racconta già molto di questa strada spettacolare. In lingua sarda, scala indica una strada ripida e di difficile accesso, mentre “giocca” significa chiocciola, un chiaro riferimento all'andamento lento e tortuoso imposto dalle curve che si susseguono tra salita e discesa. Lunga appena tre chilometri, la Scala di Giocca permette di passare rapidamente dai 132 ai 342 metri sul livello del mare attraverso sei stretti tornanti scavati tra alte pareti calcaree a strapiombo. Percorrerla in camper è un'esperienza particolare. Ad ogni curva il panorama cambia, mentre la strada si avvolge su sé stessa come una spirale tra le rocce bianche. Superata Sassari, il viaggio verso Olbia prosegue più veloce. I chilometri scorrono sotto le ruote e lentamente iniziamo a realizzare che questa lunga avventura sta ormai volgendo al termine. Dopo quasi due settimane trascorse a inseguire spiagge da cartolina, borghi sospesi nel tempo, strade panoramiche e tramonti indimenticabili, la Sardegna continua ancora a regalarci scorci e paesaggi che rendono difficile pensare al ritorno.
Alcune informazioni utili per la sosta in camper in Sardegna
Dopo aver percorso una buona parte delle coste dell'isola in camper, possiamo condividere alcune considerazioni che potrebbero essere utili a chi desidera organizzare un viaggio simile. Maggio è probabilmente uno dei periodi migliori per visitare la Sardegna in camper. Le spiagge sono ancora poco frequentate, le temperature generalmente piacevoli e molti parcheggi risultano gratuiti.
Dal 1° giugno cambia molto. Numerosi parcheggi che fino a fine maggio consentono la sosta gratuita diventano a pagamento. In molte spiagge dell'isola sono presenti limitazioni o divieti specifici per i camper, che durante l'estate vengono fatti rispettare, soprattutto nelle strade di accesso più strette. Conviene sempre verificare la segnaletica prima di imboccare le strade che conducono alle spiagge.
Premesso che, durante i nostri viaggi in camper prediligiamo le soste libere, è doveroso precisare che le operazioni di carico e scarico gratuite sono generalmente abbastanza difficili da trovare. Ci sono però numerosi campeggi ed aree sosta private che offrono il servizio di rifornimento a pagamento. In molte località costiere è tollerata la semplice sosta nei parcheggi pubblici, mentre il campeggio libero resta vietato su tutto il territorio sardo.
Tavoli, sedie, tendalini e qualsiasi occupazione del suolo pubblico possono comportare pertanto sanzioni. Le strade costiere sono spesso spettacolari ma richiedono attenzione. Alcuni tratti, come quelli dell'Ogliastra, del Sulcis o della Bosa-Alghero, presentano curve frequenti e carreggiate non particolarmente larghe. Per le spiagge più famose, come Cala Brandinchi, Lu Impostu o La Pelosa nei mesi estivi è opportuno informarsi in anticipo sulle modalità di accesso, sulle prenotazioni e sui parcheggi disponibili.
Frequentemente in prossimità dei lidi si viene raggiunti da persone del luogo che vendono formaggi o salumi di maiale, cinghiale o addirittura di pecora. Infine, il consiglio più importante, soprattutto in bassa stagione, non programmare troppo. In Sardegna le tappe migliori spesso nascono per caso, da una strada secondaria imboccata all'ultimo momento, da una spiaggia non prevista o da un tramonto che convince a fermarsi un giorno in più. Perché alla fine il vero rischio di un viaggio in Sardegna non è perdersi. È accorgersi, troppo tardi, che il tempo a disposizione non sarà mai abbastanza.
Parcheggi ed aree di carico e scarico da noi utilizzate
1. MARINA DI MASSA - Park gratuito di Via Tornaboni 2 vicino al lungomare a 2 passi dal centro vicino ad una pasticceria, pizzeria e ristorante
2. CARICO/SCARICO gratuito in autostrada CASTAGNOLA OVEST pulita e funzionante
3. PORTO SAN PAOLO park gratuito Via del Corallo in alto dopo il Piscina Acqua Village
4.PORTO TAVERNA park a pagamento. Area vicinissima alla spiaggia euro 22,50 al giorno, o via degli oleandri park gratuito poco distante
5.CAPO CODA CAVALLO park a pagamento alla fine della strada Euro 1, 50/h dal 01.06
6. CALA BRANDINCHI strada di accesso alla spiaggia vietata ai camper. Conviene lasciare il camper nel parcheggio a pagamento (ora gratuito) vicino camping Cala Cavallo e poi a piedi con una breve passeggiata si può accedere sia a Cala Pipara che a Cala Brandinchi e doppiato il promontorio che le divide anche a Lu Impostu
7. PORTO OTTIOLU parcheggio in via dei Tulipani nella marina fronte mare
8. ISULEDDA park libero sulla strada in via Costa Caddu
9. ARBATAX parcheggio al porto per vedere le rocce rosse. Per la notte tranquillo parcheggio della spiaggia di Porto Frailis di fronte Hotel Bitta a pagamento dalle 09.00 alle 20.00 costo 0,50 euro/h
10. CARICO/SCARICO TORTOLÌ presso il Bar La Cambusa a pagamento euro 10,00
11. COSTA REI Parcheggio sulla spiaggia di Piscina Rei vicino al chiosco Tabù Beach in Contrada Ziu Franciscu
12. VILLASIMIUS Park comunale a pagamento dal 01.06 fronte spiaggia Via delle Palme a fianco del Ristorante-pizzeria " L'ancora spagnola". Per visitare il centro park del cimitero in viale dei Cipressi
13. PORTO GIUNCO park a pagamento ora libero N.39.11253, E.9.516134
14. TORRE DELLE STELLE grande park sterrato separato dal mare solo da una siepe di oleandri in via dell'Acquario N.39.157360, E.9.392781
15. MASUA Park per vedere il Pan di Zucchero. Si accede ad una delle 2 spiaggette da una scaletta N.39.33297, E. 8.420607
16. NEBIDA Park in paese Piazza Belvedere inizio passeggiata panoramica sulla Laveria La Marmora. FONTANELLA per carico acqua nelle vicinanze e buona pizzeria panoramica a circa metà della passeggiata
17. CALA DOMESTICA unica possibilità di parcheggio camper in a rea sosta alla fine della strada di accesso. Il parcheggio a pagamento è molto piccolo e con stalli corti. Talvolta passa la polizia e multa i veicoli che sono fuori dagli stalli.
18. BUGGERRU - SPIAGGIA DI SAN NICOLÒ park panoramico a bordo strada attaccato al mare N. 39.421869, E. 8.412566
19. PISCINAS Grande park sterrato fronte dune e spiaggia alla fine della strada. In stagione a pagamento
20. CARICO/SCARICO ORISTANO Gratuito in Viale Leonardo Do Tatti vicino al cimitero
21. IS ARUTAS Park a pagamento dal 01.05 a pagamento fino alle 20.00, dopo fino all'1 di notte libero. Dall'1 alle 8.00 del mattino Euro 15.00. Sosta 2 ore euro 6,00
22. TURRI DI CABUMANNU - Parcheggio sterrato fronte mare (N 40.042829, E 8.396302)
23. PUTZU IDU Park fronte bellissima spiaggia N.40.032476, E.8.402910
24. S'ARCHITTU Park piazza del mercato in via dei Gelsomini N.40.089722, E.8.492308
25. PORTO ALABE Grande parcheggio asfaltato vicino alla spiaggia
26. TINNURA molto difficile parcheggiare, trovato un parcheggio di fortuna in una via a fondo cieco
27. BOSA Park panoramico sulla statale Bosa-Alghero N.40.33329, E.8.43443
28. STINTINO Parcheggio sterrato della spiaggia delle saline N.40.903293, E.8.235076
29. CASTELSARDO Parcheggio fronte cimitero in via dei Mille N.40.911574, E.8.719877, ottimo per la visita al borgo ma rumoroso per la notte vista la presenza di un locale nelle vicinanze.
(prezzi validi a maggio 2026)
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Maremma laziale in camper: mare selvaggio, relax e piccole felicità tra Pescia Romana e Montalto di Castro

Quando il viaggio rallenta: qualche giorno di mare e semplicità nella costa laziale viterbese
di Marzia Mazzoni
Nel nostro tour tra Toscana e Lazio di fine maggio/inizio giugno, abbiamo lasciato Tarquinia, con ancora negli occhi il fascino della necropoli etrusca, del centro storico e di quei giorni lenti che ci eravamo regalati, abbiamo deciso di spostarci verso la costa.
Avevamo voglia di mare.
Ma non di un mare costruito, rumoroso o pieno di fronzoli.
Cercavamo quel mare che piace a noi: un po’ selvaggio, semplice, naturale. Un mare dove camminare a lungo, respirare, ascoltare il rumore delle onde e dimenticarsi per qualche ora dell’orologio.
Così siamo arrivati nella Maremma laziale costiera, tra Pescia Romana e Montalto di Castro, per qualche giorno di relax in camper fatto di spiaggia, passeggiate, biciclette, grigliate, un bicchiere di vino e quelle piccole cose che, alla fine, fanno davvero la felicità.
Pescia Romana e Montalto di Castro: la costa più semplice e selvaggia della Maremma laziale

Questa zona del Lazio, al confine con la Toscana, ha un carattere particolare.
Non è la costa dei grandi stabilimenti tutti uguali, delle file ordinate di ombrelloni e della musica a volume alto. O almeno, non è questo l’aspetto che abbiamo cercato noi… Una precisazione però è doverosa: noi ci siamo stati nei primi giorni di giugno, quindi in un periodo ancora abbastanza tranquillo. Non sappiamo cosa si possa trovare nei mesi successivi, soprattutto in piena estate, quando affluenza, rumore e gestione degli spazi potrebbero cambiare.
Qui abbiamo trovato un litorale ampio, naturale, con tratti di spiaggia libera, macchia mediterranea, dune, sentieri sabbiosi e quella sensazione un po’ ruvida e autentica che a noi piace tanto.
Il bello di questi luoghi è proprio questo: non cercano di stupirti a tutti i costi.
Ti chiedono solo di rallentare.
E se lo fai, funzionano benissimo.
La nostra sosta camper a Pescia Romana

📍 Per questi giorni di relax abbiamo sostato all’Area Sosta La Pineta a Pescia Romana.
Una struttura semplice, immersa nel verde, comoda per raggiungere il mare a piedi e adatta a chi cerca una base pratica senza dover spostare continuamente il camper.
Non è una struttura da effetti speciali e secondo noi va raccontata esattamente per quello che è: un’area sosta funzionale, vicina alla spiaggia, con servizi essenziali e un’atmosfera tranquilla.
Tra i punti positivi abbiamo apprezzato soprattutto la posizione. Lasciare il camper fermo e poter andare al mare a piedi, per noi, è sempre un grande valore aggiunto.
Ci sono piazzole, camper service, servizi igienici, docce ed elettricità.
Detto questo, ci sono anche due aspetti pratici da sapere prima di arrivare: le docce sono a pagamento con moneta da 1 euro e la corrente erogata è di 3 ampere, quindi davvero il minimo indispensabile. Va bene per un utilizzo essenziale, ma bisogna fare attenzione a cosa si collega.
I cani sono ammessi ed è disponibile anche una spiaggia a loro riservata.
Non lo diciamo come critica feroce, ma come informazione utile. Perché quando si viaggia in camper sono proprio questi dettagli a fare la differenza tra una sosta vissuta serenamente e una sosta che rischia di creare aspettative sbagliate.
Noi ci siamo stati bene, perché cercavamo mare, ombra, tranquillità e semplicità. E questo abbiamo trovato.
Il mare che piace a noi: natura e silenzio

Il mare di Pescia Romana ci ha conquistati per la sua semplicità.
Niente scenografie artificiali, niente bisogno di “fare qualcosa” a tutti i costi. Solo spiaggia, vento, onde, sabbia, camminate e natura.
Abbiamo camminato tantissimo, soprattutto per raggiungere la Spiaggia delle Graticciare, uno di quei luoghi dove la costa sembra ancora libera di essere com’è: ampia, naturale, un po’ selvaggia.
Sono quelle passeggiate che inizi pensando “facciamo due passi” e poi ti ritrovi a camminare per chilometri, senza accorgertene, perché ogni tratto di spiaggia ti invita ad andare un po’ più avanti.
Per noi è stato proprio questo il bello: non avere un programma preciso.
Andare al mare, camminare, tornare al camper, preparare qualcosa da mangiare, leggere, ascoltare musica, riposare, ripartire per un’altra passeggiata.
La vacanza, a volte, è tutta qui.
In bicicletta tra campagne, orti e prodotti a chilometro zero
Un altro aspetto che ci è piaciuto molto è stato esplorare le campagne intorno a Pescia Romana in bicicletta.
Non grandi itinerari sportivi, non imprese da raccontare con altimetrie e performance. Semplicemente pedalate tranquille tra stradine di campagna, campi coltivati, silenzi e punti vendita dove acquistare frutta e verdura a chilometro zero.
Ecco, questa per noi è una delle cose più belle del viaggiare in camper: poter vivere un territorio anche attraverso le sue piccole abitudini quotidiane.
Fermarsi a comprare pomodori, frutta, verdure di stagione. Tornare al camper con la borsa piena di cose semplici e vere. Preparare una grigliata, aprire una bottiglia di vino e godersi la serata senza bisogno di molto altro.
Perché spesso sono proprio queste le esperienze che restano più impresse.
Olio buono a Pescia Romana: il Frantoio Aquila
Se passate da Pescia Romana e amate portare a casa qualche prodotto locale, vi segnaliamo anche il Frantoio Aquila, in paese.
Noi ci siamo fermati per acquistare olio e ci è sembrata una realtà interessante, con prezzi buoni e qualità.
Sono quelle soste che non fanno “notizia”, ma che per noi danno senso al viaggio: comprare un prodotto del territorio, parlare con chi lo produce o lo vende, portare a casa un sapore che poi, una volta rientrati, riaccende il ricordo di quei giorni.
Piccole felicità in camper

Ci sono viaggi che si ricordano per le grandi visite, i monumenti, i musei, le città importanti.
E poi ci sono soste che si ricordano per motivi più semplici.
Una grigliata preparata fuori dal camper.
Un bicchiere di vino al tramonto.
Il rumore del mare in lontananza.
Le gambe stanche dopo una lunga camminata sulla spiaggia.
La spesa fatta in bicicletta.
Un gatto che arriva curioso vicino al camper, come se fosse sempre stato parte del viaggio.
E forse è proprio questo il punto.
La felicità, in camper, passa spesso attraverso le piccole cose.
Non serve sempre un itinerario pieno o una meta famosa.
A volte bastano un posto tranquillo, un mare selvaggio, qualcosa di buono da mettere sulla griglia e la sensazione di essere esattamente dove si voleva essere.
Consigli pratici per una sosta in camper a Pescia Romana
Se state pensando a qualche giorno in camper nella zona di Pescia Romana e Montalto di Castro, vi lasciamo qualche consiglio basato sulla nostra esperienza.
Questa costa è ideale se amate il mare naturale, le passeggiate e le soste semplici. Se invece cercate movida, animazione, servizi da villaggio e comodità organizzate in ogni dettaglio, probabilmente non è la destinazione più adatta.
Per la sosta camper, valutate bene ciò che vi serve: l’Area Sosta La Pineta è comoda per raggiungere il mare a piedi e vivere qualche giorno tranquillo, ma ricordatevi che le docce sono a pagamento e che l’amperaggio è limitato a 3 ampere.
Portate biciclette se le avete, perché sono molto utili per muoversi nei dintorni e raggiungere i punti vendita locali senza usare il camper.
E soprattutto portatevi un po’ di tempo.
Perché questa non è una zona da consumare in fretta.
È una zona da vivere lentamente.
Conclusione
Dopo Tarquinia, questi giorni sulla costa della Maremma laziale sono stati una pausa semplice e rigenerante.
Pescia Romana e Montalto di Castro ci hanno regalato mare, natura, camminate, pedalate, sapori buoni e quella libertà un po’ essenziale che cerchiamo spesso nei nostri viaggi in camper.
Non è stato un soggiorno da effetti speciali.
Ed è proprio questo che ce lo ha fatto apprezzare.
Perché ogni tanto, per stare bene, serve davvero poco: un camper fermo all’ombra, il mare vicino, una grigliata, un bicchiere di vino e la voglia di rallentare.
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Tarquinia in camper: dal mare alla necropoli etrusca, fino al centro storico

Nella Maremma laziale una sorpresa tra mare e storia
di Marzia Mazzoni
Tarquinia era una di quelle tappe che avevamo messo in programma con la curiosità di chi sa già di trovare qualcosa di interessante, ma senza immaginare fino in fondo quanto ci avrebbe conquistati.
Siamo nella Maremma laziale, in provincia di Viterbo, in un territorio dove il mare è vicino, la storia è antichissima e il centro storico conserva ancora quell’atmosfera autentica dei luoghi che non hanno bisogno di effetti speciali per farsi ricordare.
Tarquinia è famosa soprattutto per la sua anima etrusca, per la Necropoli dei Monterozzi e per il Museo Archeologico Nazionale, ma ridurla soltanto a questo sarebbe un peccato.
Perché Tarquinia è anche mare, saline, natura, porto antico, vicoli medievali, panorami, saliscendi, botteghe, profumo di pesce fresco e quella piacevole sensazione di viaggio lento che in camper si apprezza ancora di più.
Noi l’abbiamo vissuta così: con il camper parcheggiato fuori dal centro, le biciclette pronte, un anniversario da festeggiare in modo semplice ma speciale e la voglia di scoprire un pezzetto di Lazio che ci ha lasciato davvero un bel ricordo.
Cosa vedere a Tarquinia: il nostro itinerario in camper
Tarquinia è una meta perfetta per chi ama costruire un itinerario vario, senza fermarsi alla sola “attrazione principale”.
Noi abbiamo scelto di viverla partendo dal suo lato più naturale e marino, per poi entrare nel cuore della storia etrusca e concludere con la visita del centro storico.
Il nostro itinerario è stato questo:
-
Tarquinia Lido;
-
le Saline, porto Clementino e l’area dell’antica Gravisca;
-
la Necropoli dei Monterozzi;
-
il centro storico;
-
il Museo Archeologico Nazionale.
È stato un percorso molto bello perché ci ha permesso di scoprire Tarquinia per gradi: prima il mare e il paesaggio costiero, poi il silenzio profondo delle tombe etrusche, infine il fascino del centro storico, con i suoi scorci medievali e i suoi palazzi.
Tarquinia Lido: il volto marino della città

La nostra scoperta di Tarquinia è iniziata dal suo lato più vicino al mare.
Tarquinia Lido ha un’atmosfera completamente diversa rispetto al centro storico: più distesa, più balneare, più quotidiana. Non è il borgo arroccato, non è la necropoli, non è il museo. È un altro tassello del territorio, utile per capire quanto Tarquinia sia varia.
Qui si respira un ritmo più lento, soprattutto fuori stagione, quando il Lido si svuota un po’ e diventa piacevole passeggiare senza la confusione dei mesi più caldi.
Per chi viaggia in camper, Tarquinia Lido può essere interessante sia come punto mare sia come zona da raggiungere in bici o scooter, se si ha una sosta fuori dal centro.
Non aspettatevi però un unico “centro” raccolto come nel borgo storico. Il Lido va vissuto in modo più libero: una passeggiata, il mare, le Saline, qualche scorcio, magari una sosta per respirare aria buona prima di proseguire con il resto dell’itinerario.
Le Saline di Tarquinia: natura, silenzio e pazienza

Tra i luoghi che abbiamo voluto inserire nella nostra visita ci sono state le Saline, una zona naturale molto interessante e diversa dal resto del viaggio.
Le Saline di Tarquinia rappresentano un ambiente delicato, importante per l’avifauna e per il paesaggio costiero. Non sono un luogo da visitare con l’idea del “mordi e fuggi”, ma uno spazio da osservare con calma.
Noi ci siamo arrivati con la voglia di vedere anche questo lato più naturale e silenzioso di Tarquinia. Non sempre la natura si concede come nelle cartoline: i fenicotteri, per esempio, non li abbiamo visti. Ma anche questo fa parte del viaggio vero, quello senza aspettative costruite a tavolino.
Le Saline vanno vissute così: con calma, con rispetto, sapendo che non sono un parco divertimenti, ma un ambiente dove l’osservazione richiede pazienza.
Pensate che le Antiche Saline di Tarquinia sono state il suggestivo set di diverse produzioni cinematografiche e televisive. L'esempio più famoso è il capolavoro televisivo "Le avventure di Pinocchio" (1972) diretto da Luigi Comencini chi ha più o meno la nostra età, lo ricorderà sicuramente, mentre più di recente l'area ha fatto da sfondo al film "La chimera" (2023) di Alice Rohrwacher.
A volte il viaggio non è solo quello che si vede, ma anche quello che si impara ad aspettare.
Porto Clementino e l’antica Gravisca: Tarquinia e il suo rapporto con il mare

Dopo le Saline, il racconto di Tarquinia continua naturalmente verso il suo rapporto con il mare e con la storia antica.
Un elemento interessante della zona costiera è infatti il legame con l’antica Gravisca, il porto della Tarquinia etrusca e poi romana.
Oggi, nella zona di Tarquinia Lido, si possono ritrovare tracce e suggestioni di questo rapporto antico tra la città e il mare. È un aspetto che spesso passa in secondo piano rispetto alla necropoli e al museo, ma che secondo noi completa bene il racconto del territorio.
Tarquinia non era una città isolata sulla collina: aveva un dialogo continuo con la costa, con gli scambi, con il Mediterraneo.
Visitare anche la parte marina aiuta a leggere meglio tutto il contesto e a capire che Tarquinia non è fatta di un solo volto, ma di tanti livelli diversi.
La Necropoli dei Monterozzi: emozione pura sotto la terra

Dopo il mare, le Saline e il porto antico, siamo entrati nel cuore più famoso e potente di Tarquinia: la Necropoli dei Monterozzi.
La visita alla Necropoli è stata uno dei momenti più intensi del nostro passaggio in città.
Non bisogna immaginare la classica area archeologica fatta solo di pietre e ruderi. Qui l’esperienza è diversa: si scende nelle tombe, si osservano le pitture, si entra idealmente nelle case dell’aldilà degli Etruschi.
La Necropoli dei Monterozzi è uno dei luoghi più importanti per conoscere la civiltà etrusca ed è inserita, insieme a Cerveteri (visitata nel 2015 – trovi il diario di viaggio → Lago di Bracciano in camper "fascino naturale"), nel Patrimonio Mondiale UNESCO.
Quello che colpisce, però, non sono solo i numeri o il valore storico. È la sensazione.
Entrare in quelle tombe dipinte significa avvicinarsi a un mondo lontanissimo, ma ancora sorprendentemente umano. Scene di banchetti, danze, animali, colori, gesti quotidiani: tutto racconta una civiltà che aveva un rapporto fortissimo con la vita, con la morte e con il ricordo.
È una visita che consigliamo anche a chi pensa di non essere particolarmente appassionato di archeologia. Perché qui non si tratta solo di “vedere reperti”, ma di vivere un’esperienza.
La visita richiede un po’ di attenzione: si entra e si esce dalle varie tombe, alcune sono accessibili tramite scale, e non tutte sono sempre aperte contemporaneamente. Meglio quindi arrivare con calma, senza aspettarsi una visita frettolosa.
Il centro storico di Tarquinia: molto più bello di quanto immaginassimo

Dopo la Necropoli, abbiamo completato la nostra visita entrando nel centro storico.
Ed è stata un’altra bellissima sorpresa.
Tarquinia non è solo “la città degli Etruschi”: è anche un borgo elegante, scenografico, ricco di scorci e di angoli che raccontano epoche diverse.
Passeggiando tra le sue vie si incontrano torri, palazzi storici, piazze, chiese e punti panoramici che aprono lo sguardo verso la campagna e verso il mare.
Il bello di Tarquinia è che non va visitata con fretta. È una di quelle località dove conviene camminare, perdersi un po’, alzare lo sguardo, fermarsi davanti a un portale, a una facciata, a una via laterale che magari non avevi previsto ma che ti invita a entrare.
Il centro storico conserva ancora una forte identità medievale e si presta benissimo a una passeggiata senza un programma troppo rigido. Certo, qualche saliscendi c’è, quindi scarpe comode e voglia di camminare sono indispensabili.
Tra i luoghi che meritano attenzione c’è sicuramente Santa Maria in Castello*, una chiesa romanica affascinante, leggermente defilata rispetto al cuore più frequentato del centro. È uno di quei posti che sembrano custodire il silenzio e che fanno capire quanto Tarquinia abbia una stratificazione storica importante, non limitata soltanto al periodo etrusco.
*La Chiesa di Santa Maria in Castello (dichiarata Monumento Nazionale dal 1975) è generalmente aperta al pubblico, ma con orari limitati. L'edificio è gestito dalla parrocchia locale ed è visitabile soprattutto la domenica
Il centro storico ci è piaciuto proprio per questo: perché è vivo, ma non caotico; importante, ma non pretenzioso; ricco di storia, ma ancora molto autentico.
Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia: per completare il racconto degli Etruschi

La visita del centro storico permette anche di inserire una tappa fondamentale: il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.
Il museo si trova nello splendido Palazzo Vitelleschi, uno degli edifici più rappresentativi del centro storico e già da solo merita la visita.
Entrando nelle sale si incontra il mondo etrusco attraverso sarcofagi, reperti, ceramiche, decorazioni e testimonianze che aiutano a dare un volto più concreto a questa civiltà così affascinante.
Tra i simboli più celebri conservati al museo ci sono i Cavalli Alati, uno dei capolavori più noti dell’arte etrusca e sicuramente una delle immagini che restano più impresse.
Noi ci siamo arrivati dopo una sosta golosa, perché prima del museo abbiamo mangiato una pizza da Napule E’. Una soluzione pratica, informale e perfetta per poi proseguire con la visita senza appesantirsi troppo.
Il museo secondo noi completa benissimo la visita alla necropoli. Se le tombe dipinte emozionano, il museo aiuta a mettere ordine, a capire meglio il contesto e a dare un senso più ampio a ciò che si è visto.
Visitare Tarquinia in camper: dove sostare tra centro storico, necropoli e Lido

Tarquinia è una meta molto interessante da visitare in camper, ma richiede un minimo di organizzazione, perché le zone da vedere non sono tutte nello stesso punto.
Da una parte c’è il centro storico, arroccato e ricco di saliscendi; poi c’è la zona della Necropoli dei Monterozzi; infine c’è Tarquinia Lido, con il mare, le Saline e l’atmosfera più balneare.
Per questo motivo, prima di arrivare, è utile capire bene che tipo di sosta si cerca: più comoda per il centro e la necropoli, più vicina al mare, oppure più tranquilla e adatta a fermarsi qualche giorno.
Noi vi raccontiamo le possibilità che abbiamo valutato e quella che abbiamo scelto.
📍 Agricampeggio Il Poderino: la soluzione scelta da noi - Strada del Poderino, 98
Per il nostro soggiorno abbiamo scelto l’Agricampeggio Il Poderino, una soluzione che ci è piaciuta molto perché tranquilla, bella e ben gestita.
Non si trova in centro a Tarquinia, quindi è particolarmente comodo se si dispone di biciclette, e-bike o scooter. Noi ci siamo organizzati proprio così, lasciando il camper fermo e muovendoci in bici per raggiungere le varie zone di visita.
È una scelta che consigliamo a chi cerca una sosta più rilassata e non ha l’esigenza di essere a due passi dal centro storico. Bisogna però mettere in conto che, per visitare Tarquinia, serve organizzarsi con un mezzo alternativo o avere voglia di pedalare/camminare.
Il Poderino è fuori Tarquinia, ma proprio questa posizione lo rende piacevole per chi vuole fermarsi con più calma, lontano dal traffico e dalla confusione.
Per noi è stata la scelta giusta perché avevamo le bici e volevamo vivere Tarquinia con tempi lenti, senza spostare continuamente il camper.
📍 Parcheggio camper presso la Necropoli di Tarquinia – via Monterozzi 84
Un’altra possibilità è il parcheggio camper nella zona della Necropoli dei Monterozzi, comodo soprattutto per chi vuole visitare l’area archeologica e magari raggiungere anche il centro storico utilizzando bici, e-bike e/o scooter.
Da quanto segnalato, si tratta di un parcheggio con camper service gratuito. Può essere una soluzione pratica per una visita culturale, in particolare se l’obiettivo principale è vedere la necropoli e il Museo Archeologico.
Come sempre, prima di organizzare la sosta, consigliamo di verificare sul posto eventuali aggiornamenti su accessibilità, servizi, regolamenti e stato del camper service.
📍 Parcheggio camper a Tarquinia Lido - Via Filippo Giorgi, 6
Per chi preferisce stare vicino al mare, a Tarquinia Lido è presente un parcheggio camper a pagamento, senza servizi.
È una soluzione più adatta a chi vuole vivere il lato balneare di Tarquinia, fare una passeggiata al Lido, raggiungere le Saline o semplicemente fermarsi vicino al mare.
Non è però la scelta più comoda se l’obiettivo principale è visitare il centro storico o la necropoli, perché in quel caso bisogna prevedere uno spostamento.
Può invece essere una buona opzione per chi vuole dedicare più tempo alla costa.
📍 Sosta nei parcheggi del Lido in bassa stagione
A Tarquinia Lido, soprattutto in bassa stagione, può capitare che la sosta camper venga tollerata anche in alcuni parcheggi ordinari.
Questa però non va considerata come una regola garantita o come un diritto acquisito: dipende dal periodo, dalla presenza di divieti, dall’affollamento, da eventuali ordinanze e dal buon senso di chi sosta.
Il nostro consiglio è sempre lo stesso: controllare bene la segnaletica, evitare comportamenti da campeggio fuori dalle aree consentite, non aprire tendalini o tavoli dove non previsto e lasciare il posto meglio di come lo si è trovato.
La sosta libera o tollerata può essere una comodità, ma va sempre gestita con rispetto, perché basta poco per rovinare la reputazione di tutti i camperisti.
Quale sosta scegliere a Tarquinia?
Secondo noi la scelta dipende dal tipo di visita che si vuole fare.
Se si vuole vivere Tarquinia con più calma, fermandosi qualche giorno e muovendosi in bici o scooter, l’Agricampeggio Il Poderino è stata per noi una soluzione molto piacevole.
Se invece si vuole fare una scelta più economica e “mordi e fuggi”, il parcheggio camper presso la Necropoli può essere più pratico ma serve comunque bici o scooter per muoversi.
Se l’obiettivo è mare, relax e Saline, allora meglio orientarsi verso Tarquinia Lido, tenendo però presente che il parcheggio camper a pagamento risulta senza servizi (e non si può aprire il tendalino).
In ogni caso, Tarquinia si presta bene a una visita in camper, purché si arrivi già con le idee chiare: non è una meta “tutto a portata di mano”, ma proprio per questo permette di costruire un piccolo itinerario molto vario tra storia, archeologia, centro storico, mare e natura.
Il nostro anniversario in camper a Tarquinia

Tarquinia per noi è stata anche la tappa di un anniversario.
E come si festeggia un anniversario quando si viaggia in camper? Nel nostro caso, senza ristorante elegante, senza abiti da sera, senza grandi formalità. Ma con una cena speciale, preparata a modo nostro.
Abbiamo comprato il pesce alla Pescheria L’Ancora Rosa di Tarquinia Lido, dove abbiamo trovato anche piatti pronti davvero buonissimi. Una di quelle soluzioni perfette per chi viaggia in camper: qualità, praticità e la possibilità di mangiare bene senza dover per forza andare al ristorante.
Per il dolce, invece, ci siamo affidati a Belle Hélène, una pasticceria nel centro di Tarquinia che ci ha colpito per la cura e per la ricerca di prodotti di stagione.
Il risultato? Un anniversario semplice, intimo e bellissimo. Di quelli che forse non finiscono sulle riviste patinate, ma restano nella scatola di ricordi proprio perché sono autentici.
Camper fermo, tavola apparecchiata, pesce buono, dolci speciali e quella sensazione meravigliosa di essere esattamente dove volevamo essere.
A volte non servono grandi programmi per creare un momento speciale. Basta il posto giusto, il tempo giusto e la libertà che solo il camper sa regalare.
Dove mangiare a Tarquinia: qualche indirizzo provato e segnato

Durante il nostro soggiorno a Tarquinia abbiamo provato e segnato alcune soluzioni pratiche.
Napule E’ – piazza Cavour - Tarquinia
Ci siamo fermati qui per mangiare una pizza prima della visita al Museo Archeologico. Una soluzione informale, comoda e adatta a una pausa senza troppe complicazioni.
Pescheria L’Ancora Rosa – viale dei Navigatori – Lido di Tarquinia
Ottima soluzione per chi viaggia in camper e vuole mangiare pesce senza andare necessariamente al ristorante. Noi abbiamo acquistato piatti pronti molto buoni per la nostra cena di anniversario.
Belle Hélène – Via Giuseppe Garibaldi 12 - Tarquinia
Pasticceria curata, con attenzione ai prodotti di stagione. Per noi è stata la scelta perfetta per completare la cena speciale in camper.
Naturalmente, come sempre, consigliamo di verificare giorni e orari di apertura, soprattutto fuori stagione o nei giorni festivi.
Quanto tempo dedicare a Tarquinia
Secondo noi Tarquinia non è una località da liquidare in mezza giornata.
Se si vuole vedere solo la necropoli, certo, si può fare anche una visita veloce. Ma sarebbe riduttivo.
Per apprezzarla davvero, noi consigliamo almeno due giorni pieni, così da organizzare con calma:
-
Tarquinia Lido con relax in spiaggia
-
Saline, porto Clementino e zona dell’antica Gravisca;
-
Necropoli dei Monterozzi (circa 1 ora e mezza – 2 ore)
-
centro storico;
-
Museo Archeologico Nazionale (in media 1 ora e mezza)
-
eventuale giro in bici nella zona costiera.
Con tre giorni si riesce a vivere tutto con ancora più tranquillità, soprattutto se si viaggia in camper e si vuole lasciare spazio anche ai tempi lenti: una spesa in pescheria, un dolce speciale, una passeggiata senza programma, una cena sotto il tendalino.
Tarquinia dà il meglio quando non la si tratta solo come una tappa tecnica o come una visita archeologica da spuntare.
Consigli pratici per visitare Tarquinia in camper
Tarquinia è una meta molto interessante per chi viaggia in camper, ma richiede un minimo di organizzazione.
Il centro storico non è il luogo ideale in cui muoversi con un mezzo grande, quindi conviene scegliere una sosta esterna e poi spostarsi a piedi, in bici, con scooter o con altri mezzi.
Se avete biciclette o e-bike, potete organizzare un itinerario molto piacevole, ma bisogna considerare che il territorio non è completamente pianeggiante. Nulla di impossibile, ma qualche tratto richiede un po’ di fiato, soprattutto nelle giornate calde.
Per le visite culturali, meglio controllare sempre in anticipo orari, aperture e biglietti aggiornati del Museo Archeologico e della Necropoli, perché possono variare in base alla stagione, ai giorni festivi o a eventuali lavori e allestimenti (noi abbiamo usufruito dell’ingresso gratuito in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno!).
Per la zona del Lido e delle Saline, invece, il consiglio è di arrivare senza aspettative troppo rigide. Sono luoghi da vivere con calma, magari fuori stagione, quando il territorio mostra il suo lato più silenzioso.
Perché Tarquinia ci è piaciuta così tanto
Tarquinia ci è piaciuta perché è una meta completa.
Ha il mare, le Saline e il porto antico, ma anche la storia antichissima degli Etruschi. Ha una necropoli unica, ma anche un centro storico piacevole da vivere. Ha il museo, ma anche la semplicità di una cena in camper con pesce comprato in pescheria e dolci scelti con cura.
È una destinazione che consigliamo a chi ama viaggiare senza limitarsi alla “cosa famosa da vedere”, ma vuole costruire un piccolo itinerario fatto di esperienze diverse.
Tarquinia è perfetta per un weekend lungo, per una tappa all’interno di un viaggio nella Maremma laziale o per una sosta più lenta tra cultura, natura e mare.
E forse il suo bello è proprio questo: pensi di andarci per gli Etruschi, poi scopri che ti resta nel cuore anche per tutto il resto.
In conclusione
Il nostro viaggio a Tarquinia in camper è stato un intreccio di mare, natura, storia, buon cibo e momenti personali.
Abbiamo iniziato dal Lido, dalle Saline e dal rapporto antico di Tarquinia con il mare. Poi siamo entrati nel mondo etrusco con la Necropoli dei Monterozzi e infine abbiamo completato la visita con il centro storico e il Museo Archeologico Nazionale.
In mezzo, abbiamo festeggiato il nostro anniversario in camper con una cena semplice ma speciale: pesce acquistato in pescheria, dolci scelti con cura e quella libertà che rende ogni viaggio diverso dall’altro.
Tarquinia è una di quelle mete che meritano più attenzione di quanto spesso si pensi. Non è solo una visita archeologica, non è solo una località di mare, non è solo una tappa lungo la strada.
È un piccolo viaggio dentro tanti mondi diversi.
E in camper, secondo noi, si gusta ancora meglio.
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