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In bici: dal Lido delle Nazioni all’Oasi Canneviè

Una piacevole biciclettata tra mare, natura e incontri inaspettati nel Parco del Delta del Po emiliano
di Marzia Mazzoni
Che cosa si fa quando si è al mare? Si va in bicicletta! Scherziamo, ma non troppo… Siamo una coppia attiva e ci piace vivere il territorio a 360°.
Al mare non siamo tipi da spiaggia, nel senso che non amiamo stare ore ore immobili a prendere il sole. Preferiamo vacanze attive dove alterniamo relax a camminate, escursioni e uscite con la bicicletta.
Metti un “weekend ignorante” (lo sapete vero che cosa sono per noi i “weekend ignoranti”? Quelli senza programmi, non troppo lontani da casa, senza aspettative, senza organizzazione) al camping Tahiti al lido delle Nazioni (FE) e la voglia di fare qualcosa di diverso, da lì a organizzare una domenica in bicicletta e andare a conoscere il territorio circostante… Conclusione: 30,76 (per la precisione) km di meravigliosa scoperta!
Luoghi di rara bellezza in questa terra che ha un forte legame con il mare ma che regala emozionanti incontri quasi fossimo in montagna (esempio un cervo o daino!), siamo all’interno del Parco del Delta del Po emiliano, tra i comuni di Comacchio e Codigoro, in una delle zone umide più importanti d’Europa.
Registi cinematografici già nel passato si sono fatti ispirare da questi luoghi, qualche esempio? Pupi Avati in svariati film scelse il fascino del Delta del Po dove ambientare le scene delle sue pellicole (La casa delle finestre che ridono, Le strelle nel fosso, Aiutami a sognare e Festa di laurea). Il film “Un ettaro di cielo” del regista Aglauco Casadio, con Marcello Mastroianni e Rosanna Schiaffino fu girato interamente nell’Oasi di Canneviè.
E allora prima di lanciare il #mantraprontipartenzavia per raccontarvi la nostra esperienza, ecco alcune raccomandazioni e consigli:
- l’escursione è adatta a tutti essendo in piano, non presenta alcuna difficoltà, noi abbiamo due biciclette tipo city bike, o meglio, quella di Lorenzo è a pedalata assistita che in questo itinerario ha utilizzato nella versione “normale”
- dotarsi di repellenti per le zanzare/insetti perché all’interno della Pineta di Volano sono presenti
- è possibile variare e modulare la propria escursione a seconda del grado di allenamento e delle proprie esigenze, vogliate considerare che la ciclabile unisce Ravenna e Venezia, la nostra è soltanto una piccola parte di questo itinerario
- nelle giornate calde, indispensabile avere riserve d’acqua, non abbiamo trovato fontanelle sul percorso. Sono comunque presenti dei bar nelle località turistiche
- cappellino/bandana (se non indossate il caschetto da bici) per proteggere il capo, molti tratti sono esposti al sole
- pranzo al sacco se volete godervi un pic-nic all’interno della pineta e un telo dove appoggiarsi a sedere e potervi rilassare
- equipaggiarsi di tanta curiosità perché il bello da vedere c’è… Eccome! Se amate il birdwatching, dotatevi anche di un cannocchiale.
L'escursione in pillole
Natura, storia e incontri inaspettati

La Pineta di Volano, il lago delle Nazioni e l’Oasi di Canneviè sono luoghi che raccontano la storia di questo territorio.
Oasi naturalistiche che appartengono sia al passato che al presente, di terre strappate al mare, di luoghi che rievocano gli Estensi, i signori di Ferrara.
Sul percorso non ci si annoia, soprattutto se si affronta la pedalata a ritmo lento, come abbiamo fatto noi, ammirando il bello attorno a noi.
Quale è stato il nostro bottino di esperienze?
Ecco qui qualche dettaglio partendo dal Lido delle Nazioni fino all’Oasi Canneviè e ritorno:
- il lago delle Nazioni, un balcino salmastro dove si pratica la pesca, si praticano sport come la vela
- valle Bertuzzi (zona umida con cigni)
- cavalli bianchi di razza “Camargue Delta”
- i tipici bilancioni da pesca
- gli affascinanti fenicotteri rosa
- la torre della Finanza, detta anche torre di Guardia o di Volano, realizzata nei primi anni del Settecento per controllare l'accesso alla foce del Po di Volano e la sua funzione era per riscuotere pedaggi, ma anche a scopo difensivo
- casone di Canneviè e la sua oasi con il sentiero natura, da percorrere a piedi lasciando le biciclette all’entrata per ammirare questo luogo così particolare come habitat e tipicità. Un tempo era un porticino, come attesta l'inventario dei beni di Alfonso II d'Este
- pontile panoramico del Lido di Volano, proteso verso il mare dove si ammira il tratto di costa e con uno sguardo in lontananza, si scorge il Delta del Po (gabbiani a gogò)
- la pineta litoranea di Volano, un full immersion, un sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale. Noi abbiamo incontrato un Bambi, come scherzosamente l’abbiamo chiamato noi, sì un meraviglioso cervo (o daino) che si è fermato a guardarci e si è fatto pure immortalare!
- Le sculture in legno di Enrico Menegatti realizzate con rami, pezzi di legno che il mare ha restituito trasformandole in vere e proprie opere d’arte, un museo a cielo aperto
- oltre naturalmente a fiori, scorci e tutto ciò che la curiosità di ognuno di noi sa cogliere!
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Saliamo in sella e partiamo

Se siete arrivati fin qui a leggere, sicuramente l’escursione è di vostro interesse e quindi andiamo avanti a raccontarvela sperando sia utile a chi vorrà rivivere questa esperienza in sella alla propria bicicletta.
Noi siamo partiti dal Camping Tahiti al Lido delle Nazioni (FE) in viale Libia 133, meta che scegliamo ogni anno per aprire l’estate.
Da lì siamo andati verso l’incrocio adiacente svoltando verso destra su via delle Nazioni Unite, imboccando poi via del Lago. In questo primo tratto, abbiamo preferito percorrere la strada panoramica dei lidi e non la ciclopedonale, una scelta che in parte ci ha permesso di velocizzare il tragitto dell’andata rispetto allo sterrato che abbiamo fatto al ritorno, inoltre speravamo di poter ammirare la Valle Bertuzzi, una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po, che però non abbiamo potuto vedere in quanto coperta da alberi. Siamo comunque a scorgere un bel cigno che si muoveva leggiadro nelle acque.
Al Lido di Volano abbiamo poi proseguito sulla pista ciclabile contrassegnata dalla tabella “Lido di Volano-Venezia FE30”. Pochi chilometri separano l’Oasi di Canneviè che abbiamo ammirato fermando le biciclette proprio davanti al Casone trasformato in ristorante. Una camminata in questo luogo così particolare e unico.
Risaliti in sella, siamo tornati indietro ripercorrendo questo tratto ciclopedonale dell’andata e ci siamo fermati al Lido di Volano per ammirare il paesaggio circostante e il mare dal pontile, risaliti in sella ci siamo addentrati in uno dei tanti passaggi della pineta per un pic-nic all’ombra degli affascinanti pini marittimi. Relax e una scorta di benessere a respirare a pieni polmoni quest’aria balsamica che sa di resina, sa di natura.
Ripreso il tragitto imbocchiamo la pista ciclabile verso il Lido delle Nazioni-Ravenna FE30 di grande fascino immersa in questa pineta, un bosco naturale molto suggestivo, dove abbiamo incontrato il cerbiatto!
All’uscita della pineta si trovano le sculture in legno e poi si prosegue su strada ripercorrendo le vie del Lido delle Nazioni percorse all’andata.
30,5 o meglio 30,76 km di natura, scoperte ed emozioni. A noi è molto piaciuta questa biciclettata e speriamo che tanti di voi possano, con il nostro racconto, farsi affascinare da questi luoghi del nostro Bel Paese!
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Dove sostare

Per altre strutture ricettive, consigliamo di consultare la nostra WEB APP camp.vacanzelandia.com
Un'idea in più
Se preferite invece essere accompagnati in questa esperienza, il camping Tahiti organizza escursioni in bicicletta con guide locali che vi faranno vivere il territorio mettendo a disposizione la propria conoscenza. Chiedete alla reception e vi sapranno consigliare al meglio!
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In bicicletta con i bambini (dai 4 anni in su): istruzioni per l’uso

I consigli per entusiasmanti escursioni con i propri figli, per bambini dai 4 anni in su
di Alessandra Granata - blogger di "I viaggi dei Rospi"
Carissimi Amici di Vacanzelandia,
prima di partire per le vacanze avevamo parlato di come portare i bimbi più piccoli in bicicletta, potete leggere l’articolo QUI. Oggi affrontiamo, invece, il tema di come scarrozzare i piccoli ciclisti durante gite e vacanze in bicicletta dai quattro anni di età in su.
Tutti in sella: come portare i bambini in bici
Secondo il codice della strada, è possibile trasportare i bambini a bordo di una bici guidata da un adulto (inteso come una persona con più di 18 anni di età), fino agli otto anni di età, opportunamente assicurato in un seggiolino omologato. Ora converrete con me su quanto “bizzarra” sia la normativa… soprattutto perché, è molto più probabile che un bambino superi i 20 kg di peso prima degli otto anni (a meno che si chiami Federico e viva di sogni e pasta in bianco), e perché voglia pedalare per conto suo non appena imparato a muoversi in bici senza le rotelle.
Se avrete iniziato a portarlo in bici fin dal suo primo anno di età, non vedrà l’ora – il pargolo – di seguirvi con la sua biciclettina, orgoglioso di macinare i suoi primi chilometri in autonomia. E se da un lato vi si riempirà il cuore di entusiasmo per la vostra creatura, dall’altro avrete il timore di non riuscire più a spostarvi molto da casa con un piccolo ciclista al seguito.
Ma niente paura!
Scegliendo i giusti percorsi (preferibilmente pianeggianti e con la stazione del treno lungo la ciclabile per tornare facilmente a casa in caso di imprevisto) e con il supporto di ausili per la pedalata, riuscirete ancora a divertirvi un mondo!
Quali sono i supporti per portare in bici i bambini più grandi?
Per i bambini più grandi, ma non del tutto autonomi, quella del “cammellino” è una soluzione simpatica e piacevole. Il cammellino non è altro che un’appendice (potremmo quasi dire un tandem da bambini oppure una “semibicicletta”) che si aggancia alla bici di mamma o papà, e fa in modo che il piccolo ciclista sia a bordo di un mezzo proprio, ma con una bici gestita dall’adulto. Nel cammellino, infatti, c’è solo la ruota posteriore, perché la parte del manubrio è governata dai grandi e quindi non necessita di ruota davanti.
In alternativa al cammellino (ed è la soluzione che abbiamo adottato noi) c’è la barra di traino o trail-gator: una barra rigida montata sotto la sella della bici dell’adulto che, solo in caso di necessità, si aggancia sotto al manubrio della bici del bimbo (sollevando da terra la ruota anteriore). Secondo la nostra esperienza questo ausilio è preferibile al cammellino, perché aiuta il bimbo a sviluppare un senso di autonomia fin da subito: i bimbi pedalano da soli e in caso di stanchezza, tratti di strada più difficoltosi o trafficati, possono essere supportati con la massima sicurezza da mamma e papà, e tornare liberi di sfrecciare da soli non appena superata la difficoltà.
Optando invece per una bici con cammellino, questa rimane fissa per tutta la durata del suo utilizzo.
Un altro aspetto da tenere in considerazione quando si organizza una gita fuori porta in bici con i bimbi è l’ipotesi di rientro con bici e treno che, in caso di cammellino (e con i nostri treni regionali non proprio modernissimi) potrebbe essere difficoltoso, rispetto a riporre la barra di traino e caricare le due bici separatamente.
Da che età mettere i bimbi in sella da soli
Come per tutto quello che riguarda i bambini, non c’è un manuale di istruzioni preciso per portarli in bicicletta perché ogni bimbo avrà una corporatura (e peso a
sé) e manifesterà il desiderio di pedalare da solo (e senza rotelle) quando sarà pronto a farlo. La prima cosa che però potete tenere presente quando sceglierete la prima bici per il vostro bimbo, dovrà essere la sua altezza che, in bici, impatta molto di più rispetto all’età.
Indicativamente i parametri sono:
Bimbi di circa 2/3 anni con altezza da 80 a 100 cm Bici da 12”
Bimbi di 4/5 anni con altezza da 95 a 115 cm Bici da 16”
Bimbi di 6/8 anni di età con altezza da 115 a 130 cm Bici da 20”
Bimbi da 8 a 11 anni con altezza da 130 a 145 cm Bici da 24”
Oltre i 145 cm di altezza si consiglia una bici da adulto 26” con taglia small
Per darvi un’idea, vi riporto la nostra esperienza.
Federico è un bimbo minuto, piccolo di statura, ma con una grandissima energia e passione per la bici. Dopo il triciclo, Fede è salito su una bici con le rotelle da 14” che ha utilizzato fino a quasi i sei anni di età. Tolte le rotelle a quattro anni e mezzo, lo abbiamo agganciato al trail-gator con successo fin dalle prime gite in giornata, facendo uso della barra anche per gli anni successivi con la bici da 16”.
Grazie alla duplice possibilità di pedalare da solo e trainato al bisogno, Fede ha imparato a pedalare con grande fiducia su percorsi sempre più lunghi, acquisendo autonomia in strada e sulle ciclabili e – cosa di non poco conto – volendo provare a fare le salite da solo!!
La tranquillità psicologica che una famiglia può trarre da uno strumento come la barra è – per noi – ineguagliabile. E se il nostro piccolo ciclista la scorsa primavera è riuscito a fare con la bici da 20” 70km in giornata, è anche per frutto di questo costante allenamento!
Provate, sperimentate e soprattutto, date fiducia ai vostri bambini. Ora che sapete come portarli in bicicletta, non vi resta altro che pedalare!
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La montagna scuola di vita per bambini e adolescenti

Rispetto, sicurezza, ma anche sacrificio... tanti i valori che la montagna insegna ai piccoli esploratori
di Daniela Scerri - di duepertrefacinque
La montagna vissuta con i bambini piccoli e con gli adolescenti è una grande opportunità di crescita interiore. Lo dico da genitore che va in montagna con i propri figli ma lo dico anche in veste di accompagnatore sezionale di Alpinismo Giovanile Cai. Seguendo il corso di formazione presso la scuola Alpi Orobie di Bergamo, è stato chiaro sin dall’inizio il messaggio secondo il quale, la montagna per i ragazzi e i bambini, è una grandissima opportunità per il loro sviluppo psicofisico. Diventare grandi significa imparare a portarsi dentro le esperienze vissute nell’infanzia sapendole rielaborare per usarle come trampolino di lancio verso la vita di domani. Come mamma, più di una volta mi sono ritrovata a parlare con le mie ragazze usando la montagna come metafora nei momenti di difficoltà e tristezza e molte volte i paragoni sono stati di grande efficacia ed aiuto. In che modo la montagna può essere considerata maestra di vita? Quali sono i messaggi costruttivi che possiamo lanciare ai nostri figli per affrontare la vita ispirandosi alle vette conquistate? Ve lo racconto secondo la mia esperienza di mamma, prima ancora che di accompagnatore CAI.
Il rispetto della natura
Dormire in quota, osservare le stelle del cielo, sdraiarsi in mezzo all’erba e sentire il suo profumo. Accarezzare una mucca, osservare una marmotta che si nasconde nella sua tana e individuare un camoscio o uno stambecco su uno sperone. E fare il bagno in un ruscello o in un laghetto alpino. Tutto ciò fa sentire un bambino parte di un GRANDE progetto. La natura così benevola ed accogliente sarà una grande alleata per un bambino che sin da subito imparerà a stabilire un rapporto simbiotico con essa. Diventare adulto facendo uso di questa amicizia, sarà di grande aiuto per comprendere il rispetto verso il pianeta. Perché ad un amico vero, compagno di giochi e di divertimento non si fa mai del male, giusto?
Affrontare le difficoltà
Una delle chiavi di lettura più gettonate sulla montagna, riguarda il parallelismo con le difficoltà da affrontare nelle vita. La vetta rappresenta sempre l’obiettivo e le ambizioni. Il sentiero, con le sue tortuosità e pendenze è il simbolo delle prove della vita che ci impediscono, alle volte, di vedere il nostro obiettivo in maniera lucida. Tante volte, soprattutto in questo anno scolastico in cui mia figlia maggiore ha affrontato la prima liceo, mi sono sentita dire “mollo, è troppo dura, non ce la farò”. E tante volte mi sono venuti in aiuto tutti i momenti trascorsi in compagnia sua sui sentieri. Dimostrare che più di una volta, guardando il rifugio dal basso e affrontando la fatica siamo riuscite ad arrivare; ricordarsi insieme del sudore e della fatica per raggiungere la cima (conquistata poi con felicità) mi ha aiutato a farle capire che, per quanto un ostacolo ci metta alla prova, stringendo i denti si può arrivare all’obiettivo. La fatica, in questa chiave di lettura è diventata una modalità di rivincita piuttosto che un motivo di frustrazione.
Il coraggio
La montagna insegna ai bambini ad essere coraggiosi. Molti potrebbero interpretare questa frase pensando che tutti colori che indossano gli scarponcini ai
piedi, sono persone intrepide che sanno affrontare vie ferrate o pareti impegnative. In realtà, anche un semplice sentiero può insegnare il coraggio e la capacità di sapersi misurare nelle avversità. Per fare questo è necessario insegnare ai bambini la consapevolezza della montagna. Una consapevolezza dei rischi a cui ci si espone e la successiva capacità di reagire agli imprevisti. E poi, dopo aver insegnato loro il coraggio di affrontare gli imprevisti, è fondamentale insegnare loro l’umiltà.
L’umiltà in montagna è la precisa percezione di avere il coraggio di tornare indietro. Il vero coraggio, in montagna, è quello di saper valutare i rischi a cui ci si sta sottoponendo essendo in grado, quando necessario, di tornare sui propri passi per rientrare sani e salvi. Questa capacità di discernimento, soprattutto in età adolescenziale, può essere molto utile perché insegna ai ragazzi che tante volte, spingersi troppo oltre, potrebbe essere pericoloso.
Il sacrificio
Quante volte, affrontando sentieri impervi e faticosi, ho asciugato le lacrime delle mie bambine ed ascoltato i loro discorsi di frustrazione. E quante volte, tenendole per mano, siamo arrivati insieme alla meta affrontando la fatica e il sudore. La montagna insegna ai bambini che il sentiero - e in senso più ampio la vita - richiede sacrificio perché mai nulla ci è dovuto. Più il sacrificio è grande, più il raggiungimento della meta sarà appagante. La stessa cosa la proveranno spesso nella loro vita indossando ogni volta panni diversi: da studenti, da lavoratori, da genitori e chissà quante altre volte. Walter Bonatti, grande alpinista, diceva “Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede più a lungo sogna”. Io trovo che questo sia un messaggio di grande speranza e di grande bellezza.
L’amicizia
Esistono tanti modi per andare in montagna ed è giusto che ognuno trovi la propria dimensione in questo grande palcoscenico. Ci sono gli amanti delle sky race
che corrono sui sentieri, ci sono quelli che vanno a passo lento per apprezzare le sue bellezze. E poi c’è chi va per ferrate, chi per falesie, chi esplora in modo ipogeo insieme agli speleo e chi si butta nei canyon pieni di acqua. Sono infinite le sfumature che rappresentano chi va per i monti eppure a raggruppare queste differenze c’è un ideale comune che è quello dell’amicizia. Arrivati in rifugio, qualsiasi sia stata la modalità di avvicinamento, si avverte di fare parte della stessa grande famiglia e seduti al tavolo davanti a un piatto di minestra o di polenta fumanti, ci si sente tutti amici. I bambini, in modo particolare, percepiscono questo sentimento e lo fanno prorio. Imparano, attraverso la montagna, il sentimento dello stare vicini, della condivisione e della solidarietà. Imparano che in montagna, come nella vita, non si lascia mai da solo qualcuno in difficoltà sul sentiero e scoprono la bellezza di raggiungere la meta insieme calibrando il passo con quello del compagno più lento.
Come ultimo spunto lascio quello che personalmente mi tocca di più. La montagna insegna ai ragazzi la curiosità e la capacità di non accontentarsi delle cose scontate. Affrontare una salita, andare a letto in rifugio
sfatti di stanchezza e poi svegliarsi la mattina presto apposta per andare a scovare il sole che nasce da dietro le cime è qualcosa che, nel suo silenzio, ha un effetto dirompente. Scoprire la bellezza, assaporarla e portarla nel cuore. Non è così scontato e sempre facile insegnare ai giovani questo. Forse perché la società di oggi non ci aiuta; forse perché anche noi adulti, presi dalle nostre cose, non sempre siamo capaci di fermarci. Eppure questa curiosità sarà un’arma potente che avranno i nostri figli a disposizione. Da grandi, non per forza dedicheranno le loro forze alla montagna.
Ma probabilmente, una mattina, svegliandosi ed essendo fieri delle poprie scelte, guarderanno il sole che spunta dalle montagne e sapranno da dove tutto iniziò.
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La pagaia… gaia!

Canoa: uno strumento per godersi la natura da una prospettiva diversa
Qualche anno fa preparai una miniguida pratica sulla scelta della canoa: erano i classici “consigli dell’amico” che mi erano stati richiesti da alcune persone che volevano iniziare a praticare quest’attività estremamente piacevole e rilassante. Successivamente feci anche da – indegna – guida a Filippo e Lorenzo per la prova di una canoa pneumatica (clicca QUI per leggere l'esperienza di Vacanzelandia) ma rimane il fatto che la mia conoscenza dell’argomento è sostanzialmente esperienziale, non avendo mai fatto corsi o partecipato ad attività dei qualsivoglia canoa-club.
È con la consapevolezza di questa mia ignoranza di fondo che vorrei proporvi adesso la miniguida preparata allora, ovvero quella che chiamai:
Canoa: piccola guida rigorosamente DILETTANTISTICA
È dal 2004 che uso la canoa e che ho il piacere di fare esperienza di quest’attività così bella, rilassante e relativamente economica: queste note sono dedicate a chi ha voglia di provare a fare altrettanto.
Oddio, ma è pericoloso!
Molte persone ritengono che la canoa sia pericolosa: io però mi sento di poter affermare che si può affrontare tranquillamente una navigazione anche con bambini a bordo (cosa che ho fatto spesso), a patto chiaramente di aver sempre il cervello posizionato nel proprio alloggiamento, ovvero sopra le spalle, e collegato; anche ai bambini si richiede disciplina e, coinvolgendoli, spesso ci stupiscono per il loro autocontrollo. Insomma la canoa non è più pericolosa di un normale spostamento in auto, anzi forse lo è meno.
L’avvertenza per chi mi legge è che la guida è dichiaratamente dilettantistica, ovvero scritta da un dilettante che riporta la propria esperienza e quindi assolutamente criticabile, emendabile ecc.
Cosa ci si fa con una canoa?
Ovviamente ci si va in acqua, anche dove ce n'è davvero poca, e ci si fa pressoché di tutto; attenzione però che certe situazioni richiedono addestramento, allenamento, equipaggiamento …
Insomma, se è vero che con la canoa si può attraversare un mare, circumnavigare la Penisola, esplorare laghi quasi ghiacciati, buttarsi in torrenti impetuosi o dentro a cascate, è meglio chiarire che qui parlerò di attività molto più normali da farsi in stagioni più che clementi: vagare per un lago, esplorare una costa rimanendo ad una distanza breve da essa, scoprire la prospettiva del paesaggio da un tranquillo fiume di pianura.
Che equipaggiamento serve?
Per le attività tranquillamente ludiche che ci siamo dati come obiettivo, vediamo con che equipaggiamento ci si deve preparare. Sembrerà strano ma ho notato che chi pratica quest’attività non conosce il detto “in medio stat virtus”: potete vedere persone pronte ad affrontare la discesa delle cascate del Niagara e persone in costumino da bagno. Ben pochi si attrezzano con misura e prudenza.
Il primo componente, che dovrebbe essere ovvio, è il giubbino detto “aiuto al galleggiamento”: in pratica è un giubbotto salvagente profilato per non impedire i movimenti della pagaiata e mancante del cuscinetto reggi testa (e per questo non si può definire salvagente). Il giubbino è fondamentale per tutti, anche per chi sa nuotare, perché ad un eventuale capovolgimento lo shock termico (o una botta sul capo) può provocare un momentaneo disorientamento. Noi usiamo i giubbetti in vendita al Decathlon per circa 50 euro e sono ottimi e sufficienti.
L’altro componente fondamentale è un fischietto, tipo quelli da stadio: dal 2004 non l’ho mai usato, ma è l’unica speranza per farsi sentire da un natante in mano ad un distratto. Non si sa mai!
Finiti i componenti essenziali (già?? Sì …) e data per scontata la pagaia, che va scelta in accordo alla canoa e alla corporatura, parliamo degli “utili”.
In canoa il sole picchia e quindi non dimenticate la crema solare e un cappello, soprattutto per chi è calvo o ha comunque il capo rasato; molto utile anche una sacca a tenuta stagna, dove tenere soldi, cellulare, chiave della macchina, magari un ricambio. Queste sacche costicchiano un po’, qualche decina di euro: conviene quindi prenderle robuste, per intenderci evitando sacche semplici trasparenti (io uso delle Ferrino che acquistai per mettere il sacco a pelo durante i viaggi in moto, per esempio).
Ancora, io uso dei guanti da lavoro in tessuto/finta pelle della GoodYear per evitare le vesciche alle mie manine da impiegato-larva: costano 15 euro nei brico center. Per imbarcarsi e sbarcare si possono usare dei sandali leggeri in estate, oppure delle scarpette in neoprene (prese a 10 euro al Lidl) se fa un po’ più fresco; utile avere a portata di mano anche un k-way e un paio di soprapantaloni impermeabili, in caso di pioggia improvvisa.
E non dimenticatevi dell’acqua da bere!! Avere sete in mezzo all’acqua è una dannazione dantesca.
Come potete vedere, l’equipaggiamento è semplice e – soprattutto – economico e scalabile: si inizia con cose da poco e poi si vede cosa e come perfezionarsi.
Ma che canoa devo scegliere?
Adesso arriviamo al bello: cosa consigliare a chi voglia iniziare? Come per ogni mezzo, dipende dal fine che si vuole perseguire. La cosa bella è che si trova del buon usato, soprattutto a fine stagione, e se si sbaglia acquisto si rivende il natante perdendoci veramente poco. Diciamo che raramente si spendono cifre al di fuori dell’intervallo 250 – 900 euro, non poi tantissimi se si pensa che non c’è bollo, assicurazione, carburante … e c’è anche poca usura!
Volendo classificare i modelli, sono diverse le chiavi di lettura possibili: per materiale (canoe rigide e quelle gonfiabili), per tipologia (le canadesi, i kayak e le Sit-On-Top), per portata (le canoe singole, doppie e triple); in più all’interno di ogni tipologia si ci si suddivide ulteriormente tra stabili o veloci o con materiali diversi … insomma a chi approccia l’argomento le idee rimangono ben confuse.
Qui è difficilissimo dare dei consigli ma tenterò di dare indicazioni di massima.
Come avrete capito non c’è un “meglio” ma solo un miglior compromesso per ciascun utilizzatore; anche le indicazioni che ho dato sono assolutamente opinabili perché ci sono modelli che smentiscono categoricamente quanto affermato, ma in linea di massima credo si possano condividere almeno come classificazione generale.
Quindi?
Allora per dei neofiti totali cosa mi sentirei di consigliare? Sicuramente scandagliare internet alla ricerca di modelli, fotografie, racconti; poi scartare i modelli troppo “professionali” (avete intenzione di lasciare la scrivania per iniziare la carriera di canoista?) e quelli troppo palesemente “balneari”, cioè quei gonfiabili che sono praticamente dei canotti con la forma allungata.
Come principianti vi consiglio di partire da queste indicazioni:
Come trasporto la canoa?
Last but not least: abbiamo canoa, pagaia, giubbini, fischietto … adesso dobbiamo raggiungere il mare, il lago o il fiume.
Per le canoe pneumatiche il problema non si pone, ovviamente (ricordatevi solo di acquistare pagaie smontabili!), mentre per le altre le scelte non sono tante.
Dato per scontato l'uso delle barre porta tutto, la canoa si mette a chiglia in su per evitare che diventi una vasca da bagno in caso di temporale; ricordatevi di fissare bene lo scafo con cinghie, meglio se con una aggiuntiva di sicurezza da far passare attraverso l'abitacolo passando per le porte posteriori.
A queste vanno aggiunti un fissaggio all'anteriore ed uno al posteriore dell'auto: ci si procura un gancio per il traino d'emergenza dell'auto, si montano entrambi (quello aggiuntivo e quello in dotazione) e si fissano le cinghie. Attenzione a non tirare troppo e ad evitare di lasciare l'auto al sole: la plastica delle canoe potrebbe cedere e deformarsi.
In caso di trasporto di due canoe, o di una canoa e una bici (o altro) è utile acquistare dei supporti dedicati, che tengono lo scafo quasi verticale; vi consiglio fortemente di orientarvi verso il modello della Thule: costa un botto ma è fatto bene, mentre altri modelli costano comunque tanto (anche se meno) e spesso non hanno una qualità costruttiva adeguata.
Ultimissimo: ricordatevi che se lo scafo sporge dalla sagoma posteriore dell'auto ci vuole il cartello omologato per i carichi sporgenti.
A chi invece avesse deciso di godersi la vita in cabrio e volesse una canoa rigida ad ogni costo, cosa possiamo consigliare, allora? Beh, un gancio traino ed un rimorchio possono essere l'unica opzione; attenzione in questo caso perché la legge italiana non permette che il carico sporga dalla sagoma del rimorchio, quindi prendetene uno di dimensioni adeguate.
Ultima nota per chi utilizzasse un pick-up: le canoe non vanno mai messe "impennate", ovvero con la parte posteriore nel fondo del cassone e l'anteriore sollevato sopra la cabina! Se le sistemaste così potrebbero prendere il vento della corsa, sollevarsi e volare via. Non pensiate che bastino le cinghie, la forza dell'aria sulla superficie potrebbe davvero essere troppa.
Adesso è davvero tutto, spero di esservi stato utile e di avere stimolato la vostra curiosità. Ci vediamo in acqua!
Le foto che vedete allegate riguardano la nostra esperienza di famiglia: sono puramente indicative e hanno lo scopo di spiegare meglio ciò che descrivo nel testo. Essendo foto nostre, ci sono solo i modelli che via via abbiamo posseduto, va da sé ...
Come sempre qualche indicazione per iniziare la vostra ricerca. Premetto che non indicherò dei negozi perché rischierei involontariamente di danneggiare un rivenditore rispetto a quell’altro per pura e semplice ignoranza mia: basta che proviate a ricercare con le parole chiave canoa kayak vendita negozio ecc. e vedrete che in Italia le scelte non sono moltissime. Metto invece i link di alcuni produttori tra i più significativi.
https://world.bicsport.com (selezionare “kayak” nella barra in alto)
https://www.neckykayaks.com
https://www.grabner.com
http://www.gumotexboats.com
https://www.oldtowncanoe.com
https://www.oceankayak.com
http://www.sevylor-europe.com
https://tahe-marine.taheoutdoors.com
http://www.rotomod.com
https://www.dag-kayak.com
https://www.wildernesssystems.com
http://www.rainbowkayaks.com
https://www.decathlon.it (selezionare “sport” e poi “kayak”)
http://www.faltboot.de/produkte/nortik
https://www.hobie.com
http://www.prijon.com
https://www.advancedelements.com
e tanti altri...
Anche su Amazon sono disponibili tanti modelli di canoe, ecco il link affiliato → https://amzn.to/3yGgya9
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Andare in bicicletta con i bambini: come iniziare

"Abbandonata quindi per ovvi motivi la moto, ci siamo ritrovati a cercare ancora quella sensazione di “aria addosso” durante le nostre vacanze." Muoversi a passo lento, ma in modo agile... la bicicletta è un'ottima soluzione!
di Alessandra Granata - blogger di "I viaggi dei Rospi"
Andare in bicicletta è divertentissimo, oltre che a far bene alla salute, ma sono ancora molti i genitori titubanti all’idea di partire da casa per una gita di un giorno, figuriamoci quelli che pensano a far addirittura le vacanze in bicicletta con i bambini.
Come fare per convincerli che da una semplice scampagnata a pedali - idea simpatica, a costo zero, e che farà divertire tutta la famiglia – potrà poi nascere il desiderio di pedalare sempre più a lungo? Ecco tutto quello che dovete sapere per organizzare da una semplice gita, fino alle prossime vacanze in bicicletta.
In bicicletta con i bambini: come è nata la nostra passione
La nostra passione per le due ruote ha radici profonde, ma è mutata nel tempo. Ruggiero ed io infatti, prima della nascita dei pargoletti, abbiamo macinato km e km di strade in Europa in moto, apprezzando la libertà di un viaggio on the road con l’aria addosso. Viaggi a contatto con le realtà locali, spesso improvvisati, e che lasciavano ampio margine all'improvvisazione su mete e itinerario. “Gira, gira ho visto una cosa che mi sembra interessante”, “Uh Fermati, guarda che bello da là il panorama.” Certo, anche in macchina con i bambini lo si può fare, (e magari con qualche manovra in più anche con il camper), ma su due ruote - quando non c’è nessun vetro o lamiera tra te e l’ambiente in cui stai viaggiando – provi una sensazione di libertà che non ha paragoni.
Abbandonata quindi per ovvi motivi la moto, ci siamo ritrovati a cercare ancora quella sensazione di “aria addosso” durante le nostre vacanze. Eravamo già in tre e avevamo bisogno di muoverci a passo lento, ma in modo agile. Volevamo visitare borghi e cittadine apprezzando da vicino la realtà locale. Fermandoci alla bottega per un trancio di focaccia o al porto per comprare la cena da cucinare in campeggio. Tutto questo senza quella fastidiosa sensazione di entra-esci dalla macchina, accendi l’aria-spegni l’aria, dove parcheggio-non c’è posto- fai un altro giro. Ecco che la soluzione era, ancora una volta, su due ruote. Ma quelle di una bici.
Abbiamo iniziato così. E da quel giorno è stato tutto un crescendo. Ma accanto all’aspetto pratico, ecologico, di benessere e di sostenibilità che dà la bicicletta, è nata una grandissima passione per le due ruote, soprattutto nel piccolo Fede che, anno dopo anno, ha mostrato un’enorme grinta sui pedali e voglia di andare sempre oltre. Dico sempre che “tante delle nostre imprese, se Federico non avesse quest’attitudine, non sarebbero possibili” ed è vero. Ma se noi grandi per primi, non avessimo innescato in lui una scintilla, questo circolo virtuoso di passione per la bicicletta non si sarebbe alimentato.
Vi ho raccontato questo per farvi capire che nessuno nasce imparato, ma che tutto invece si può fare, se nel cuore abbiamo un desiderio. Provate. Osate. Magari sbaglierete e riproverete ancora. Ma se non vi metterete in gioco, non scoprirete quanto certe cose possono essere belle. Perdereste invece l’occasione di convivere una passione con i vostri bimbi e diventare – una volta in più - una famiglia.
Come organizzare una vacanza in bicicletta con i bambini
Prima di pensare alle vacanze in bici, cimentatevi con una biciclettata di qualche ora, per poi allungare sempre di più, fino ad arrivare a fare un’intera giornata in bici.
Iniziate con pochi chilometri vicino a casa e contemplate sempre una pausa gioco/merenda in un parco giochi. Quando si comincia ad andare in bicicletta con i bambini vi renderete conto che avranno bisogno di recuperare le energie. Sono piccoli, entusiasti della gita, ma non sanno dosare le loro forze. Motivo per il quale li vedrete partire in quarta e ritornare con la lingua fuori dopo qualche chilometro. Pedalate quindi in formazione (solitamente noi abbiamo Papà Ruggi davanti, Fede al centro ed io a chiudere), così da dare un ritmo ai piccoli ciclisti. Soprattutto all'inizio, fate tante pause. Sono indispensabili a tutti, mica solo ai bambini. Andare in bicicletta è questione di abitudine, ma serve anche fare il “callo”… e non solo alle mani!!! Quindi intervallare momenti in sella, a momenti di relax sarà senza’altro di grande aiuto.
Preparate uno zainetto da legare al porta pacchi o da mettere nel cestino con dentro una merenda, salviettine umidificate e una maglia di ricambio. Se non avete maglie tecniche (di quelle traspiranti), è utile avere una maglietta per i bimbi per prevenire i colpi d’aria. Pedalando, soprattutto nei mesi più caldi, si può sudare molto. Portate anche un kway o un guscio antivento, utili quando cambia repentinamente il tempo.
Per la scelta dell’itinerario della gita, controllate la presenza o meno di piste ciclabili sul tracciato, le distanze dai centri abitati principali e la possibilità di stazioni ferroviarie nelle vicinanze. La soluzione bici+treno (link di approfondimento clicca QUI) è infatti molto comoda soprattutto quando i bimbi sono stanchi o se le previsioni meteo volgono al peggio. Il consiglio per chi comincia è comunque quello di non allontanarsi oltre i 40km da casa, per poi allungare di volta in volta. Chi abita come noi a Milano, ha a disposizione le ciclabili dei Navigli che oltre ad essere servite da treno o metropolitana, sono sempre su aree protette e con manto stradale sicuro e ben levigato.
Condividere con i vostri pargoletti l’itinerario ancora prima di partire, è un altro punto importante da tenere a mente per la buona riuscita di una gita in bicicletta. Coinvolgetelo e stimolatelo, raccontandogli cosa vedrete lungo la pedalata, dove vi fermerete e quando tempo potrà rilassarsi e giocare al parco giochi.
La bella stagione è appena iniziata. Non fatevi trovare impreparati e regalatevi delle splendide gite in bicicletta con i bambini. Faranno la felicità di tutti, parola di ciclista!
Condividiamo con gli Amici di Vacanzelandia alcune foto con le nostre esperienze in bicicletta "family style".
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