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- Scritto da Lorenzo Gnaccarini
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Il paradiso può attendere, la Sardegna no!

On the road da Trieste alle spiagge caraibiche dell’isola mediterranea (in bassa stagione)
di Silvia F.
Un lungo viaggio in camper da Trieste alla Sardegna, seguendo la costa tra Tavolara, Ogliastra, Costa Rei, Sulcis, Oristanese, Alghero, Stintino e Castelsardo, il tutto raccontato dall'amica di Vacanzelandia Silvia F.
In camper il viaggio inizia nel momento stesso in cui si chiude la porta di casa. Ma la vera magia comincia quando il profumo del mare cambia improvvisamente, quando la luce diventa più intensa e il tempo sembra rallentare. La nostra Sardegna è iniziata così, chilometro dopo chilometro, inseguendo spiagge bianche e tramonti infuocati.
16 maggio 2026
Da Trieste a Marina di Massa, il viaggio verso il mare
Partiamo da Trieste con calma, lasciandoci alle spalle il vento dell’Adriatico e le temperature ancora bassine, puntando verso la Toscana. Dopo una lunga giornata di strada arriviamo in serata a Marina di Massa, giusto in tempo per vedere il tramonto e respirare l’aria salmastra del Tirreno.
17 maggio 2026
La mattina successiva ci regala una passeggiata lenta sul lungomare, con il rumore delle onde, i bar che aprono piano, le biciclette che scorrono leggere. È il classico momento sospeso prima della partenza vera. Dopo pranzo ripartiamo verso Livorno. Giusto il tempo di un passaggio alla Terrazza Mascagni ed è ora di salire a bordo. La traversata per me non sarà delle migliori. Mi aspetta una notte difficile, con poco sonno, anche se il mare non è agitato. All’alba, quando il traghetto entra nel porto di Olbia, tutta la stanchezza passa immediatamente. La Sardegna è lì davanti a noi.
18 maggio 2026
Porto San Paolo e la magia della Tavolara

La prima meta è Porto San Paolo (OT). Ci fermiamo in via del Corallo, in un parcheggio libero con una vista semplicemente spettacolare sull’isola di Tavolara. Una di quelle immagini che sembrano finte da quanto sono perfette.

Da lì partiamo a piedi verso il porticciolo, attraversando la macchia mediterranea. Le casette del villaggio turistico Acqua Village sono perfettamente integrate nel paesaggio. Niente eccessi, solo colori morbidi e vegetazione ovunque. Il piccolo borgo è davvero delizioso soprattutto vicino al porticciolo. Giardini curati, qualche bar aperto e la spiaggetta è meravigliosa. Forse perché è la prima che vediamo in Sardegna. Oppure perché qui le spiagge brutte semplicemente non esistono.

Dopo un breve passaggio a Punta Corallina, con le sue rocce rosse e la sabbia dorata, ci trasferiamo verso Porto Taverna. C’è un grande parcheggio attaccato alla spiaggia al costo di euro 22,50 al giorno, ma optiamo per il piccolo parcheggio di via degli Oleandri, libero e a poca distanza dalla spiaggia.
19 maggio 2026
Cala Brandinchi e la scoperta di Capo Coda Cavallo

La mattina seguente, dopo alcune ore di sole e di mare a Porto Taverna (OT), tentiamo di raggiungere Cala Brandinchi, ma, visto il divieto di accesso ai camper posto all'inizio della strada, cambiamo programma e ci dirigiamo in direzione di Capo Coda Cavallo. Qui il mare assume colori irreali, tra il turchese e lo smeraldo, con trasparenze perfette. Restiamo fino al tramonto, quando il sole colora tutto di arancione e rosa. Dormiamo nel park a pagamento, al momento gratuito, con il rumore del mare in sottofondo.
20 maggio 2026
Cala Brandinchi e Lu Impostu alla riscossa!

Il giorno dopo ci riproviamo davvero a raggiungere Cala Brandinchi (OT). Lasciamo il camper vicino al campeggio Cala Cavallo e attraversiamo a piedi la macchia mediterranea. Poi, all’improvviso, eccola, la spiaggia che merita davvero il nome di “Piccola Tahiti”.

Sabbia chiarissima, acqua bassissima e trasparente, colori tropicali, separata da Lu Impostu, più selvaggia e meno “caraibica”, solo da un piccolo promontorio. Sono quei posti che nelle fotografie sembrano ritoccati, e invece dal vivo sono ancora più belli.

La serata si conclude a Porto Ottiolu (OT), in Via dei Tulipani, fronte marina. Paesino curatissimo, elegante ma rilassato, ha un porto pieno di luci e locali affacciati sull’acqua.
21 maggio 2026
Isuledda, le montagne dell’Ogliastra e il tramonto ad Arbatax

Al mattino ripartiamo verso Isuledda (OT), una lingua di sabbia bianchissima circondata da vegetazione lacustre e pascoli, dove le mucche sembrano vivere a pochi metri dal mare.

Lasciamo il camper in Via Costa Cadoni e dopo un breve percorso su strada sterrata arriviamo alla splendida spiaggia. Fa caldo e abbiamo portato con noi la nostra cagnolina, perciò, verso mezzogiorno siamo di ritorno. Dopo pranzo facciamo una sosta alla Cantina Dorgali per acquistare qualche bottiglia di vino locale e ci dirigiamo verso Arbatax (OG).

Scegliamo di fare la strada costiera. Il passaggio da Cala Gonone è spettacolare. Appena usciti dalla galleria compare improvvisamente il mare, in un colpo d’occhio panoramico incredibile. Passato il bivio per Cala Gonone, la strada però cambia rapidamente scenario e si arrampica tra le montagne dell’Ogliastra.
Curve, passi panoramici, silenzi immensi e paesaggi mozzafiato ci accompagnano per quasi due ore. Attraversiamo Baunei, arroccato in alto sulla montagna, autentico e sospeso nel tempo. Colpiscono le donne anziane ancora vestite con abiti tradizionali. La Sardegna qui mostra la sua anima più vera. Ad Arbatax il tramonto sulle famose Rocce Rosse regala fotografie incredibili. Il colore della pietra contro il blu del mare crea uno dei contrasti più belli del viaggio.
Serata vicino alla spiaggia di Porto Frailis (OG) in un parcheggio a pagamento.
22 maggio 2026
Costa Rei e la spiaggia infinita di Piscina Rei
Dopo aver effettuato le operazioni di carico e scarico a Tortolì (OG) presso il Bar La Cambusa, al costo di euro 10,00, partiamo verso Costa Rei (CA). Ci fermiamo a mangiare nelle vicinanze del Chiosco Tabù Beach Club di Piscina Rei.

Qui troviamo una spiaggia selvaggia e chiarissima, lunghissima e quasi deserta che invita a passeggiare o a prendere il sole e che sembra uno di quei posti dove il tempo si ferma davvero. Il vento porta il profumo del mare e della macchia mediterranea, mentre il sole lentamente cala sull’orizzonte.

Dopo un passaggio allo scoglio di Peppino e alla statua del Cristo benedicente che domina la spiaggia di Santa Giulia, la serata si conclude a Villasimius (CA), nel parcheggio di Via delle Palme, fronte mare, tra luci soffuse e quell’atmosfera estiva che in Sardegna arriva prima che altrove. E in quel momento capiamo una cosa, questo viaggio non è solo una vacanza. È un continuo susseguirsi di panorami che sembrano cartoline, strade che sorprendono ad ogni curva e spiagge che fanno venire voglia di non ripartire più.
23 maggio 2026
Da Villasimius a Torre delle Stelle, il mare che accompagna la notte
La mattina a Villasimius scorre lenta, con quella luce limpida che solo il Sud Sardegna sa regalare. Lasciamo il parcheggio fronte mare di Via delle Palme con calma, dopo il pranzo, senza alcuna fretta. Prima di ripartire decidiamo di concederci un breve passaggio nel centro del paese. Parcheggiamo vicino al cimitero, soluzione semplice e comoda per raggiungere il cuore di Villasimius a piedi. Le stradine sono già vive ma senza confusione. Dopo una passeggiata tranquilla riprendiamo il camper e ci dirigiamo verso Porto Giunco, dove lo sguardo viene catturato dalla torre spagnola che domina il promontorio e dal faro che si staglia contro il cielo azzurro. In serata ripartiamo seguendo la costa verso Torre delle Stelle (CA). La strada continua a regalare scorci magnifici sul mare, tra curve panoramiche e macchia mediterranea illuminata dalla luce dorata del tramonto. Troviamo posto in un parcheggio sterrato a pochi passi dalla spiaggia. Una sistemazione semplice, ma con un privilegio enorme, il rumore continuo delle onde che ci accompagna tutta la notte. Ceniamo con calma mentre il cielo diventa lentamente blu scuro e le prime stelle iniziano ad accendersi sopra il mare.
24 maggio 2026
Torre delle Stelle, l’acqua trasparente e l’arrivo a Masua

La sera prima, la spiaggia di Torre delle Stelle non ci aveva colpito particolarmente. Forse la luce ormai bassa, forse la stanchezza della giornata. Sembrava una delle tante belle spiagge viste lungo il viaggio. Ma la mattina dopo dobbiamo completamente ricrederci. Appena il sole illumina il mare, tutto cambia. L’acqua diventa trasparente come una piscina, con sfumature incredibili tra l’azzurro chiaro e il turchese. Una calma quasi irreale e il fondale chiarissimo. È domenica e durante il giorno la spiaggia si affolla ma restiamo lì fino al tardo pomeriggio, godendoci il mare senza fretta, semplicemente osservando i colori dell’acqua. Alle 17 ripartiamo in direzione del Sulcis Iglesiente, una delle zone più autentiche e scenografiche della Sardegna sud-occidentale.

La meta è Masua (CI), dove vogliamo finalmente vedere dal vivo il famoso Pan di Zucchero. E quando compare davanti a noi capiamo subito perché sia uno dei simboli dell’isola. Enorme, imponente, è quasi sospeso nel mare, illuminato dalla luce calda della sera. Purtroppo non possiamo fermarci nel parcheggio che avevamo scelto, perché sono previsti lavori di asfaltatura a partire dal mattino seguente. Così risaliamo lungo la statale e troviamo posto in un semplice parcheggio a bordo strada, insieme ad altri due van. Una sistemazione improvvisata, ma tranquilla.
25 maggio 2026
Nebida, Cala Domestica e il tramonto infinito sulle dune di Piscinas

La mattina lasciamo Masua e ci spostiamo di pochi chilometri verso Nebida (SU), piccolo villaggio minerario nel comune di Iglesias, affacciato su uno dei tratti di costa più spettacolari del Sulcis Iglesiente. Qui la storia mineraria della Sardegna è ancora ovunque, tra edifici in pietra, vecchi impianti industriali e panorami che sembrano sospesi nel tempo. Le miniere della zona furono sfruttate già dal Seicento per l’estrazione di piombo e zinco, diventando poi uno dei poli minerari più importanti dell’isola fino alla metà del secolo scorso, quando l’attività venne progressivamente abbandonata. Parcheggiamo vicino all’inizio della passeggiata panoramica e ne approfittiamo anche per fare rifornimento d’acqua da una fontanella.
Il sentiero parte dal centro del paese e conduce lentamente verso il celebre Belvedere 906 Operaio, uno dei punti panoramici più incredibili di tutta la costa occidentale. Da qui lo sguardo si apre sul mare infinito, sul profilo maestoso del Pan di Zucchero e soprattutto sulla gigantesca Laveria La Marmora, costruita a fine Ottocento direttamente sulla scogliera. Un’opera impressionante, simbolo della storia industriale sarda.
Si tratta di un enorme complesso minerario dove il materiale estratto veniva lavorato prima di essere trasportato via mare. Oggi resta lì, sospesa tra cielo e mare, silenziosa e abbandonata come una piccola città fantasma aggrappata alla roccia.

Dopo la passeggiata ripartiamo verso Cala Domestica (SU), percorrendo una strada stretta e panoramica che attraversa montagne brulle e profumate di macchia mediterranea. All’improvviso compare lei, una splendida insenatura racchiusa tra alte pareti rocciose, con un mare color smeraldo incredibilmente trasparente. Cala Domestica ha qualcosa di selvaggio e perfetto allo stesso tempo. Restiamo brevemente sulla spiaggia, perché non siamo interessati a dormire nell'area sosta ed il parcheggio presenta stalli piuttosto piccoli. Il tempo di qualche foto e di percorrere il bellissimo sentiero che conduce alla seconda caletta nascosta. Il passaggio sotto l’arco naturale scavato nella roccia rende tutto ancora più scenografico, quasi cinematografico. Riprendiamo il viaggio in direzione di Buggerru (SU). Dopo il paese, dove facciamo rifornimento di carburante, ci fermiamo alla grande spiaggia di San Nicolò, immensa e quasi deserta in questa stagione. Pranziamo a bordo strada con una vista spettacolare sulla distesa di sabbia e sulle onde che si infrangono lente lungo la costa. Uno di quei pranzi che restano impressi più di tanti ristoranti. Dopo un poco di mare nel tardo pomeriggio puntiamo verso Piscinas (CI), la spiaggia delle dune, attraversando l’entroterra minerario del Sulcis. La strada diventa sempre più stretta e isolata, passando accanto al borgo semiabbandonato di Ingurtosu, altro luogo simbolo della storia mineraria sarda, oggi quasi immobile nel tempo. Poi iniziano chilometri di sterrato, buche, polvere e silenzio assoluto. Un percorso lento, ma che aumenta l’attesa, curva dopo curva. Quando finalmente arriviamo a Piscinas il sole sta scendendo verso il mare. E lo spettacolo è qualcosa che difficilmente si dimentica.

Davanti a noi si aprono dune gigantesche, tra le più alte d’Europa, modellate dal vento e dorate dalla luce del tramonto. Alcune superano i 50 metri di altezza e avanzano lentamente verso il mare creando un paesaggio che ricorda il deserto. Tutto intorno soltanto sabbia, vento e il rumore del mare sardo. Il sole cala lentamente dietro le dune tingendo il cielo di arancione, rosa e rosso intenso. Restiamo lì in silenzio ad osservare uno dei tramonti più belli dell’intero viaggio.
26 maggio 2026
Da Piscinas a Is Arutas. Dune, strada africana e chicchi di quarzo
La giornata è dedicata soprattutto agli spostamenti, alla spesa, alle operazioni di carico e scarico e a un po’ di meritato relax in spiaggia. Dopo tanti giorni intensi tra cale, panorami e tramonti, serve anche rallentare il ritmo del viaggio. Partiamo da Piscinas solo verso le 11, dopo una splendida passeggiata mattutina lungo la spiaggia ancora quasi deserta. Le dune illuminate dalla luce del mattino hanno un fascino completamente diverso rispetto al tramonto della sera prima. Il colore ambrato della sabbia diventa più intenso, mentre rimane il silenzio assoluto e quel vento continuo che modella lentamente la sabbia. Lasciare Piscinas però richiede pazienza. La lunga strada sterrata con pietre e buche profonde sembra ancora più impegnativa al ritorno e fanno sembrare il viaggio una piccola Parigi -Dakar in versione camper. Procediamo lentamente, tra polvere e sobbalzi continui, godendoci però anche quell’ultimo pezzo di Sardegna più selvaggia e isolata. Arriviamo nella zona di Oristano solo nel pomeriggio, anche perché facciamo tappa alla periferia della città per una spesa piuttosto abbondante in un Despar e successivamente in Viale Leonardo Tatti, dove approfittiamo del comodo punto gratuito per le operazioni di carico e scarico. Dopo pranzo ripartiamo in direzione di Is Arutas, una delle spiagge più particolari della Sardegna, famosa per la sua sabbia composta da piccoli granelli di quarzo simili a chicchi di riso.

In zona troviamo soltanto parcheggi a pagamento, così ci adattiamo e scegliamo una sosta da 6 euro per due ore. Alla fine, però restiamo fino alle 20, conquistati dalla bellezza del luogo: spiaggia chiarissima, grana grossa quasi brillante e un’acqua trasparente dai riflessi turchesi e smeraldo. Un mare ancora diverso rispetto al sud dell’isola. Da tenere presente anche la particolarissima gestione del parcheggio. A pagamento di giorno, dalle 20 all’1 di notte non si paga nulla, mentre dall’1 alle 8 del mattino la tariffa sale a 15 euro. Per questo decidiamo di ripartire in serata alla ricerca di una sistemazione più tranquilla per la notte. Poco prima del tramonto raggiungiamo il parcheggio sterrato di Turri di Cabumannu (OR). Arriviamo giusto in tempo per vedere il sole scendere lentamente sul mare, con il cielo che si colora ancora una volta di arancione e rosso. Una conclusione perfetta per una giornata semplice, fatta soprattutto di strada, organizzazione e piccoli momenti che in camper diventano parte stessa del viaggio.
27 maggio 2026
Difficile proseguire, una spiaggia più bella dell'altra…

La mattina, appena apriamo la porta del camper, scopriamo che questo angolo di costa è molto più bello di quanto ci fosse sembrato la sera precedente. Con la luce del mattino tutto cambia ancora una volta. Il mare assume tonalità chiarissime, tra il turchese e il verde smeraldo, mentre la spiaggia appare ampia, selvaggia e silenziosa. Trascorriamo tutta la mattina in spiaggia con Chloe, tra passeggiate lente sulla battigia e lunghi momenti semplicemente a guardare il mare. Lei corre felice sulla sabbia ancora fresca, mentre noi ci godiamo quel ritmo lento che in Sardegna sembra diventare naturale dopo pochi giorni. Ogni volta che pensiamo di aver visto la spiaggia più bella del viaggio, l’isola riesce sempre a sorprenderci ancora. Verso l’ora di pranzo ripartiamo con l’idea di raggiungere S’Archittu (OR), curiosi di vedere il celebre arco naturale scavato dal mare. Ma come spesso accade in questo viaggio, i programmi durano poco. Arrivati nella zona di Putzu Idu veniamo letteralmente folgorati dal paesaggio.

Il parcheggio si trova su una sottile lingua di terra sospesa tra due mondi. Da una parte il mare, luminosissimo e dai colori caraibici, dall’altra uno stagno popolato da fenicotteri che si muovono lentamente nell’acqua bassa. Una scena quasi irreale. Scendiamo dal camper. Davanti a noi l’acqua è trasparente, con sfumature che vanno dal turchese chiarissimo all’azzurro intenso, mentre il vento increspa appena la superficie del mare. Ancora una volta capiamo che in Sardegna non serve inseguire troppo una meta precisa: spesso i luoghi più belli sono proprio quelli che non avevamo programmato. Finalmente, nel tardo pomeriggio, riprendiamo la strada verso S’Archittu. Dopo tante soste improvvisate e panorami che continuano a rallentare il viaggio, arriviamo in serata in uno dei luoghi più iconici della costa occidentale sarda.

Lasciamo il camper all’ingresso del paese, vicino alla piazza del mercato. Una sistemazione comoda e tranquilla, perfetta per partire subito a piedi verso il lungomare. Da lì inizia la splendida passeggiata panoramica che conduce al celebre arco naturale di S’Archittu. Il sentiero costeggia il mare tra scogliere bianche, vegetazione mediterranea e scorci continui sull’acqua trasparente. Ad ogni curva il panorama sembra aprirsi sempre di più, con il blu intenso del mare che contrasta con le rocce chiare modellate dal vento e dalle onde. Quando finalmente compare davanti a noi il grande arco naturale, capiamo immediatamente perché questo luogo sia così famoso. La roccia calcarea scavata dal mare forma una perfetta finestra sull’orizzonte, imponente ma allo stesso tempo armoniosa, quasi sospesa sopra l’acqua. Scendiamo fino alla piccola spiaggia ai piedi dell’arco e decidiamo di aspettare lì il tramonto. È uno di quei momenti che valgono da soli un intero viaggio. Il sole cala lentamente sul mare e, poco prima di sparire all’orizzonte, i suoi raggi attraversano perfettamente l’interno dell’arco, illuminandolo di luce rossastra e creando riflessi spettacolari sull’acqua. Tutto intorno si accende di colori intensi, mentre il rumore delle onde accompagna il silenzio delle persone sedute sugli scogli ad osservare lo spettacolo. Concludiamo la serata nel migliore dei modi, cenando al Ristorante Marongiu, affacciato sul mare. La vista dalla terrazza accompagna tutta la cena, mentre le ultime luci del giorno lasciano spazio lentamente alla notte. Uno di quei finali di giornata semplici ma perfetti, che in Sardegna sembrano ripetersi ogni sera senza mai diventare uguali.

28 maggio 2026
Da Porto Alabe ai murales di Tinnura, fino alla strada panoramica verso Alghero
La mattina ripartiamo da S’Archittu seguendo la costa verso nord, senza particolare fretta e con quella sensazione ormai familiare di voler assaporare ogni chilometro di questa Sardegna che continua a sorprenderci. La prima tappa della giornata è Porto Alabe (OR), piccolo tratto di costa segnalato in alcuni diari di viaggio letti prima della partenza. Arriviamo a metà mattina e ci sistemiamo nel parcheggio adiacente alla spiaggia, perfetto per una sosta tranquilla fronte mare. La spiaggia non è tra le più spettacolari viste durante questo viaggio, (dopo giorni trascorsi tra acque caraibiche e dune immense è quasi inevitabile fare paragoni), ma ha comunque un fascino semplice e rilassato. Il mare è leggermente mosso, il vento porta il profumo della salsedine e tutto intorno regna quella calma tipica delle località ancora poco turistiche in questa stagione. Pranziamo qui e ci concediamo un paio d’ore di relax in spiaggia, chiacchierando con una coppia di signori liguri trapiantati in Sardegna. Nel tardo pomeriggio riprendiamo la strada verso l’interno raggiungendo Tinnura (OR), piccolo borgo famoso per i suoi splendidi murales. Appena entriamo nel paese sembra quasi di passeggiare dentro un museo a cielo aperto.

Le pareti delle case raccontano la Sardegna più autentica. Ci sono scene di vita quotidiana, costumi tradizionali, attività agricole, pastori, feste popolari e antichi mestieri. Ogni vicolo conserva dettagli diversi e il paese trasmette un senso d'identità fortissima. Ci fermiamo per un aperitivo nella piccola piazzetta del centro. Anche questi momenti semplici, lontani dalle spiagge più famose, stanno diventando una parte importante del viaggio. Decidiamo poi di andare alla ricerca del Nuraghe Nuraddeo, immerso nella campagna poco fuori dal paese.
Il nuraghe appare subito affascinante e misterioso, circondato dal silenzio e dalla vegetazione mediterranea. Purtroppo, però il sito archeologico è chiuso e possiamo soltanto osservarlo da lontano, abbastanza comunque per immaginare il fascino antico di questi luoghi che raccontano una Sardegna millenaria. Riprendiamo quindi il viaggio passando per Bosa (OR), che compare improvvisamente con le sue case colorate adagiate lungo il fiume Temo e dominate dal Castello Malaspina. Attraversiamo il paese mentre la luce accende i colori delle facciate e rende tutto ancora più suggestivo. Per la notte scegliamo uno dei tratti più panoramici dell’intero viaggio, la strada provinciale Bosa-Alghero. Dopo alcune soste fotografiche e aver sorpassato un poco a malincuore la spiaggia di S'Abba Druche, difficilmente accessibile se non parcheggiati nell'area di sosta, troviamo posto in un parcheggio panoramico lungo la costa, in compagnia di altri tre camper. Davanti a noi soltanto il mare infinito e le scogliere illuminate dalle ultime luci del tramonto. Ancora una volta la giornata si chiude così, nel silenzio di un parcheggio vista mare, con la sensazione sempre più forte che in Sardegna il viaggio conti quasi più della meta stessa.
29 maggio 2026
Verso Stintino, dove il mare incontra il vento

La notte trascorre tranquilla nel parcheggio panoramico affacciato sul mare, dove assistiamo a uno spettacolo inatteso dalla finestra del camper. Una luna enorme e rossa tramonta riflettendosi sull'acqua scura. Per lunghi minuti restiamo semplicemente ad osservare quel disco rossastro scendere lentamente fin sotto l'orizzonte, in un silenzio interrotto soltanto dal rumore del mare. Al mattino ripartiamo seguendo uno dei tratti stradali più belli dell'intera Sardegna, la panoramica Bosa –Alghero, una strada che sembra scolpita nel costone roccioso e che per chilometri corre sospesa tra cielo e mare. Ad ogni curva si aprono nuovi scorci sulle scogliere a picco sull'acqua e sulle insenature nascoste della costa occidentale.

Superiamo il selvaggio Capo Marrargiu (OR), uno dei tratti più incontaminati dell'isola, dove la natura domina ancora incontrastata, e proseguiamo verso la spiaggia di Poglina, che compare all'improvviso ai piedi delle falesie. Poco oltre costeggiamo anche la base militare dei guastatori, mentre il paesaggio continua ad alternare macchia mediterranea, rocce e panorami mozzafiato sul mare. Attraversata Alghero, raggiungiamo la zona di Fertilia, dove una lunga e bella pineta separa la strada dalla spiaggia. Il contrasto tra il verde degli alberi e l'azzurro del mare accompagna il viaggio mentre puntiamo verso l'estremo nord- ovest dell'isola, in direzione di Stintino (SS). Prima di arrivare facciamo una piacevole sosta al Biscottificio Demelas, in località Pozzo San Nicola, a circa otto chilometri dalla celebre spiaggia delle Saline di Stintino. Un'occasione perfetta per acquistare qualche specialità locale e concederci una breve pausa prima di riprendere la strada. La giornata prosegue alla scoperta della spiaggia La Pazzona. Il luogo è molto bello e selvaggio, ma oggi il vento soffia con decisione e il mare è piuttosto mosso. Le onde rimestano la posidonia accumulandola lungo la battigia e riducendo quel contrasto cromatico tra sabbia bianca e acqua turchese che rende famosa questa parte di costa. Nonostante questo, il paesaggio conserva un fascino autentico e poco turistico. Nel tardo pomeriggio decidiamo quindi di spostarci di qualche chilometro e raggiungiamo il parcheggio dedicato ai camper poco distante, dove trascorreremo la notte. La posizione è tranquilla e comoda per esplorare il territorio nei prossimi giorni. Ancora una volta la Sardegna ci ricorda quanto sia difficile rispettare programmi e tabelle di marcia. Ogni strada panoramica, ogni spiaggia e ogni scorcio sul mare invitano a rallentare, a fermarsi qualche minuto in più e a godersi il viaggio. E proprio questa continua capacità di sorprendere, giorno dopo giorno, sta diventando il ricordo più bello di questa lunga avventura on the road.
30 maggio 2026
Castelsardo, il castello sul mare e la magia del tempo sospeso
Dopo tanti giorni, trascorsi tra spiagge caraibiche, dune dorate e strade panoramiche, decidiamo di dedicare la giornata ad un borgo affascinante, Castelsardo (SS). Lasciamo il camper nel parcheggio di fronte al cimitero, abbastanza vicino al paese e raggiungiamo il centro storico, che appare subito come una visione. Il borgo medievale si arrampica sul promontorio roccioso affacciato sul mare, con le sue case color pastello strette una accanto all'altra, vicoli acciottolati e scorci che si aprono all'improvviso sul Golfo dell'Asinara.

La salita verso il castello è lenta ma piacevole. Ci lasciamo guidare dai vicoletti, affollati da negozietti e turisti, che si intrecciano tra archi in pietra, scalinate e piccole piazze dove il tempo sembra essersi fermato. Ad ogni curva compare un nuovo panorama, tetti, campanili, terrazze fiorite e soprattutto il mare, sempre presente, immenso e luminoso. Man mano che saliamo, il vento si fa più intenso. È lo stesso vento che da secoli accompagna la vita di questo borgo fortificato, fondato dai Doria nel Medioevo e rimasto ancora oggi sorprendentemente autentico. Quando raggiungiamo la cima e le mura del Castello dei Doria, lo spettacolo è semplicemente magnifico. Da quassù lo sguardo spazia a 360 gradi. Da una parte il centro storico che scende verso il porto, dall'altra il mare che sembra non finire mai. Nelle giornate più limpide si distingue perfino il profilo della Corsica all'orizzonte. Restiamo ad osservare il panorama sorseggiando un aperitivo su una terrazza panoramica. Nel tardo pomeriggio scendiamo nuovamente verso il lungomare. Le luci iniziano a diventare più calde e le facciate colorate delle case si tingono d'oro. Il castello, illuminato dal sole che cala lentamente verso occidente, domina ancora una volta il paese come fa da secoli, fino all’imbrunire, quando si accendono le luci artificiali che lo tingono di rosso.
31 maggio 2026
Osilo, la Scala di Giocca e il ritorno verso Olbia
Prima di lasciare il nord della Sardegna decidiamo di fare una breve deviazione verso Osilo (SS), piccolo borgo arroccato sulle colline dell'Anglona. È una sosta diversa da tutte quelle vissute finora, niente spiagge, niente mare caraibico o tramonti sul litorale. Qui ci aspettano alcuni parenti che non vedevamo da tempo e che ci accolgono con quella cordialità semplice e genuina che caratterizza l'entroterra sardo. Ammiriamo il panorama che si apre sulle campagne circostanti e sul Golfo dell'Asinara. Da quassù la Sardegna mostra ancora una volta un volto completamente diverso rispetto a quello delle coste, più autentico, più silenzioso, profondamente legato alle sue tradizioni. Dopo i saluti riprendiamo il viaggio in direzione di Olbia. Per raggiungere Sassari percorriamo uno dei tratti stradali più caratteristici della zona, la celebre Scala di Giocca. Il nome racconta già molto di questa strada spettacolare. In lingua sarda, scala indica una strada ripida e di difficile accesso, mentre “giocca” significa chiocciola, un chiaro riferimento all'andamento lento e tortuoso imposto dalle curve che si susseguono tra salita e discesa. Lunga appena tre chilometri, la Scala di Giocca permette di passare rapidamente dai 132 ai 342 metri sul livello del mare attraverso sei stretti tornanti scavati tra alte pareti calcaree a strapiombo. Percorrerla in camper è un'esperienza particolare. Ad ogni curva il panorama cambia, mentre la strada si avvolge su sé stessa come una spirale tra le rocce bianche. Superata Sassari, il viaggio verso Olbia prosegue più veloce. I chilometri scorrono sotto le ruote e lentamente iniziamo a realizzare che questa lunga avventura sta ormai volgendo al termine. Dopo quasi due settimane trascorse a inseguire spiagge da cartolina, borghi sospesi nel tempo, strade panoramiche e tramonti indimenticabili, la Sardegna continua ancora a regalarci scorci e paesaggi che rendono difficile pensare al ritorno.
Alcune informazioni utili per la sosta in camper in Sardegna
Dopo aver percorso una buona parte delle coste dell'isola in camper, possiamo condividere alcune considerazioni che potrebbero essere utili a chi desidera organizzare un viaggio simile. Maggio è probabilmente uno dei periodi migliori per visitare la Sardegna in camper. Le spiagge sono ancora poco frequentate, le temperature generalmente piacevoli e molti parcheggi risultano gratuiti.
Dal 1° giugno cambia molto. Numerosi parcheggi che fino a fine maggio consentono la sosta gratuita diventano a pagamento. In molte spiagge dell'isola sono presenti limitazioni o divieti specifici per i camper, che durante l'estate vengono fatti rispettare, soprattutto nelle strade di accesso più strette. Conviene sempre verificare la segnaletica prima di imboccare le strade che conducono alle spiagge.
Premesso che, durante i nostri viaggi in camper prediligiamo le soste libere, è doveroso precisare che le operazioni di carico e scarico gratuite sono generalmente abbastanza difficili da trovare. Ci sono però numerosi campeggi ed aree sosta private che offrono il servizio di rifornimento a pagamento. In molte località costiere è tollerata la semplice sosta nei parcheggi pubblici, mentre il campeggio libero resta vietato su tutto il territorio sardo.
Tavoli, sedie, tendalini e qualsiasi occupazione del suolo pubblico possono comportare pertanto sanzioni. Le strade costiere sono spesso spettacolari ma richiedono attenzione. Alcuni tratti, come quelli dell'Ogliastra, del Sulcis o della Bosa-Alghero, presentano curve frequenti e carreggiate non particolarmente larghe. Per le spiagge più famose, come Cala Brandinchi, Lu Impostu o La Pelosa nei mesi estivi è opportuno informarsi in anticipo sulle modalità di accesso, sulle prenotazioni e sui parcheggi disponibili.
Frequentemente in prossimità dei lidi si viene raggiunti da persone del luogo che vendono formaggi o salumi di maiale, cinghiale o addirittura di pecora. Infine, il consiglio più importante, soprattutto in bassa stagione, non programmare troppo. In Sardegna le tappe migliori spesso nascono per caso, da una strada secondaria imboccata all'ultimo momento, da una spiaggia non prevista o da un tramonto che convince a fermarsi un giorno in più. Perché alla fine il vero rischio di un viaggio in Sardegna non è perdersi. È accorgersi, troppo tardi, che il tempo a disposizione non sarà mai abbastanza.
Parcheggi ed aree di carico e scarico da noi utilizzate
1. MARINA DI MASSA - Park gratuito di Via Tornaboni 2 vicino al lungomare a 2 passi dal centro vicino ad una pasticceria, pizzeria e ristorante
2. CARICO/SCARICO gratuito in autostrada CASTAGNOLA OVEST pulita e funzionante
3. PORTO SAN PAOLO park gratuito Via del Corallo in alto dopo il Piscina Acqua Village
4.PORTO TAVERNA park a pagamento. Area vicinissima alla spiaggia euro 22,50 al giorno, o via degli oleandri park gratuito poco distante
5.CAPO CODA CAVALLO park a pagamento alla fine della strada Euro 1, 50/h dal 01.06
6. CALA BRANDINCHI strada di accesso alla spiaggia vietata ai camper. Conviene lasciare il camper nel parcheggio a pagamento (ora gratuito) vicino camping Cala Cavallo e poi a piedi con una breve passeggiata si può accedere sia a Cala Pipara che a Cala Brandinchi e doppiato il promontorio che le divide anche a Lu Impostu
7. PORTO OTTIOLU parcheggio in via dei Tulipani nella marina fronte mare
8. ISULEDDA park libero sulla strada in via Costa Caddu
9. ARBATAX parcheggio al porto per vedere le rocce rosse. Per la notte tranquillo parcheggio della spiaggia di Porto Frailis di fronte Hotel Bitta a pagamento dalle 09.00 alle 20.00 costo 0,50 euro/h
10. CARICO/SCARICO TORTOLÌ presso il Bar La Cambusa a pagamento euro 10,00
11. COSTA REI Parcheggio sulla spiaggia di Piscina Rei vicino al chiosco Tabù Beach in Contrada Ziu Franciscu
12. VILLASIMIUS Park comunale a pagamento dal 01.06 fronte spiaggia Via delle Palme a fianco del Ristorante-pizzeria " L'ancora spagnola". Per visitare il centro park del cimitero in viale dei Cipressi
13. PORTO GIUNCO park a pagamento ora libero N.39.11253, E.9.516134
14. TORRE DELLE STELLE grande park sterrato separato dal mare solo da una siepe di oleandri in via dell'Acquario N.39.157360, E.9.392781
15. MASUA Park per vedere il Pan di Zucchero. Si accede ad una delle 2 spiaggette da una scaletta N.39.33297, E. 8.420607
16. NEBIDA Park in paese Piazza Belvedere inizio passeggiata panoramica sulla Laveria La Marmora. FONTANELLA per carico acqua nelle vicinanze e buona pizzeria panoramica a circa metà della passeggiata
17. CALA DOMESTICA unica possibilità di parcheggio camper in a rea sosta alla fine della strada di accesso. Il parcheggio a pagamento è molto piccolo e con stalli corti. Talvolta passa la polizia e multa i veicoli che sono fuori dagli stalli.
18. BUGGERRU - SPIAGGIA DI SAN NICOLÒ park panoramico a bordo strada attaccato al mare N. 39.421869, E. 8.412566
19. PISCINAS Grande park sterrato fronte dune e spiaggia alla fine della strada. In stagione a pagamento
20. CARICO/SCARICO ORISTANO Gratuito in Viale Leonardo Do Tatti vicino al cimitero
21. IS ARUTAS Park a pagamento dal 01.05 a pagamento fino alle 20.00, dopo fino all'1 di notte libero. Dall'1 alle 8.00 del mattino Euro 15.00. Sosta 2 ore euro 6,00
22. TURRI DI CABUMANNU - Parcheggio sterrato fronte mare (N 40.042829, E 8.396302)
23. PUTZU IDU Park fronte bellissima spiaggia N.40.032476, E.8.402910
24. S'ARCHITTU Park piazza del mercato in via dei Gelsomini N.40.089722, E.8.492308
25. PORTO ALABE Grande parcheggio asfaltato vicino alla spiaggia
26. TINNURA molto difficile parcheggiare, trovato un parcheggio di fortuna in una via a fondo cieco
27. BOSA Park panoramico sulla statale Bosa-Alghero N.40.33329, E.8.43443
28. STINTINO Parcheggio sterrato della spiaggia delle saline N.40.903293, E.8.235076
29. CASTELSARDO Parcheggio fronte cimitero in via dei Mille N.40.911574, E.8.719877, ottimo per la visita al borgo ma rumoroso per la notte vista la presenza di un locale nelle vicinanze.
(prezzi validi a maggio 2026)
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Maremma laziale in camper: mare selvaggio, relax e piccole felicità tra Pescia Romana e Montalto di Castro

Quando il viaggio rallenta: qualche giorno di mare e semplicità nella costa laziale viterbese
di Marzia Mazzoni
Nel nostro tour tra Toscana e Lazio di fine maggio/inizio giugno, abbiamo lasciato Tarquinia, con ancora negli occhi il fascino della necropoli etrusca, del centro storico e di quei giorni lenti che ci eravamo regalati, abbiamo deciso di spostarci verso la costa.
Avevamo voglia di mare.
Ma non di un mare costruito, rumoroso o pieno di fronzoli.
Cercavamo quel mare che piace a noi: un po’ selvaggio, semplice, naturale. Un mare dove camminare a lungo, respirare, ascoltare il rumore delle onde e dimenticarsi per qualche ora dell’orologio.
Così siamo arrivati nella Maremma laziale costiera, tra Pescia Romana e Montalto di Castro, per qualche giorno di relax in camper fatto di spiaggia, passeggiate, biciclette, grigliate, un bicchiere di vino e quelle piccole cose che, alla fine, fanno davvero la felicità.
Pescia Romana e Montalto di Castro: la costa più semplice e selvaggia della Maremma laziale

Questa zona del Lazio, al confine con la Toscana, ha un carattere particolare.
Non è la costa dei grandi stabilimenti tutti uguali, delle file ordinate di ombrelloni e della musica a volume alto. O almeno, non è questo l’aspetto che abbiamo cercato noi… Una precisazione però è doverosa: noi ci siamo stati nei primi giorni di giugno, quindi in un periodo ancora abbastanza tranquillo. Non sappiamo cosa si possa trovare nei mesi successivi, soprattutto in piena estate, quando affluenza, rumore e gestione degli spazi potrebbero cambiare.
Qui abbiamo trovato un litorale ampio, naturale, con tratti di spiaggia libera, macchia mediterranea, dune, sentieri sabbiosi e quella sensazione un po’ ruvida e autentica che a noi piace tanto.
Il bello di questi luoghi è proprio questo: non cercano di stupirti a tutti i costi.
Ti chiedono solo di rallentare.
E se lo fai, funzionano benissimo.
La nostra sosta camper a Pescia Romana

📍 Per questi giorni di relax abbiamo sostato all’Area Sosta La Pineta a Pescia Romana.
Una struttura semplice, immersa nel verde, comoda per raggiungere il mare a piedi e adatta a chi cerca una base pratica senza dover spostare continuamente il camper.
Non è una struttura da effetti speciali e secondo noi va raccontata esattamente per quello che è: un’area sosta funzionale, vicina alla spiaggia, con servizi essenziali e un’atmosfera tranquilla.
Tra i punti positivi abbiamo apprezzato soprattutto la posizione. Lasciare il camper fermo e poter andare al mare a piedi, per noi, è sempre un grande valore aggiunto.
Ci sono piazzole, camper service, servizi igienici, docce ed elettricità.
Detto questo, ci sono anche due aspetti pratici da sapere prima di arrivare: le docce sono a pagamento con moneta da 1 euro e la corrente erogata è di 3 ampere, quindi davvero il minimo indispensabile. Va bene per un utilizzo essenziale, ma bisogna fare attenzione a cosa si collega.
I cani sono ammessi ed è disponibile anche una spiaggia a loro riservata.
Non lo diciamo come critica feroce, ma come informazione utile. Perché quando si viaggia in camper sono proprio questi dettagli a fare la differenza tra una sosta vissuta serenamente e una sosta che rischia di creare aspettative sbagliate.
Noi ci siamo stati bene, perché cercavamo mare, ombra, tranquillità e semplicità. E questo abbiamo trovato.
Il mare che piace a noi: natura e silenzio

Il mare di Pescia Romana ci ha conquistati per la sua semplicità.
Niente scenografie artificiali, niente bisogno di “fare qualcosa” a tutti i costi. Solo spiaggia, vento, onde, sabbia, camminate e natura.
Abbiamo camminato tantissimo, soprattutto per raggiungere la Spiaggia delle Graticciare, uno di quei luoghi dove la costa sembra ancora libera di essere com’è: ampia, naturale, un po’ selvaggia.
Sono quelle passeggiate che inizi pensando “facciamo due passi” e poi ti ritrovi a camminare per chilometri, senza accorgertene, perché ogni tratto di spiaggia ti invita ad andare un po’ più avanti.
Per noi è stato proprio questo il bello: non avere un programma preciso.
Andare al mare, camminare, tornare al camper, preparare qualcosa da mangiare, leggere, ascoltare musica, riposare, ripartire per un’altra passeggiata.
La vacanza, a volte, è tutta qui.
In bicicletta tra campagne, orti e prodotti a chilometro zero
Un altro aspetto che ci è piaciuto molto è stato esplorare le campagne intorno a Pescia Romana in bicicletta.
Non grandi itinerari sportivi, non imprese da raccontare con altimetrie e performance. Semplicemente pedalate tranquille tra stradine di campagna, campi coltivati, silenzi e punti vendita dove acquistare frutta e verdura a chilometro zero.
Ecco, questa per noi è una delle cose più belle del viaggiare in camper: poter vivere un territorio anche attraverso le sue piccole abitudini quotidiane.
Fermarsi a comprare pomodori, frutta, verdure di stagione. Tornare al camper con la borsa piena di cose semplici e vere. Preparare una grigliata, aprire una bottiglia di vino e godersi la serata senza bisogno di molto altro.
Perché spesso sono proprio queste le esperienze che restano più impresse.
Olio buono a Pescia Romana: il Frantoio Aquila
Se passate da Pescia Romana e amate portare a casa qualche prodotto locale, vi segnaliamo anche il Frantoio Aquila, in paese.
Noi ci siamo fermati per acquistare olio e ci è sembrata una realtà interessante, con prezzi buoni e qualità.
Sono quelle soste che non fanno “notizia”, ma che per noi danno senso al viaggio: comprare un prodotto del territorio, parlare con chi lo produce o lo vende, portare a casa un sapore che poi, una volta rientrati, riaccende il ricordo di quei giorni.
Piccole felicità in camper

Ci sono viaggi che si ricordano per le grandi visite, i monumenti, i musei, le città importanti.
E poi ci sono soste che si ricordano per motivi più semplici.
Una grigliata preparata fuori dal camper.
Un bicchiere di vino al tramonto.
Il rumore del mare in lontananza.
Le gambe stanche dopo una lunga camminata sulla spiaggia.
La spesa fatta in bicicletta.
Un gatto che arriva curioso vicino al camper, come se fosse sempre stato parte del viaggio.
E forse è proprio questo il punto.
La felicità, in camper, passa spesso attraverso le piccole cose.
Non serve sempre un itinerario pieno o una meta famosa.
A volte bastano un posto tranquillo, un mare selvaggio, qualcosa di buono da mettere sulla griglia e la sensazione di essere esattamente dove si voleva essere.
Consigli pratici per una sosta in camper a Pescia Romana
Se state pensando a qualche giorno in camper nella zona di Pescia Romana e Montalto di Castro, vi lasciamo qualche consiglio basato sulla nostra esperienza.
Questa costa è ideale se amate il mare naturale, le passeggiate e le soste semplici. Se invece cercate movida, animazione, servizi da villaggio e comodità organizzate in ogni dettaglio, probabilmente non è la destinazione più adatta.
Per la sosta camper, valutate bene ciò che vi serve: l’Area Sosta La Pineta è comoda per raggiungere il mare a piedi e vivere qualche giorno tranquillo, ma ricordatevi che le docce sono a pagamento e che l’amperaggio è limitato a 3 ampere.
Portate biciclette se le avete, perché sono molto utili per muoversi nei dintorni e raggiungere i punti vendita locali senza usare il camper.
E soprattutto portatevi un po’ di tempo.
Perché questa non è una zona da consumare in fretta.
È una zona da vivere lentamente.
Conclusione
Dopo Tarquinia, questi giorni sulla costa della Maremma laziale sono stati una pausa semplice e rigenerante.
Pescia Romana e Montalto di Castro ci hanno regalato mare, natura, camminate, pedalate, sapori buoni e quella libertà un po’ essenziale che cerchiamo spesso nei nostri viaggi in camper.
Non è stato un soggiorno da effetti speciali.
Ed è proprio questo che ce lo ha fatto apprezzare.
Perché ogni tanto, per stare bene, serve davvero poco: un camper fermo all’ombra, il mare vicino, una grigliata, un bicchiere di vino e la voglia di rallentare.
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Tarquinia in camper: dal mare alla necropoli etrusca, fino al centro storico

Nella Maremma laziale una sorpresa tra mare e storia
di Marzia Mazzoni
Tarquinia era una di quelle tappe che avevamo messo in programma con la curiosità di chi sa già di trovare qualcosa di interessante, ma senza immaginare fino in fondo quanto ci avrebbe conquistati.
Siamo nella Maremma laziale, in provincia di Viterbo, in un territorio dove il mare è vicino, la storia è antichissima e il centro storico conserva ancora quell’atmosfera autentica dei luoghi che non hanno bisogno di effetti speciali per farsi ricordare.
Tarquinia è famosa soprattutto per la sua anima etrusca, per la Necropoli dei Monterozzi e per il Museo Archeologico Nazionale, ma ridurla soltanto a questo sarebbe un peccato.
Perché Tarquinia è anche mare, saline, natura, porto antico, vicoli medievali, panorami, saliscendi, botteghe, profumo di pesce fresco e quella piacevole sensazione di viaggio lento che in camper si apprezza ancora di più.
Noi l’abbiamo vissuta così: con il camper parcheggiato fuori dal centro, le biciclette pronte, un anniversario da festeggiare in modo semplice ma speciale e la voglia di scoprire un pezzetto di Lazio che ci ha lasciato davvero un bel ricordo.
Cosa vedere a Tarquinia: il nostro itinerario in camper
Tarquinia è una meta perfetta per chi ama costruire un itinerario vario, senza fermarsi alla sola “attrazione principale”.
Noi abbiamo scelto di viverla partendo dal suo lato più naturale e marino, per poi entrare nel cuore della storia etrusca e concludere con la visita del centro storico.
Il nostro itinerario è stato questo:
-
Tarquinia Lido;
-
le Saline, porto Clementino e l’area dell’antica Gravisca;
-
la Necropoli dei Monterozzi;
-
il centro storico;
-
il Museo Archeologico Nazionale.
È stato un percorso molto bello perché ci ha permesso di scoprire Tarquinia per gradi: prima il mare e il paesaggio costiero, poi il silenzio profondo delle tombe etrusche, infine il fascino del centro storico, con i suoi scorci medievali e i suoi palazzi.
Tarquinia Lido: il volto marino della città

La nostra scoperta di Tarquinia è iniziata dal suo lato più vicino al mare.
Tarquinia Lido ha un’atmosfera completamente diversa rispetto al centro storico: più distesa, più balneare, più quotidiana. Non è il borgo arroccato, non è la necropoli, non è il museo. È un altro tassello del territorio, utile per capire quanto Tarquinia sia varia.
Qui si respira un ritmo più lento, soprattutto fuori stagione, quando il Lido si svuota un po’ e diventa piacevole passeggiare senza la confusione dei mesi più caldi.
Per chi viaggia in camper, Tarquinia Lido può essere interessante sia come punto mare sia come zona da raggiungere in bici o scooter, se si ha una sosta fuori dal centro.
Non aspettatevi però un unico “centro” raccolto come nel borgo storico. Il Lido va vissuto in modo più libero: una passeggiata, il mare, le Saline, qualche scorcio, magari una sosta per respirare aria buona prima di proseguire con il resto dell’itinerario.
Le Saline di Tarquinia: natura, silenzio e pazienza

Tra i luoghi che abbiamo voluto inserire nella nostra visita ci sono state le Saline, una zona naturale molto interessante e diversa dal resto del viaggio.
Le Saline di Tarquinia rappresentano un ambiente delicato, importante per l’avifauna e per il paesaggio costiero. Non sono un luogo da visitare con l’idea del “mordi e fuggi”, ma uno spazio da osservare con calma.
Noi ci siamo arrivati con la voglia di vedere anche questo lato più naturale e silenzioso di Tarquinia. Non sempre la natura si concede come nelle cartoline: i fenicotteri, per esempio, non li abbiamo visti. Ma anche questo fa parte del viaggio vero, quello senza aspettative costruite a tavolino.
Le Saline vanno vissute così: con calma, con rispetto, sapendo che non sono un parco divertimenti, ma un ambiente dove l’osservazione richiede pazienza.
Pensate che le Antiche Saline di Tarquinia sono state il suggestivo set di diverse produzioni cinematografiche e televisive. L'esempio più famoso è il capolavoro televisivo "Le avventure di Pinocchio" (1972) diretto da Luigi Comencini chi ha più o meno la nostra età, lo ricorderà sicuramente, mentre più di recente l'area ha fatto da sfondo al film "La chimera" (2023) di Alice Rohrwacher.
A volte il viaggio non è solo quello che si vede, ma anche quello che si impara ad aspettare.
Porto Clementino e l’antica Gravisca: Tarquinia e il suo rapporto con il mare

Dopo le Saline, il racconto di Tarquinia continua naturalmente verso il suo rapporto con il mare e con la storia antica.
Un elemento interessante della zona costiera è infatti il legame con l’antica Gravisca, il porto della Tarquinia etrusca e poi romana.
Oggi, nella zona di Tarquinia Lido, si possono ritrovare tracce e suggestioni di questo rapporto antico tra la città e il mare. È un aspetto che spesso passa in secondo piano rispetto alla necropoli e al museo, ma che secondo noi completa bene il racconto del territorio.
Tarquinia non era una città isolata sulla collina: aveva un dialogo continuo con la costa, con gli scambi, con il Mediterraneo.
Visitare anche la parte marina aiuta a leggere meglio tutto il contesto e a capire che Tarquinia non è fatta di un solo volto, ma di tanti livelli diversi.
La Necropoli dei Monterozzi: emozione pura sotto la terra

Dopo il mare, le Saline e il porto antico, siamo entrati nel cuore più famoso e potente di Tarquinia: la Necropoli dei Monterozzi.
La visita alla Necropoli è stata uno dei momenti più intensi del nostro passaggio in città.
Non bisogna immaginare la classica area archeologica fatta solo di pietre e ruderi. Qui l’esperienza è diversa: si scende nelle tombe, si osservano le pitture, si entra idealmente nelle case dell’aldilà degli Etruschi.
La Necropoli dei Monterozzi è uno dei luoghi più importanti per conoscere la civiltà etrusca ed è inserita, insieme a Cerveteri (visitata nel 2015 – trovi il diario di viaggio → Lago di Bracciano in camper "fascino naturale"), nel Patrimonio Mondiale UNESCO.
Quello che colpisce, però, non sono solo i numeri o il valore storico. È la sensazione.
Entrare in quelle tombe dipinte significa avvicinarsi a un mondo lontanissimo, ma ancora sorprendentemente umano. Scene di banchetti, danze, animali, colori, gesti quotidiani: tutto racconta una civiltà che aveva un rapporto fortissimo con la vita, con la morte e con il ricordo.
È una visita che consigliamo anche a chi pensa di non essere particolarmente appassionato di archeologia. Perché qui non si tratta solo di “vedere reperti”, ma di vivere un’esperienza.
La visita richiede un po’ di attenzione: si entra e si esce dalle varie tombe, alcune sono accessibili tramite scale, e non tutte sono sempre aperte contemporaneamente. Meglio quindi arrivare con calma, senza aspettarsi una visita frettolosa.
Il centro storico di Tarquinia: molto più bello di quanto immaginassimo

Dopo la Necropoli, abbiamo completato la nostra visita entrando nel centro storico.
Ed è stata un’altra bellissima sorpresa.
Tarquinia non è solo “la città degli Etruschi”: è anche un borgo elegante, scenografico, ricco di scorci e di angoli che raccontano epoche diverse.
Passeggiando tra le sue vie si incontrano torri, palazzi storici, piazze, chiese e punti panoramici che aprono lo sguardo verso la campagna e verso il mare.
Il bello di Tarquinia è che non va visitata con fretta. È una di quelle località dove conviene camminare, perdersi un po’, alzare lo sguardo, fermarsi davanti a un portale, a una facciata, a una via laterale che magari non avevi previsto ma che ti invita a entrare.
Il centro storico conserva ancora una forte identità medievale e si presta benissimo a una passeggiata senza un programma troppo rigido. Certo, qualche saliscendi c’è, quindi scarpe comode e voglia di camminare sono indispensabili.
Tra i luoghi che meritano attenzione c’è sicuramente Santa Maria in Castello*, una chiesa romanica affascinante, leggermente defilata rispetto al cuore più frequentato del centro. È uno di quei posti che sembrano custodire il silenzio e che fanno capire quanto Tarquinia abbia una stratificazione storica importante, non limitata soltanto al periodo etrusco.
*La Chiesa di Santa Maria in Castello (dichiarata Monumento Nazionale dal 1975) è generalmente aperta al pubblico, ma con orari limitati. L'edificio è gestito dalla parrocchia locale ed è visitabile soprattutto la domenica
Il centro storico ci è piaciuto proprio per questo: perché è vivo, ma non caotico; importante, ma non pretenzioso; ricco di storia, ma ancora molto autentico.
Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia: per completare il racconto degli Etruschi

La visita del centro storico permette anche di inserire una tappa fondamentale: il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.
Il museo si trova nello splendido Palazzo Vitelleschi, uno degli edifici più rappresentativi del centro storico e già da solo merita la visita.
Entrando nelle sale si incontra il mondo etrusco attraverso sarcofagi, reperti, ceramiche, decorazioni e testimonianze che aiutano a dare un volto più concreto a questa civiltà così affascinante.
Tra i simboli più celebri conservati al museo ci sono i Cavalli Alati, uno dei capolavori più noti dell’arte etrusca e sicuramente una delle immagini che restano più impresse.
Noi ci siamo arrivati dopo una sosta golosa, perché prima del museo abbiamo mangiato una pizza da Napule E’. Una soluzione pratica, informale e perfetta per poi proseguire con la visita senza appesantirsi troppo.
Il museo secondo noi completa benissimo la visita alla necropoli. Se le tombe dipinte emozionano, il museo aiuta a mettere ordine, a capire meglio il contesto e a dare un senso più ampio a ciò che si è visto.
Visitare Tarquinia in camper: dove sostare tra centro storico, necropoli e Lido

Tarquinia è una meta molto interessante da visitare in camper, ma richiede un minimo di organizzazione, perché le zone da vedere non sono tutte nello stesso punto.
Da una parte c’è il centro storico, arroccato e ricco di saliscendi; poi c’è la zona della Necropoli dei Monterozzi; infine c’è Tarquinia Lido, con il mare, le Saline e l’atmosfera più balneare.
Per questo motivo, prima di arrivare, è utile capire bene che tipo di sosta si cerca: più comoda per il centro e la necropoli, più vicina al mare, oppure più tranquilla e adatta a fermarsi qualche giorno.
Noi vi raccontiamo le possibilità che abbiamo valutato e quella che abbiamo scelto.
📍 Agricampeggio Il Poderino: la soluzione scelta da noi - Strada del Poderino, 98
Per il nostro soggiorno abbiamo scelto l’Agricampeggio Il Poderino, una soluzione che ci è piaciuta molto perché tranquilla, bella e ben gestita.
Non si trova in centro a Tarquinia, quindi è particolarmente comodo se si dispone di biciclette, e-bike o scooter. Noi ci siamo organizzati proprio così, lasciando il camper fermo e muovendoci in bici per raggiungere le varie zone di visita.
È una scelta che consigliamo a chi cerca una sosta più rilassata e non ha l’esigenza di essere a due passi dal centro storico. Bisogna però mettere in conto che, per visitare Tarquinia, serve organizzarsi con un mezzo alternativo o avere voglia di pedalare/camminare.
Il Poderino è fuori Tarquinia, ma proprio questa posizione lo rende piacevole per chi vuole fermarsi con più calma, lontano dal traffico e dalla confusione.
Per noi è stata la scelta giusta perché avevamo le bici e volevamo vivere Tarquinia con tempi lenti, senza spostare continuamente il camper.
📍 Parcheggio camper presso la Necropoli di Tarquinia – via Monterozzi 84
Un’altra possibilità è il parcheggio camper nella zona della Necropoli dei Monterozzi, comodo soprattutto per chi vuole visitare l’area archeologica e magari raggiungere anche il centro storico utilizzando bici, e-bike e/o scooter.
Da quanto segnalato, si tratta di un parcheggio con camper service gratuito. Può essere una soluzione pratica per una visita culturale, in particolare se l’obiettivo principale è vedere la necropoli e il Museo Archeologico.
Come sempre, prima di organizzare la sosta, consigliamo di verificare sul posto eventuali aggiornamenti su accessibilità, servizi, regolamenti e stato del camper service.
📍 Parcheggio camper a Tarquinia Lido - Via Filippo Giorgi, 6
Per chi preferisce stare vicino al mare, a Tarquinia Lido è presente un parcheggio camper a pagamento, senza servizi.
È una soluzione più adatta a chi vuole vivere il lato balneare di Tarquinia, fare una passeggiata al Lido, raggiungere le Saline o semplicemente fermarsi vicino al mare.
Non è però la scelta più comoda se l’obiettivo principale è visitare il centro storico o la necropoli, perché in quel caso bisogna prevedere uno spostamento.
Può invece essere una buona opzione per chi vuole dedicare più tempo alla costa.
📍 Sosta nei parcheggi del Lido in bassa stagione
A Tarquinia Lido, soprattutto in bassa stagione, può capitare che la sosta camper venga tollerata anche in alcuni parcheggi ordinari.
Questa però non va considerata come una regola garantita o come un diritto acquisito: dipende dal periodo, dalla presenza di divieti, dall’affollamento, da eventuali ordinanze e dal buon senso di chi sosta.
Il nostro consiglio è sempre lo stesso: controllare bene la segnaletica, evitare comportamenti da campeggio fuori dalle aree consentite, non aprire tendalini o tavoli dove non previsto e lasciare il posto meglio di come lo si è trovato.
La sosta libera o tollerata può essere una comodità, ma va sempre gestita con rispetto, perché basta poco per rovinare la reputazione di tutti i camperisti.
Quale sosta scegliere a Tarquinia?
Secondo noi la scelta dipende dal tipo di visita che si vuole fare.
Se si vuole vivere Tarquinia con più calma, fermandosi qualche giorno e muovendosi in bici o scooter, l’Agricampeggio Il Poderino è stata per noi una soluzione molto piacevole.
Se invece si vuole fare una scelta più economica e “mordi e fuggi”, il parcheggio camper presso la Necropoli può essere più pratico ma serve comunque bici o scooter per muoversi.
Se l’obiettivo è mare, relax e Saline, allora meglio orientarsi verso Tarquinia Lido, tenendo però presente che il parcheggio camper a pagamento risulta senza servizi (e non si può aprire il tendalino).
In ogni caso, Tarquinia si presta bene a una visita in camper, purché si arrivi già con le idee chiare: non è una meta “tutto a portata di mano”, ma proprio per questo permette di costruire un piccolo itinerario molto vario tra storia, archeologia, centro storico, mare e natura.
Il nostro anniversario in camper a Tarquinia

Tarquinia per noi è stata anche la tappa di un anniversario.
E come si festeggia un anniversario quando si viaggia in camper? Nel nostro caso, senza ristorante elegante, senza abiti da sera, senza grandi formalità. Ma con una cena speciale, preparata a modo nostro.
Abbiamo comprato il pesce alla Pescheria L’Ancora Rosa di Tarquinia Lido, dove abbiamo trovato anche piatti pronti davvero buonissimi. Una di quelle soluzioni perfette per chi viaggia in camper: qualità, praticità e la possibilità di mangiare bene senza dover per forza andare al ristorante.
Per il dolce, invece, ci siamo affidati a Belle Hélène, una pasticceria nel centro di Tarquinia che ci ha colpito per la cura e per la ricerca di prodotti di stagione.
Il risultato? Un anniversario semplice, intimo e bellissimo. Di quelli che forse non finiscono sulle riviste patinate, ma restano nella scatola di ricordi proprio perché sono autentici.
Camper fermo, tavola apparecchiata, pesce buono, dolci speciali e quella sensazione meravigliosa di essere esattamente dove volevamo essere.
A volte non servono grandi programmi per creare un momento speciale. Basta il posto giusto, il tempo giusto e la libertà che solo il camper sa regalare.
Dove mangiare a Tarquinia: qualche indirizzo provato e segnato

Durante il nostro soggiorno a Tarquinia abbiamo provato e segnato alcune soluzioni pratiche.
Napule E’ – piazza Cavour - Tarquinia
Ci siamo fermati qui per mangiare una pizza prima della visita al Museo Archeologico. Una soluzione informale, comoda e adatta a una pausa senza troppe complicazioni.
Pescheria L’Ancora Rosa – viale dei Navigatori – Lido di Tarquinia
Ottima soluzione per chi viaggia in camper e vuole mangiare pesce senza andare necessariamente al ristorante. Noi abbiamo acquistato piatti pronti molto buoni per la nostra cena di anniversario.
Belle Hélène – Via Giuseppe Garibaldi 12 - Tarquinia
Pasticceria curata, con attenzione ai prodotti di stagione. Per noi è stata la scelta perfetta per completare la cena speciale in camper.
Naturalmente, come sempre, consigliamo di verificare giorni e orari di apertura, soprattutto fuori stagione o nei giorni festivi.
Quanto tempo dedicare a Tarquinia
Secondo noi Tarquinia non è una località da liquidare in mezza giornata.
Se si vuole vedere solo la necropoli, certo, si può fare anche una visita veloce. Ma sarebbe riduttivo.
Per apprezzarla davvero, noi consigliamo almeno due giorni pieni, così da organizzare con calma:
-
Tarquinia Lido con relax in spiaggia
-
Saline, porto Clementino e zona dell’antica Gravisca;
-
Necropoli dei Monterozzi (circa 1 ora e mezza – 2 ore)
-
centro storico;
-
Museo Archeologico Nazionale (in media 1 ora e mezza)
-
eventuale giro in bici nella zona costiera.
Con tre giorni si riesce a vivere tutto con ancora più tranquillità, soprattutto se si viaggia in camper e si vuole lasciare spazio anche ai tempi lenti: una spesa in pescheria, un dolce speciale, una passeggiata senza programma, una cena sotto il tendalino.
Tarquinia dà il meglio quando non la si tratta solo come una tappa tecnica o come una visita archeologica da spuntare.
Consigli pratici per visitare Tarquinia in camper
Tarquinia è una meta molto interessante per chi viaggia in camper, ma richiede un minimo di organizzazione.
Il centro storico non è il luogo ideale in cui muoversi con un mezzo grande, quindi conviene scegliere una sosta esterna e poi spostarsi a piedi, in bici, con scooter o con altri mezzi.
Se avete biciclette o e-bike, potete organizzare un itinerario molto piacevole, ma bisogna considerare che il territorio non è completamente pianeggiante. Nulla di impossibile, ma qualche tratto richiede un po’ di fiato, soprattutto nelle giornate calde.
Per le visite culturali, meglio controllare sempre in anticipo orari, aperture e biglietti aggiornati del Museo Archeologico e della Necropoli, perché possono variare in base alla stagione, ai giorni festivi o a eventuali lavori e allestimenti (noi abbiamo usufruito dell’ingresso gratuito in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno!).
Per la zona del Lido e delle Saline, invece, il consiglio è di arrivare senza aspettative troppo rigide. Sono luoghi da vivere con calma, magari fuori stagione, quando il territorio mostra il suo lato più silenzioso.
Perché Tarquinia ci è piaciuta così tanto
Tarquinia ci è piaciuta perché è una meta completa.
Ha il mare, le Saline e il porto antico, ma anche la storia antichissima degli Etruschi. Ha una necropoli unica, ma anche un centro storico piacevole da vivere. Ha il museo, ma anche la semplicità di una cena in camper con pesce comprato in pescheria e dolci scelti con cura.
È una destinazione che consigliamo a chi ama viaggiare senza limitarsi alla “cosa famosa da vedere”, ma vuole costruire un piccolo itinerario fatto di esperienze diverse.
Tarquinia è perfetta per un weekend lungo, per una tappa all’interno di un viaggio nella Maremma laziale o per una sosta più lenta tra cultura, natura e mare.
E forse il suo bello è proprio questo: pensi di andarci per gli Etruschi, poi scopri che ti resta nel cuore anche per tutto il resto.
In conclusione
Il nostro viaggio a Tarquinia in camper è stato un intreccio di mare, natura, storia, buon cibo e momenti personali.
Abbiamo iniziato dal Lido, dalle Saline e dal rapporto antico di Tarquinia con il mare. Poi siamo entrati nel mondo etrusco con la Necropoli dei Monterozzi e infine abbiamo completato la visita con il centro storico e il Museo Archeologico Nazionale.
In mezzo, abbiamo festeggiato il nostro anniversario in camper con una cena semplice ma speciale: pesce acquistato in pescheria, dolci scelti con cura e quella libertà che rende ogni viaggio diverso dall’altro.
Tarquinia è una di quelle mete che meritano più attenzione di quanto spesso si pensi. Non è solo una visita archeologica, non è solo una località di mare, non è solo una tappa lungo la strada.
È un piccolo viaggio dentro tanti mondi diversi.
E in camper, secondo noi, si gusta ancora meglio.
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Giardino dei Tarocchi a Capalbio: quando l’arte diventa esperienza, emozione e rinascita

A Capalbio: un viaggio nell’arte visionaria di Niki de Saint Phalle
di Marzia Mazzoni
Da Capalbio borgo al Giardino dei Tarocchi: pochi chilometri e un cambio di mondo...
Al mattino avevamo visitato il delizioso borgo di Capalbio, con le sue mura, i vicoli, gli scorci sulla Maremma e quell’atmosfera elegante e raccolta che lo rende uno dei borghi più affascinanti della Toscana.
Nel pomeriggio, invece, ci siamo spostati di pochi chilometri, circa 8, per raggiungere un luogo completamente diverso, ma altrettanto sorprendente: il Giardino dei Tarocchi, in località Garavicchio.
Ed è stato come cambiare dimensione.
Dal silenzio ordinato del borgo medievale siamo passati ad un universo visionario fatto di colori, specchi, mosaici, forme monumentali e simboli. Un luogo che non si limita a farsi guardare, ma ti avvolge, ti provoca, ti incuriosisce e, in qualche modo, ti costringe anche a fermarti.
Per noi è stata un’esperienza straordinaria.
Che cos’è il Giardino dei Tarocchi

Il Giardino dei Tarocchi è un grande parco artistico ideato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, che qui ha dato forma a una delle opere più importanti e personali della sua vita. Nell'immagine sopra è raccontata la storia come è nato questo progetto, la troverete all'inizio del giardino.
Le sculture sono ispirate ai 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi, ma attenzione: non bisogna immaginare questo luogo come qualcosa legato banalmente alla previsione del futuro. Qui i Tarocchi diventano simboli, archetipi, immagini interiori. Parlano di forza, giustizia, trasformazione, energia, conoscenza, paura, rinascita.
Ogni figura sembra raccontare qualcosa, anche quando non la si comprende subito.
È un giardino da attraversare con gli occhi, certo, ma anche con la disponibilità a lasciarsi sorprendere.
Un luogo dove l’arte diventa messaggio terapeutico

La cosa che ci ha colpiti di più non è stata soltanto la bellezza scenografica del Giardino, anche se quella è indiscutibile. Lo sguardo e l’obiettivo non sa dove puntare, si vorrebbe fotografare tutto nei minimi dettagli.
Ma ciò che resta addosso è la sensazione di trovarsi dentro un mondo interiore reso visibile.
Niki de Saint Phalle ha trasformato materia, colore, specchi, ceramiche e cemento in un linguaggio potentissimo. Le sue opere non sono “gentili” nel senso più classico del termine: sono imponenti, sensuali, simboliche, a volte quasi spiazzanti. Ma proprio per questo arrivano dritte.
In questo luogo l’arte sembra diventare una forma di liberazione.
Un modo per trasformare ferite, paure, sogni, visioni e desideri in qualcosa di concreto, luminoso, attraversabile.
E forse è proprio qui che il Giardino dei Tarocchi diventa qualcosa di più di una semplice visita turistica: diventa un’esperienza emotiva.
Non ti dice cosa devi pensare.
Non ti accompagna con spiegazioni continue
Ti lascia libero di interpretare.
E ognuno, davanti a quelle forme gigantesche, ai riflessi degli specchi, ai dettagli dei mosaici, può trovare qualcosa di diverso: stupore, inquietudine, meraviglia, leggerezza, energia.
Le opere: colore, simboli e stupore

Il percorso si sviluppa tra sculture monumentali immerse nella vegetazione. Alcune si osservano dall’esterno, altre si attraversano, altre ancora si scoprono poco alla volta, camminando.
Ci sono figure enormi, superfici ricoperte di specchi, ceramiche colorate, frammenti lucenti che cambiano a seconda della luce. Ogni dettaglio meriterebbe tempo: un volto, una mano, un animale, una decorazione, un riflesso improvviso.
La sensazione è quella di trovarsi dentro un sogno artistico, dove nulla è casuale, ma tutto resta aperto all’interpretazione.
Attenzione!
Non è un museo tradizionale.
Non è un parco giochi.
Non è un semplice giardino decorativo.
È un’opera d’arte abitabile, visionaria, profondamente personale.
Quanto tempo serve per visitare il Giardino dei Tarocchi
Per visitarlo con calma consigliamo di considerare almeno un paio d’ore.
Certo, si può attraversare anche più velocemente, ma sarebbe un peccato. Il bello del Giardino dei Tarocchi è fermarsi, osservare i dettagli, cambiare punto di vista, lasciarsi sorprendere dai riflessi e dalle forme.
Noi suggeriamo di non inserirlo come tappa “mordi e fuggi”, ma di dedicargli il giusto spazio, soprattutto se lo si abbina alla visita di Capalbio nella stessa giornata.
L’abbinamento Capalbio borgo al mattino e Giardino dei Tarocchi nel pomeriggio, secondo noi, funziona molto bene.
Informazioni pratiche per la visita
Il Giardino dei Tarocchi si trova in località Garavicchio, nel comune di Capalbio, in provincia di Grosseto.
Sito ufficiale → https://ilgiardinodeitarocchi.it/
Ogni anno è aperto dal 1° Aprile al 15 Ottobre, quindi è importante organizzare bene la visita. Prima di partire, consigliamo sempre di controllare il sito ufficiale per verificare giorni, orari aggiornati, eventuali chiusure straordinarie, modalità di accesso e acquisto dei biglietti.
L’ingresso è contingentato per tutelare le opere e garantire una migliore fruizione del luogo, quindi è preferibile acquistare il biglietto online in anticipo.
Orari: tutti i giorni dalle 14:30 alle 19:30. L'ultimo ingresso è alle 18:15 (o alle 17:00 per i non prenotati in alta stagione).
Un consiglio molto semplice: non arrivate troppo tardi. Anche se l’apertura pomeridiana può sembrare comoda, il tempo passa velocemente, soprattutto se amate fotografare, osservare i dettagli e vivere la visita senza fretta.
Giardino dei Tarocchi in camper: dove sostare

📍 Per chi arriva in camper, nei pressi del Giardino è presente un parcheggio utilizzabile per la visita, ma va considerato come soluzione solo diurna.
Non è un’area camper attrezzata e non va inteso come punto sosta per la notte. È comodo per visitare il Giardino dei Tarocchi durante l’orario di apertura, ma per dormire è meglio organizzarsi altrove, scegliendo un’area sosta o una struttura adatta ai camper nei dintorni.
Come sempre, quando si viaggia in camper, è bene verificare in anticipo eventuali regolamenti, divieti, limiti di accesso o variazioni stagionali.
Consigli utili prima di entrare
Per godersi al meglio la visita consigliamo scarpe comode, soprattutto perché il percorso si sviluppa all’aperto e richiede un po’ di cammino.
In estate può fare caldo, quindi meglio portare acqua, cappello e protezione solare. Allo stesso tempo, il pomeriggio può regalare una luce bellissima sui mosaici e sugli specchi, rendendo l’esperienza ancora più suggestiva.
Se amate fotografare, preparatevi: ogni angolo offre uno spunto. Ma il nostro consiglio è di non vivere tutto solo attraverso lo schermo del telefono. Fermatevi anche senza fotografare. Guardate i dettagli, entrate nelle forme, osservate i riflessi.
Il Giardino dei Tarocchi va visto, ma soprattutto va sentito.
Perché inserirlo in un itinerario a Capalbio
Secondo noi, il Giardino dei Tarocchi completa perfettamente una giornata dedicata a Capalbio.
Il borgo racconta la Maremma più storica, elegante e panoramica.
Il Giardino, invece, racconta una Maremma visionaria, artistica, quasi onirica.
Sono due esperienze molto diverse, ma proprio per questo si bilanciano bene.
Al mattino il borgo, con le sue pietre, le mura e i panorami.
Nel pomeriggio il Giardino, con i suoi colori, i simboli e la forza creativa di Niki de Saint Phalle.
Una giornata intensa, ma davvero ricca.
La nostra esperienza
Siamo arrivati al Giardino dei Tarocchi dopo aver visitato Capalbio e, sinceramente, non sapevamo fino in fondo cosa aspettarci.
Avevamo visto immagini, ne avevamo sentito parlare, certo. Conoscevamo la sua fama. Sapevamo che fosse un luogo particolare.
Ma esserci dentro è un’altra cosa.
Le fotografie raccontano i colori, ma non restituiscono completamente l’energia del luogo. Non spiegano quella sensazione di entrare in un mondo parallelo, dove l’arte diventa materia viva, linguaggio personale, messaggio di libertà.
Per noi è stata un’esperienza straordinaria perché ci ha sorpresi, coinvolti e anche un po’ spiazzati.
E quando un luogo riesce a fare questo, vuol dire che ha lasciato un segno.
In conclusione

Il Giardino dei Tarocchi non è una visita per tutti nello stesso modo.
C’è chi lo amerà per i colori.
Chi per le fotografie.
Chi per la stranezza delle forme.
Chi per il legame con i Tarocchi.
Chi per la storia dell’artista.
Chi, semplicemente, perché si sentirà dentro un sogno.
Noi lo abbiamo vissuto come un luogo unico, dove l’arte diventa esperienza, simbolo, emozione e forse anche un piccolo strumento di cura.
Se state organizzando un itinerario tra Capalbio, la Maremma e le terre di confine tra Toscana e Lazio, secondo noi merita davvero di essere inserito.
Non solo per vederlo.
Ma per attraversarlo.
E lasciarsi attraversare...
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